Monthly Archives: Dicembre 2016

Entusiasmante risultato per il NO a Latina

Latina,

E’ stata la VITTORIA del POPOLO ITALIANO…BELLI FIERI LIBERI! Una grande prova di orgogllio del popolo italiano e il grande flop di chi pensava di “comprarlo” Bisogna guardare con attenzione il voto dei giovani, hanno dimostrato che non seguono le logiche clientelari e di sottomissione ai poteri forti…ma hanno dimostrati di essere “ribelli e rivoluzionari” La grande partecipazione popolare che c’è stata a Latina e provincia dimostra quanto grande sia la voglia dei cittadini di esprimersi nelle scelte politiche. In particolare nella nostra provincia la vittoria del NO ha raggiunto il 68,67% attestandosi come la percentuale più alta di tutto il Lazio. Un dato estremamente importante che premia la grandissima e straordinaria campagna elettorale di “NOI CON SALVINI” fatta sul territorio con iniziative e presenze dove altri non si sono resi protagonisti. Il Popolo ha detto un sonoro no ad una pessima riforma costituzionale, all’arroganza della politica di Renzi , ma anche una sonora bocciatura a Zingaretti e delle forze politiche che lo sostengono in regione che tanto si sono spese per la vittoria del SÌ. Da qui proseguiremo nella nostra azione politica per rafforzare sempre di più il nostro progetto e per contribuire a costruire un futuro migliore per l’Italia.

“ Queste le dichiarazioni in una nota congiunta Francesco Zicchieri coordinatore provinciale NCS Latina, Se. Gian Marco Centinaio Capo Gruppo LN-NCS coordinatore regionale NCS Lazio, On Barbara Saltamartini Ln-NCS Vice Presidente dei deputati NCS

“Qui e ora” è al Teatro Ambra Jovinelli

listener-2

di Veronica Meddi – Sarà in scena al Teatro Ambra Jovinelli – dal 15 al 21 dicembre –  “Qui e Ora”, uno degli spettacoli cult di Mattia Torre, autore tra i più amati e apprezzati del nostro paese. Protagonisti Paolo Calabresi e Valerio Aprea.

 Un incidente appena avvenuto in una strada secondaria di un’isolata periferia romana, vicina al grande raccordo anulare, completamente deserta, senza passanti né case, nei campi, nel nulla. Due scooter di grossa cilindrata subito dopo l’impatto, il primo ribaltato, idealmente conficcato a terra, il secondo irriconoscibile, un disastro di lamiere ancora fumanti. Un incidente importante. A terra, a pochi metri l’uno dall’altro, due uomini sulla quarantina; il primo immobile, potrebbe essere morto, l’altro piano muove un piede, a fatica si alza. E anche il primo apre gli occhi. Avrebbero bisogno di aiuto ma non lo avranno, avrebbero bisogno di cure ma i soccorsi non arriveranno prima di un’ora e mezza. Intorno a loro, per loro, niente e nessuno. 

Note di regia

In un Paese dove se fai un incidente con qualcuno, a parità di torto o di ragione, quello è già un tuo nemico, “Qui e ora” racconta lo scontro tra due individui sopravvissuti a un incidente in scooter, alla periferia estrema di una grande città, nella sfiduciata attesa dei soccorsi, che infatti non arrivano.

Nel loro scontro si esprime il cinismo e il senso di lotta dell’Italia di oggi, questo Paese sempre idealmente a un passo dalla guerra civile, in cui la cattiva amministrazione finisce per generare sfiducia non solo dei cittadini verso le istituzioni, ma anche tra cittadini e cittadini, in un clima sempre più teso e violento, che trova il suo apice nella grande città.

Nell’ora e dieci di attesa dei soccorsi, che è il tempo teatrale della vicenda, “Qui e ora” racconta un ansiogeno e violento, comico duello metropolitano tra due uomini che hanno bisogno di cure e non le avranno, e che pur essendo entrambi vittime della ferocia dei nostri tempi, si riconoscono come nemici: il primo ha di sé l’immagine di un uomo straordinario, ma non lo è; l’altro saprebbe accontentarsi della propria ordinarietà, ma non lo farà.

Nell’attuale grande vuoto sociale, culturale e politico, tra le possibili derive c’è un senso di inadeguatezza che porta a perdersi (come nel caso di Claudio Aliotta, interpretato da Valerio Aprea) o il cinismo e la ferocia che portano al male (come per Aurelio Sampieri, interpretato da Paolo Calabresi).

Come nell’esperienza di “Boris”, ancora una volta grande merito della realizzazione del progetto va agli attori, qui non solo talentuosi interpreti di un atto unico molto performativo e senza paracadute, ma anche, in fondo, per il livello di condivisione, soci d‘impresa; e ai produttori Marco Balsamo e Fabrizia Pompilio per la vitalità, l’energia e l’importanza del loro lavoro.

A dimostrazione che anche in un Paese complicato e in crisi come il nostro, il teatro può e deve, militando, lanciare grida disperate, esorcizzare fatti terribili, e lanciare taciti giocosi inviti alla concordia.

 Mattia Torre

 La Direttrice Artistica del Teatro Ambra Jovinelli, Fabrizia Pompilio e la Nuovo Teatro diretta da Marco Balsamo – nella stagione 2016/2017 hanno deciso di dedicare una monografia a Mattia Torre – uno degli autori più apprezzati del nostro paese.

Tre saranno gli spettacoli cult da lui scritti e diretti in scena in questa stagione: “Migliore”, “4 5 6” e “Qui e Ora”. Proprio quest’ultimo apre questo ciclo di appuntamenti.

La monografia dedicata a Mattia Torre è solo l’inizio di una collaborazione tra l’autore, il Teatro Ambra Jovinelli e la Nuovo Teatro. Sarà presentato infatti il prossimo anno un progetto speciale, completamente nuovo, che vedrà Mattia Torre protagonista. Sarà un progetto trasversale che unirà televisione, editoria e teatro.

Al Teatro Sistina il “Caravaggio” di Sgarbi

 

listener-1

di Veronica Meddi – Vittorio Sgarbi arriva al Teatro Sistina di Roma da venerdì 9 a domenica 11 dicembre e ci condurrà, attraverso la vita e la pittura rivoluzionaria di Michelangelo Merisi, in uno spettacolo teatrale arricchito dalla musica di Valentino Corvino, e dalle immagini delle opere più rappresentative del pittore lombardo curate dal visual artist Tommaso Arosio. La regia è di Angelo Generali.


listener

“Caravaggio è doppiamente contemporaneo. È contemporaneo perché c’è, perché viviamo contemporaneamente alle sue opere che continuano a vivere; ed è contemporaneo perché la sensibilità del nostro tempo gli ha restituito tutti i significati e l’importanza della sua opera. Non sono stati il Settecento o l’Ottocento a capire Caravaggio, ma il nostro Novecento. Caravaggio viene riscoperto in un’epoca fortemente improntata ai valori della realtà, del popolo, della lotta di classe. Ogni secolo sceglie i propri artisti. E questo garantisce un’attualizzazione, un’interpretazione di artisti che non sono più del Quattrocento, del Cinquecento e del Seicento ma appartengono al tempo che li capisce, che li interpreta, che li sente contemporanei. Tra questi, nessuno è più vicino a noi, alle nostre paure, ai nostri stupori, alle nostre emozioni, di quanto non sia Caravaggio.”

(Vittorio Sgarbi)

Che fiaba splendida “L’albero di Rodari”!

listenerdi Veronica Meddi – Perdersi tra le pagine dolci e incantate che la penna di Gianni Rodari ha dedicato al Natale, al Capodanno e all’Epifania, con L’Albero di Rodari che la Piccola Compagnia del Piero Gabrielli porta in scena dal 10 dicembre al 6 gennaio nella Sala Squarzina del Teatro Argentina.

Le letture di fiabe e filastrocche drammatizzate dalla regia di Roberto Gandini e adattate da Attilio Marangon prendono vita per la gioia dei più piccoli che, insieme al pubblico dei più grandi, potranno lasciarsi rapire da un universo di fiaba, magici incanti e ricordi lontani. Storie di gioia e felicità, ma anche di solidarietà estrema. Soffici riflessioni sul rispetto dei diritti dei più piccoli. Come quella di un tenero nonno alla ricerca dei giocattoli per i suoi nipotini che si imbatterà in un ambiguo Mefistofele alle prese con un marchingegno che fa scomparire oggetti e persone non graditi ai bambini. O la tenera parabola di un presepe in cui verranno catapultati Toro Seduto, un tamburino e un aviatore con tanto di aereo. E ancora, il racconto della rivolta dei personaggi classici del presepe, pastori e vecchine delle caldarroste, con tre finali possibili a scelta dei bambini, in un divertente gioco del destino saldamente nelle mani dei desideri dei più piccoli.

Letture recitate sotto l’albero alla scoperta dei tesori che le fiabe e le filastrocche di Gianni Rodari raccontano e continuano a conservare, affascinando il pubblico con l’ironia, la fantasia e la capacità di immaginare un mondo migliore. “Credo che le fiabe, quelle vecchie e quelle nuove, possano contribuire a educare la mente. La fiaba è il luogo di tutte le ipotesi: essa ci può dare delle chiavi per entrare nella realtà per strade nuove, può aiutare il bambino a conoscere il mondo”, sono queste le parole di Rodari che forse si potrebbe dire “valgono anche per i grandi”.

Tessere e frammenti di un suggestivo mosaico di brani dello scrittore di Omegna sul tema del Natale, atmosfere e momenti di magico incanto che si trasferiscono dalla pagina alla scena per raccontare anche storie di solidarietà e vicinanza fra gli uomini. Parole e immagini legate in un gioco fatto di visioni, suoni, emozioni, ricordi, attraverso l’interpretazione di Edoardo Lombardo, Gabriele Ortenzi, Simone Salucci, Giulia Tetta e Danilo Turnaturi, che coinvolgeranno grandi e piccini in un momento di feste, in un periodo dell’anno in cui i ritmi si allentano, ci si riappropria del tempo famigliare e spesso si riflette sul valore delle persone e delle cose.

Inverno incantato, il Natale all’Auditorium

 

Inverno Incantato”  propone il  Natale 2016 all’Auditorium Parco della Musica di Roma.  Si tratta di una manifestazione in calendario dall’8 dicembre fino all’8 gennaio, abbracciando l’intero calendario delle festività. L’evento offrirà un vero e proprio percorso che snoda tra i diversi livelli e spazi dell’architettura del complesso, fornendo un itinerario emozionale ai visitatori, romani e  turisti, ormai assidui frequentatori della location. La Cavea diventerà uno spazio dedicato allo sport e al divertimento grazie all’allestimento di una pista di pattinaggio su ghiaccio che rimarrà aperta fino al 29 gennaio. I giardini pensili invece, ospiteranno tre aree: la Passeggiata, il Bosco delle fiabe e il giardinetto degli Elfi. Tra fiabesco e realtà, scorrerà un’atmosfera che guiderà il pubblico di grandi e piccini nel segno della magia e della raffinatezza, senza dimenticare la vivacità, ingrediente fondamentale di ogni manifestazione dedicata al periodo. Luci calde, profumi, musica e suoni, immagini in movimento ed incursioni d’allegria saranno la cornice in cui assaggiare la delizia di sfizi enogastronomici selezionati tra la migliore offerta del patrimonio agro-alimentare regionale e per apprezzare uno shopping dove sarà possibile trovare oggettistica di assoluta ricercatezza. Nel Bosco delle fiabe,  illuminato e addobbato, verranno realizzati un Mercatino dell’Avvento piccolo ma d’effetto, con chalet decorati a tema natalizio e un’area completamente dedicata ai sogni dei bambini con la Casetta di Babbo Natale, la slitta, le renne e la caratteristica cassetta della posta per le letterine dei loro desideri, punto ideale per la foto ricordo del Natale 2016. Contribuiranno a creare un clima di festa e magia la presenza le attività organizzate per far partecipare attivamente i bambini. Il Giardinetto degli Elfi, nell’Area Giochi già presente nel complesso del Parco della Musica, verrà valorizzato da una scenografia a tema.

L’incanto farà “rima” anche con la multimedialità grazie a “La regina delle nevi“, spettacolo tratto dalla fiaba di Hans Christian Andersen; bambini ed adulti rimarranno estasiati dalla narrazione e dai magici effetti dell’animazione realizzati con la tecnica del mapping per il gusto di stupire e meravigliare chi sia capace di lasciarsi avvolgere dallo spirito del Natale.

Un Natale che vuole essere anche tradizione perché lungo la Passeggiata verranno realizzate attività commerciali, ludico ricreative e culturali che avranno stretta attinenza con usi e costumi di profonda radice italiana.

Date e orari :

  • Villaggio incantato dall’8 dicembre 2016 all’8 gennaio 2017
  • Pista di pattinaggio – dall’8 dicembre 2016 al 29 gennaio 2017

aperure e chiusure straordinarie, orari degli spettacoli, info e costo biglietti su www.invernoincantato.com

Chirurgia plastica rigenerativa anche in 3D

S.B. – Si è concluso oggi al Roma Aeterna Hotel (Roma), l’ “VIII Congresso Internazionale di Chirurgia Plastica Rigenerativa” presieduto dal Prof. Valerio Cervelli. Il congresso è stato un’occasione di confrontarsi sugli ultimi ritrovati scientifici e fissare gli obiettivi della futura ricerca nel campo delle Scienze Mediche Rigenerative.

Per Chirurgia Plastica Rigenerativa si intende quella branca della Chirurgia Plastica dedita allo studio, alla sperimentazione e all’attuazione di nuove tecniche medico-chirurgiche che mirano a rigenerare e non più a sostituire organi e tessuti danneggiati al fine di restituirne funzione e integrità. Tutto con relativa “poca invasività di approccio” consentendo al paziente di avere un decorso post-operatorio rapidissimo. 

Grande protagonista della due giorni romana il tessuto adiposo, sempre più argomento di interesse per coloro che cercano di utilizzarlo a fini rigenerativi, biorivitalizzanti ed estetici. Tale tessuto, ampiamente disponibile nel corpo umano, fonte di cellule staminali e utile a migliorare le parti danneggiate, è anche capace di promuovere l’attecchimento del grasso stesso nelle zone di innesto. In questo caso basti pensare alle evoluzioni che si sono susseguite nelle varie procedure di infiltrazione a livello mammario, nel volto,nel gluteo ed in altri distretti anatomici attraverso lo sviluppo di nuove metodiche di innesto del tessuto adiposo, come avviene per il lipostructure, in cui il grasso viene posizionato in maniera ottimale e in più piani, favorendone l’attecchimento e quindi il ripristino dei volumi laddove siano alterati. 

Altro argomento è stata la bioprinter, strumento che coinvolge l’Ingegneria Biomedica applicata alla Medicina Rigenerativa. Queste stampanti, infatti, sfruttano il principio delle avanguardistiche stampanti 3D per letteralmente” scolpire” tessuti ed organi complessi creando degli “scaffold” biocompatibili.  Attraverso tecnologie differenti, le cellule vengono posizionate in punti precisi di queste impalcature dove possono vivere e proliferare svolgendo la loro funzione fisiologica, interagendo con altre cellule vicine posizionate ad hoc in una complessa architettura tridimensionale, fino a riprodurre, questo il fine delle ricerche, un network cellulare sovrapponibile nella funzione ai tessuti viventi. Gli occhi del mondo scientifico guardano con interesse a queste soluzioni: una volta perfezionata, la tecnica del bioprinting. permetterebbe di ovviare a grandi problemi sanitari come la necessità di tessuti ed organi da trapiantare, la possibilità di riparare tessuti utilizzando cellule “self”. Infine molto spazio è stato dedicato alle “biotecnologie nella rinoplastica”, che costituiscono un valido ed innovativo supporto alle tecniche tradizionalmente utilizzate per naso: il paziente fa un prelievo ematico utile a preparare il suo PRP (Plasma ricco di piastrine). Tale prelievo, potrà costituire un utile scaffold da utilizzare in combinazione con microinnesti di condrociti derivati dalla cartilagine del setto nasale, con procedura di centrifugazione meccanica, per correggere deficit cartilaginei e dei tessuti molli nelle varie aree nasali, che il più delle volte possono costituire una problematica di difficile risoluzione con le metodiche convenzionali a disposizione.

Concetto simile è quello del trapianto dei capelli stimolato con fattori di crescita derivati dal PRP. Come già indicato, nel PRP sono contenuti diversi fattori di crescita, prodotti naturalmente dalle piastrine. Tali fattori di crescita hanno la capacità di stimolare la rigenerazione dei tessuti. Ad oggi la gran parte degli studi evidenzia come il PRP  sia arricchente del cuoio capelluto e migliori l’attecchimento degli innesti piliferi, nonché la qualità dello spessore del capello.

A proposito di tali studi è recente la pubblicazione a nome del Prof. Cervelli e del Dott. Gentile che ha dimostrato, in uno lavoro istomorfometrico e tricoscopico, come il PRP abbia effetti importanti sul cuoio capelluto, aumentando in molti casi la densità e lo spessore dei capelli in pazienti affetti da alopecia androgenetica. Altro capitolo della Chirurgia Rigenerativa è certamente quello connesso al ringiovanimento e trattamento delle patologie degenerative degli organi genitali esterni. In patologie quali ad esempio il lichen cutaneo, caratterizzato da atrofia della cute e delle mucose con danni notevoli alle strutture che compongono cute e sottocute, o anche, similmente, la sclerodermia, l’utilizzo di innesti locali di tessuto adiposo nonché delle cellule della frazione vasculo stromale da esso derivate, permette un miglioramento qualitativo e funzionale notevole con un sostanziale ripristino della vita sessuale unito ad una risoluzione della sintomatologia dolorosa.

Nerazzurre in campo col Decimo Quarto

Domani ottava giornata di campionato Serie “B” Girone “D”. Alle ore 14.30 la FEMMINILE LATINA CALCIO incontrerà la Roma Decimo Quarto al centro sportivo Samagor. Dopo la battuta d’arresto di domenica scorsa con la capolista, domani le nerazzurre di Mister Colantuoni vogliono fare bella figura in casa per non deludere i tanti tifosi.

Susana Traça: la strike diventa maschile

di Roberta Maresci – Lo stile camouflage è evergreen. A meno che la memoria non mi inganni, non incontra battute d’arresto da diverse stagioni. Per quest’inverno usala come arma di stile e scegli di indossare solo un pezzo o un accessorio: provala con accostamenti color block a tinte unite è sarà ancora più trendy. Altrimenti, usa questo pilastro dei guardaroba maschili come propone Susana Traça. Per la Fall Winter 2016 rivisita i suoi iconici modelli in chiave maschile, proponendo l’esclusiva capsule collection “Camouflage”, una linea uomo composta dalla strike stringata e dalla strike sleep on.
Due modelli dalla silhouette neo-futuristica, dal gusto contemporaneo e cool. Un design senza fronzoli e versatile, che dona alle strike maschili un allure scanzonato. Comode e funzionali, rappresentano un ponte fra il mondo athletic e lo streetwear, e un regalo perfetto per il Natale del vostro lui.

Chantant … Chantant Tato Russo racconta la poesia del passato

33825

di Veronica Meddi – C’è poco da dire e poco da fare, per andare avanti bisogna tornare indietro quanto meno per prendere la giusta rincorsa, e al Teatro Parioli Peppino de Filippo a questo ci ha pensato Tato Russo portando nel confuso oggi del 2016 uno spettacolo dal sapore del passato, quando il passato era arte e al contempo, bisogno stesso di arte: «Gran Cafè Chantant». Signore e signori dal 1 al 31 dicembre sarà in scena il Vaudeville in due atti di Eduardo Scarpetta. Con: Clelia Rondinella, Renato De Rienzo, Mario Brancaccio, Salvatore Esposito, Dodo Gagliarde, Letizia Netti, Carmen Pommella, Francesco Ruotolo, Caterina Scalaprice, Massimo Sorrentino, Diletta Bonè, Antonio Botta. Tutti, e dico tutti, perfetti nelle interpretazioni dei loro ruoli. Il tempo ha perso il suo potere di controllo, che qui è stato piuttosto un misero servo dei teatranti. E neanche a dirlo, come in un vero spettacolo che si rispetti, le musiche sono dal vivo con l’Orchestra Gran Cafè Chantant. Le scene di Peppe Zarbo sono fedeli e funzionali ai fini di questo splendido tuffo nel tempo, così come gli splendidi costumi di Giusy Giustino. Le musiche di Zeno Craig e il disegno luci di Roger La Fontaine hanno saputo aggiungere la giusta atmosfera. Quale? Quella che profuma di polvere e di fame. È l’epoca in cui per fame gli attori si sarebbero mangiati persino i copioni teatrali. Avevano solo quelli. I teatri chiudevano e i teatranti dovettero reinventarsi, nolenti o volenti. Sì perché qui la lotta forte era tra la dignità e i crampi della fame. Far sopravvivere i versi shakespeariani o far sopravvivere il corpo che lamentava le sue necessità. Insomma, salvare l’arte o la pancia? Il passaggio storico con i suoi colori accesi di paillettes e i doppi sensi impepati confonde. Tato Russo e la sua compagnia non mettono in scena una commedia, e questo deve essere chiaro a tutti, ma la drammaticità del cambiamento. E comunque, per riderci un po’ su, «la prima lezione è che in teatro non si mangia!». Non credo che però rivedevano gli attori di quei tempi. Farsi «scrittureggiare» era l’unico modo per sopravvivere. Dietro il bluff dei doppi sensi, delle volgarità mai volgari, partecipa attivamente anche il corpo degli orchestrali con battute che vanno a creare un effetto piacevole e familiare. A quei tempi la compagnia era una vera famiglia, poco contava se ‘di fatto’ e ‘di diritto’. «Il numero è finito. Lo spettacolo è finito. Il teatro è finito». Questa era la paura dei teatranti all’arrivo del cinematografo. La regia di Tato Russo è straordinariamente storica e poetica in tutto lo spettacolo, soprattutto nel punto preciso del climax quando il bianco e nero e la velocità della Settima Arte minacciarono gli spazi sensibili degli attori di teatro pronti a lasciare sì l’Otello, ma mai le tavole del palcoscenico. “Fate tutti il vostro dovere!” è il sacro diktat che cala dall’alto e si fa visibile a tutti. Ebbene, questo «Gran Cafè Chantant» di Tato Russo il suo dovere lo ha fatto. Che bello!

Amaurys Perez e Zion la sua birra da campione

di Roberta Maresci – Dalla pallanuoto alla birra artigianale. La storia di Amaurys Perez inizia a Camagüey, dove è nato quarant’anni fa. Così questo pezzo di marcantonio cubano di nascita, cosentino di adozione e napoletano per vocazione, è arrivato in Italia e ha messo radici a Rende.

amaurys-1

Una moglie (Angela), due figli, un cane (Mambo) e tanta voglia di far squadra, lo ha portato a fare l’imprenditore. Sorride Perez appoggiato al bancone della sua birreria Zion. E la domanda nasce spontanea, chi è Zion? “Zion (si pronuncia zaion) è un luogo simbolico ‘rasta’ (dove si manifesta il Messia) – spiega lo sportivo Perez -. Mio cognato è stato un ‘rasta’ per 10 anni e “Iron Lion Zion” è la canzone di Bob Marley che parla del leone Zion, infatti il simbolo della nostra birra è un leone. Idealmente rappresenta l’abbraccio tra Italia e Cuba. Sette le etichette realizzate: tre chiare, due ambrate, una scura e la new entry in omaggio alla Calabria, con il cedro al posto di un luppolo. E’ la Calabria Pale Ale: tutte a fermentazione naturale. Ognuna porta il nome di un santo cubano: Orula, Oshun, Obatalà, Ogun, Chango, Elegua e Yemaya”.

fb_img_1479053083112 fb_img_1479053094058 fb_img_1479053108740

Prodotta a Cosenza dall’ex pallanuotista italo-cubano  Amaurys Perez, da Valentino Gallo, bronzo olimpico a Rio De Janeiro e da Francesco Rende, mastro birraio dell’azienda, la birra incornicia i piatti proposti nel pub: “Ci sono varie specialità regionali: dal frico al gnocco fritto, dalla puccia al panuozzo, dalle tigelle alla focaccia di Recco. Ma in futuro serviremo anche piatti cucinati con la birra: mia suocera sta provando il pollo con la birra, vediamo”. Perché la birra? Cosa lega la birra allo sport? “Una sana birra dopo l’allenamento è il migliore integratore energetico. Lontano dallo sforzo, quella non filtrata garantisce l’assunzione di pochi zuccheri e un maggior contributo di magnesio, fosforo, calcio e complesso B, ovviamente se limitata a una piccola quantità”, conclude Perez.

Salva

Bioparco di Roma: nati due tamarini edipo

di Roberta Maresci – Due primati in un pugno. Mamma Carola di 3 anni li accudisce amorosamente. Pesano 20 grammi e non superano i 15 centimetri di lunghezza, coda compresa. Sono i due gemelli di tamarino edipo Saguinus oedipus nati a Roma. “È la prima volta che al Bioparco di Roma nascono dei Tamarini, spiega il presidente della Fondazione Bioparco di Roma, Federico Coccìa. Si tratta di un parto gemellare che è comune in questa specie di primati – continua Coccìa – dalla caratteristica cresta bianca che ricorda un po’ quelle punk rock tipiche degli anni ’90. Questa specie di scimmia piccolissima che può stare in una mano – conclude Coccìa – è tra le specie ad altissimo rischio di estinzione”.

 tam-4 tam-3  tam-1 tamarino-1

Mamma Carola arriva dallo zoo di Boras, in Svezia, in cui è nata. Papà Dinky ha 7 anni ed è nato in cattività presso lo Zoo di Ostrava, nella Repubblica Ceca. Famiglia multiculturale per questi due esemplari di scimmia, considerata la più piccola al mondo, dal peso di soli 430 gr, appartenente alla grande famiglia dei Callitricidi che annovera ben 42 specie, e che vive nelle foreste secondarie umide e in quelle aride, nel nord ovest della Colombia.

Una particolarità della specie è che per le prime due settimane è la femmina ad occuparsi da sola dei nuovi nati, per poi demandare il compito al maschio. Al momento le due scimmiette si alternano già sulle spalle sia della mamma che del papà. Tra qualche mese i cuccioli saranno completamente indipendenti.

tam-6tam-5

Le nascite dei Tamarini, come quella del tapiretto Staffello, sono avvenute nell’ambito del programma europeo di riproduzione in cattività per le specie minacciate di estinzione (EEP) a cui il Bioparco partecipa, finalizzato al mantenimento di uno stock di animali in cattività per eventuali rilasci in natura.

tamarino-1

Per festeggiare il lieto evento, domenica 4 dicembre, dalle 10.30 alle 15.30, adulti e bambini potranno partecipare a giochi, attività e incontri con il personale del parco per scoprire aneddoti e curiosità su questi singolari animali! Da non perdere durante la giornata i Pasti degli Animali e gli appuntamenti con gli A TUxTU: Animali & Pregiudizi, per vivere l’emozione del contatto con insetti, anfibi e piccoli mammiferi e Dai da mangiare a Sofia, un incontro molto speciale in cui i bambini potranno dare da mangiare a Sofia, l’elefante asiatico del Bioparco.

 

SPECIALE SCONTO PER LE FAMIGLIE:

Continua la promozione valida per le giornate del 4 – 8 – 9 – 10 e 11 dicembre.

Presso le casse del Bioparco verrà applicato uno speciale sconto riservato alle famiglie:

SPECIALE FAMIGLIA 3 (composta da 1 adulto e 2 bambini oppure 2 adulti e 1 bambino): € 35,00

SPECIALE FAMIGLIA 4 (composta da 2 adulti e 2 bambini oppure 1 adulto e 3 bambini): € 45,00

SPECIALE FAMIGLIA 5 (composta da 2 adulti e 3 bambini oppure 1 adulto e 4 bambini): € 55,00

 

credit: Archivio Bioparco – M. Di Giovanni

Lady Gaga: country girl con look Marc Jacobs Beauty

di Roberta Maresci – Red carpet con make up realizzato completamente con prodotti Marc Jacoks Beauty per la pop star Lady Gaga: impeccabile agli American Music Awards. L’ispirazione?Una country girl modernissima ed elegantein tailleur bianco, l’inseparabile cappello dello stesso colore e una scollatura profonda che rende il look estremamente sensuale. Il trucco, luminoso e glowy, semplice ma sofisticato, si sposa perfettamente con il fascino eclettico della stare l’outfit da red carpet.

lady-gaga-ama-2016

LOOK – Come base, Sarah Tanno ha utilizzato il celebre primer Coconut Face Primer per perfezionare e uniformare l’incarnato; il fondotinta Genius Gel Super Charged ha reso il viso della celebrity fresco e luminoso,grazie anche all’utilizzo dell’illuminante in stick lanciatola scorsa estate; per gli occhi non poteva mancare il Twinkle Pop Stick nella nuance Honey Bunny 400, un tocco di rosa shimmer che ha reso gli occhi della star assolutamente magnetici; infine, il Highliner Gel Eye Eyeliner ha definito la palpebra mobile e il nuovo Velvet NoirMascara ha intensificato lo sguardo, per delle ciglia folte e drammatiche in perfetto stile Lady Gaga.

lady-gaga-ama-2016-2

LA BELLEZZA? – Tonalità nude per le labbra. Per rendere l’effetto, la make up artist ha usato matita labbra a lunga durata nella nuance Prim(rose) 304 e il Nudes Sheer Gel Lipstick nella nuance Have We Met? 108; l’effetto specchio è reso dal Enamored Hi Shine Gloss Lip Laquer nella colorazione 324 Love Buzz. Non ci sono altri numeri dietro il risultato che parte da un assunto, secondo Marc: per poter fare la cosa giusta è necessario fare qualche sbaglio. In altre parole, il suo è un costante invito a superare i nostri limiti e per crearci uno stile individuale. Questa filosofia ci invita a lasciarci sedurre da texture raffinate, a osare indossando nuanceprovocanti e a creare look audaci. Perché secondo Marc Jacobs la bellezza è imperfettamente perfetta: «Vedo la bellezza in molte cose e sono affascinato da ogni sorta di imperfezione, dallo stile, dalla fiducia in se stessi e dalla sperimentazione. È un aspetto inatteso e che mi sorprende sempre». Marc trae la sua ispirazione dalla natura delle donne e dai loro rituali di bellezza. «Penso che l’idea di trasformarsi nella persona che si desidera diventare sia davvero divertente… questa è l’idea di una ragazza che si diverte a creare il proprio look mentre si prepara per una serata o per la serata che verrà».

Salva

Salva

Salva

Facebook scommette sui videogiochi con “Instant games”

Vecchie glorie del gaming come Pac Man, Arkanoid, Space Invaders, e Galaga sono pronte, assieme ad altri titoli per un totale di 17 videogiochi, ad invadere Messenger. La chat di Facebook quindi si rinnova ancora una volta grazie ad “Instant Games”,  ovvero una rosa di titoli messi a disposizione per sfidare i propri amici a colpi di punteggio. Ma come funziona? Invece di scrivere un messaggio o inviare un adesivo, nella chat si tocca l’icona del controller da gioco, si seleziona un videogames e si inizia a giocare per stabilire un nuovo record. I videogames sono presenti anche nel News Feed di Facebook, via web e mobile, su iPhone e dispositivi Android di 30 paesi, Italia inclusa. L’interesse di Facebook per il mondo videoludico non è nuovo. Agli inizi di questo mese la compagnia ha lanciato “Gameroom”, una piattaforma non collegata al social network e pensata per usare i videogame al computer, con titoli per il web, giochi nati per dispositivi mobili e convertiti, ma anche creati ad hoc. Insomma, la campagna espansionistica dell’impero targato Mark Zuckerberg continua imperterrita ad andare avanti. Alla luce di tutto questo viene da domandarsi: quale sarà il prossimo settore ad essere invaso dal Ceo di Facebook?

Nokia ritorna in pista nel 2017 con due smartphone Android

Nokia, il marchio che negli anni ’90 e nella prima metà degli anni 2000 dominava il mercato della telefonia mobile è pronto a tornare. Il brand in quegli anni ha conquistato il pubblico grazie a cellulari dalle linee innovative, altamente funzionali, dalla resistenza estrema e soprattutto dalle batterie eterne. Poi, con l’arrivo degli smartphone, Nokia non è riuscita ad adeguarsi ai tempi e la storica multinazionale finlandese è stata assorbita da Microsoft. Da quest’unione sono nati i cellulari della linea Lumia, con sistema operativo Windows, ma nonostante l’appoggio del colosso dell’informatica il successo ottenuto in passato non è mai stato raggiunto. Adesso però l’azienda ha deciso di tornare alla ribalta annunciando due smartphone dotati del sistema operativo Android che saranno lanciati entro la prima metà del 2017. Superato quindi il poco fortunato matrimonio con Microsoft giunto che aveva assicurato alla Nokia semplici compiti di fabbrica, il colosso finlandese è stato rilevato dalla società Hmd Globa, mentre la produzione è affidata alla taiwanese Foxconn. Detto ciò viene da domandarsi: ma come saranno questi smartphone Android di Nokia? Avranno uno schermo dalla media grandezza da 5″ full HD e uno da 5,5″ sempre full HD. Con 1.080 x 1.920 pixel di risoluzione. I due smartphone, stando a quanto trapelato in rete negli ultimi tempi, dovrebbero avere al loro interno un processore Qualcomm Snapdragon 430, 1,4 GHz, e una capacità RAM rispettivamente di 2 GB e 3 GB. Entrambi i dispositivi poi dovrebbero avere una memoria interna, da 16 Gigabyte. Per quanto riguarda il comparto fotocamere, i nuovi telefonini Nokia monterebbero una cam posteriore da 13 o 16 mpx, mentre quella frontale sarebbe da 8. Sempre secondo i rumors, gli smartphone saranno equipaggiati con l’ultima versione di Android: la 7.0 Nougat. S’immagina inoltre che, trattandosi di dispositivi di fascia medio-bassa, il costo di entrambi i modelli si aggirerà sui 200 euro. Riuscirà Nokia a sbaragliare l’agguerritissima concorrenza di Samsung e Huawei e a riguadagnare un posto nell’olimpo della telefonia mobile? Non resta altro che aspettare il 2017.

Premio Marzotto, far volare un’idea di impresa

Si è chiusa ieri sera alla La Lanterna di Massimiliano Fuksas a Roma la sesta edizione di Premio Gaetano Marzotto. Con 700 partecipanti, 71 riconoscimenti, 51 startup premiate, un montepremi complessivo di oltre 2 milioni e mezzo di euro e un network esteso a un centinaio di partner, Premio Gaetano Marzotto si conferma la startup competition di riferimento per l’ecosistema dell’innovazione italiana.

“L’innovazione italiana ha un grande potenziale se portata all’estero. La nostra capacità creativa, trasformata in processi industriali, ha un alto tasso di unicità nel mondo, dalla manifattura alla meccatronica, dal fashion al food.– ha dichiarato in apertura Matteo Marzotto, Presidente di Associazione Progetto Marzotto che promuove l’iniziativa – Premio Gaetano Marzotto sostiene e connette le startup e le PMI innovative italiane con le più interessanti e dinamiche realtà internazionali, puntando sull’Italia 4.0, ovvero sulle idee imprenditoriali che cambieranno il Paese, per una rivoluzione non solo economica, ma anche sociale e culturale”.

“Oggi chi fa innovazione in Italia e davvero vuole scalare, non ha più scuse. Premio Marzotto offre tutti gli strumenti di sviluppo e lancio di un’idea e di una giovane impresa. Una dimensione globale, che guarda alla distribuzione su scala internazionale, che sia prodotto o servizio. – ha proseguito Cristiano Seganfreddo, direttore generale di Progetto Marzotto che ha condotto l’appuntamento nella suggestiva calotta di vetro de La Lanterna di Fuksas a Roma – Non vogliamo confinare le nostre startup in Italia, ma renderle attive e interattive con le piattaforme internazionali. L’innovazione è adesso, e pensa in grande. Altrimenti non passa. Ma ha bisogno di non essere frammentata. Premio Marzotto si propone come attivatore concreto di networking con partner globali in dialogo con l’ecosistema italiano, dagli incubatori ai venture”.

E a chiudere gli interventi istituzionali, è stato Filippo Tortoriello, Presidente di Unindustria, partner dell’appuntamento insieme a Gala Lab Venture Accelerator: “L’innovazione è la spinta decisiva verso la crescita duratura di ogni sistema territoriale ed è con questo spirito che Unindustria si affianca a Premio Marzotto. La creazione di nuovo valore e l’aumento di produttività attraverso approcci innovativi pervasivi e sistematici sono l’unica energia sostenibile per tenere accesi i motori della competitività del tessuto produttivo regionale. Il futuro del Lazio dipende anche da quanto verrà valorizzato l’ecosistema dell’innovazione, di cui le startup costituiscono un nutrimento essenziale. Queste ultime rappresentano la visione di nuovi mercati, di nuovi prodotti, di nuovi modelli organizzativi. Ma incarnano metaforicamente anche quel cambiamento largamente auspicabile non solo in ambito imprenditoriale ma, in senso lato, anche culturale e sociale”.

A seguire, sono stati annunciati i vincitori delle 12 categorie di Concorso, con François Nuyts,President & Managing Director, Amazon Spain & Amazon Italy, che ha dato l’avvio alle premiazioni con SHECALL, braccialetto elettronico per la sicurezza personale, vincitore di Amazon Launchpad Award: “…per l’ottimo approccio imprenditoriale all’innovazione, il valore sociale, la sua utilità per i clienti e il suo livello di sviluppo avanzato”. Chiusi gli annunci dei vincitori del Premio Speciale Aubay Digital Innovation, Premio Speciale Cisco, Premio Speciale EY, Premio Speciale Gala Lab, Premio Speciale IngDan Far Easy Development, Premio Speciale Invitalia e Premio Speciale Unindustria CRRl’attenzione è andata al Premio Corporate Fast TrackSul palco, le sei startup vincitrici del percorso di open innovation curato da Innovation Foundries, che ha visto il coinvolgimento di Gruppo Illy, Gruppo Vinicolo Santa Margherita, SANTEX RIMAR GROUP e Z Cube | Research Venture Gruppo Zambon, per un matching concreto tra industrie e startup innovative volte a generare il vero 4.0.

Grande partecipazione all’annuncio delle trenta startup selezionate dagli altrettanti incubatori con cui si avvieranno i percorsi di affiancamento, che hanno visto il coordinamento di Federico Barilli, segretario generale di Italia Startup e presidente del Network.

Unico assente Marco Cantamessa di I3P per il concomitante Premio Nazionale dell’Innovazione a Modena, volto a promuovere la cultura imprenditoriale in ambito accademico. E sempre di formazione e mentoring si è parlato con i premi assegnati da 012Factory Academy e Team EQ, due new entry di questa edizione.

Stefano Gallucci, presidente della Giuria del Premio dall’Idea all’impresa e a Matteo Marzotto, è stato affidato il compito di chiamare i sette finalisti – CONSELF, DIAMANTE, IDESIO, PRODUCTIVO.IO, SMART TYRE, TALENTS VENTURE e WRAP – e di proclamare il vincitore, che si è aggiudicato 50.000 euro e un percorso di affiancamento CUOA, con la seguente motivazione: “In quanto progetto dal forte impatto potenziale sia in termini di scalabilità che di problematica affrontata, con un elevato grado di innovatività del medical device oggetto dell’invenzione, un modello molto solido di business, scalabile e differenziabile anche sul fronte del 3D printing in futuro, e uno strutturato team proponente la Giuria del Premio dall’idea all’impresa premia WRAP”

Emil Abirascid, presidente del Comitato di Selezione del Premio per l’Impresa che ha visto coinvolti oltre trenta tra ricercatori, rappresentati di istituzioni, università, incubatori d’impresa, mondo della finanza e venture capitalist, giornalisti ed esperti di innovazione, ha convocato sul palco i cinque finalisti – ENDOSIGHT, EUCARDIA, GREENBONE, LYBRA e NEURON GUARD – lasciando a Riccardo Illy, presidente della Giuria del Premio, l’incarico di nominare il vincitore e assegnare il grant da 300.000 euro con affiancamento CUOA. Questa la motivazione: “Pur essendo alle prime fasi di sviluppo EUCARDIA presenta un elevato livello di ambizione in quanto indirizza il mercato dei pazienti con scompenso cardiaco, una condizione patologica purtroppo già molto diffusa e in continuo aumento, permettendo loro di allungare e migliorare la qualità di vita. La giuria ha apprezzato l’innovatività e la competitività del prodotto, in un settore dove le soluzioni terapeutiche alternative sono ancora limitate e non risolutive per la maggior parte dei pazienti. Sono stati inoltre rilevati la qualità del committment del team e il livello adeguato di protezione brevettuale della proprietà intellettuale a livello internazionale”. 

A chiudere la cerimonia, Margherita Marzotto, figlia di Giannino Marzotto, fondatore del Premio, la quale ha ricordato i capisaldi per cui è stato ideato il riconoscimento dalla durata decennale; ossia per creare un nuovo tessuto sociale, con l’obiettivo di individuare e promuovere lo sviluppo di nuove idee imprenditoriali, in grado di rispondere a criteri di sostenibilità economico-finanziaria e generare al tempo stesso benefici concreti per il territorio italiano, in primis occupazionali.

Nel 2015 il Concorso è stato vinto per il Premio per l’impresa da SCENT, startup che porta la tecnologia sensoristica nel campo bio-medicale, con dispositivi per il prescreening tumorale; per ilPremio dall’idea all’impresa da Proxentia, un sistema innovativo di controllo di qualità per l’agroalimentare, vincitore anche del Premio UniCredit Start Lab insieme a BabyGuest, piattaforma professionale per il noleggio e l’acquisto di attrezzature per l’infanzia in grado di facilitare la vita dei genitori in viaggio con bimbi piccoli e qualificare gli operatori del segmento turismo come kid friendly. Mentre Watly, una macchina capace di purificare acqua contaminata di qualunque tipo (marina, inquinata o addirittura radioattiva) senza utilizzare filtri o membrane; Faberest, una piattaforma web che aggrega e offre esperienze uniche da vivere nel settore food & wine e artigianale; Remidi, il primo passo verso la wearable music, un guanto sensorizzato e un bracciale che permettono all’utente di suonare su qualsiasi superficie, sono le startup che hanno vinto i Premi Corporate, sostenuti rispettivamente da SANTEX RIMAR GROUP, Gruppo Vinicolo Santa Margherita e CLN Group.

Premio Gaetano Marzotto è promosso da Associazione Progetto Marzottoche anche quest’anno ha ricevuto per l’iniziativa la Medaglia del Presidente della Repubblica, e gode del patrocinio di:

Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali

Presidenza del Consiglio, Agenzia per l’Italia Digitale

Presidenza del Consiglio, Ministero dello Sviluppo Economico

CNA – Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa

CRUI – Conferenza dei Rettori delle Università Italiane

Unioncamere

 

Con Italia Startup e Innovation Foundries come mainpartner, è realizzato in collaborazione conGiovani Imprenditori Confindustria e grazie al supporto di: Gala Group, Jacobacci&Partners, Italian Angels for Growth, iPress, Startup Business, Team EQ e Università Iuav di Venezia.

 

 

 

 

 

premio_marzotto

Uno specchio per sentirsi “eterne ragazze”

di Sarina Biraghi – “Attorno all’inesorabile checkpoint della menopausa si estende un terreno molto discutibile, in cui la propria esperienza della mezza età non è determinata tanto dal confine arbitrario degli anni, quanto dalla sensibilità individuale”. E’ l’incipit di “Una sconosciuta allo specchio” di Jane Shilling , la storia di una donna, e forse di tutte, che vede la sua immagine dopo gli “anta” e resta sorpresa. L’autrice cerca di comprendere quando veramente una donna si può definire di mezza età a prescindere dalla menopausa, segno evidente di un cambiamento fisico-ormonale, e cerca quindi di descrivere il passaggio in tutti i suoi aspetti. La consapevolezza della mezza età ti arriva, per esempio, quando le riviste di moda dove hai sempre visto modelle che indossavano abiti che ti piacevano e che potevi indossare improvvisamente hanno scarpe e vestiti che non sono più per te. Quando in tv scopri decine di esperti che parlano di diete, allenamento fisico, cura del corpo… e ti rendi conto che parlano proprio di te. Insomma la Shilling alla descrizione di una mezza età un po’ sciatta, sempre dolente e spesso insoddisfacente non ci sta così come non approva cerotti, ritocchi e interventi drastici, ma preferisce fare riferimento a Virginia Woolf che a 50 anni scriveva: “Non credo nell’invecchiare, credo nel modificare costantemente il proprio aspetto al sole”. Quello dell’inglese Jane Shilling non è un manuale di consigli ma la sua storia, tra omissioni e inclusioni, la storia di una donna. E di tutte. Perché la mezza età porta alle donne, sicuramente, un “frastuono” un po’ come l’adolescenza e la maggiore età, ma basta trovare l’equilibrio con se stesse, tra l’entusiasmo della gioventù e la saggezza che l’età richiede. Un equilibrio che si trova ripercorrendo la nostra vita all’indietro, tra famiglia, amori, matrimonio, figli, lavoro, passioni, senza troppa nostalgia, con un po’ di humor e soprattutto con vera leggerezza e rendersi conto che il tempo passa e non è una catastrofe epperò nessuno specchio può metterci paura. Basta guardarsi in un altro modo per sentirsi “eterne ragazze”.

“Una sconosciuta allo specchio”

di shillingJane Shilling

(PiemmeVoci pag. 307 euro 18,50)

 

 

Il Teatro Argot Studio accende il CODICE NERO

di Veronica Meddi – Dal 2 al 4 dicembre, per la sezione SMALL della stagione teatrale Argot Studio, debutta a Roma la produzione Koreja, Codice Nero di e con Riccardo Lanzarone, spettacolo vincitore del Festival Young Station 8, semifinalista Premio Scenario 2015, messo in onda su TuttoEsaurito! Radio3Rai.

 Cosa succede quando un uomo qualunque è costretto in un ospedale?  Salvatore Geraci, ex artificiere siciliano, racconta la sua vita: un tempo sospeso e solitario fatto di silenzi, sguardi, speranze e abbandono.

 Codice nero nasce dall’esigenza di vivere e raccontare l’attesa, quel momento in cui: ricordi, desideri, sogni, si trovano nello stesso spazio, che in questo caso è un ospedale, il luogo dove nessuno può risparmiarsi lunghe attese, luogo in cui si alternano pessimismo e ottimismo, entrambi rivelatori di un’attesa, tutte e due guardano al futuro. Finché ci sarà il giorno e la notte, la nascita e la morte, non c’è che una sola maniera di esistere veramente: far sì che la terra giri. Il protagonista della storia, raggiunta la “semplice” consapevolezza vivrà la sua, forse, ultima attesa cercando di riconoscersi attraverso la cosa, che ama di più: la polvere da sparo e il rischio della morte. Codice nero vìola l’intimità del paziente che aspetta il suo turno. L’attesa diventa l’anticamera perfetta di uno spazio personale dove rivelare chi si era prima della malattia e supporre come andrà a finire. Il tempo di attesa è indefinito e informe: il protagonista ci vive dentro in una costante altalena tra presente, passato e futuro. Si ricorda chi era e immagina chi vorrà essere. Salvatore attende e non smette di chiedere: “Tocca a me?” Intanto prepara un fuoco d’artificio che deve esplodere in tempo o forse mai. 

 Cosa hanno in comune la sanità e la polvere da sparo?

“Quando la stanchezza sarà definitiva. Quando sarà troppo tardi per aspettare. Troppo tardi per odiare troppo tardi per capire, allora non avrò perduto solo il nome e la memoria. Non avrò perduto solo la casa, la storia, l’origine, avrò perduto anche il piacere di riconoscermi”. 

 

“La cena dei cretini” è servita al Teatro Ghione

di Veronica Meddi – Nicola Pistoia e Paolo Triestino saranno i protagonisti al Teatro Ghione  – dal 16 dicembre all’ 8 gennaio – dell’irresistibile commedia LA CENA DEI CRETINI di Francis Veber, con Ciro Scalera, Loredana Piedimonte, Silvia Degrandi e con la partecipazione di Giorgio Gobbi.  Regia di PISTOIATRIESTINO

Un classico della commedia francese, un grande successo che da oltre vent’anni diverte, affascina ed emoziona le platee di tutto il mondo.

Un gruppo di ricchi borghesi parigini ogni settimana organizza, per divertimento, una cena in cui ognuno di loro invita un “cretino”: il migliore vincerà la serata. Il protagonista Pierre, editore, è bloccato a casa dal colpo della strega e decide di anticipare la conoscenza di Francois Pignon, invitandolo da lui con la scusa di parlare del suo hobby, cioè costruire monumenti famosi con i fiammiferi, con l’eventualità di pubblicarne un libro.

Da qui si scateneranno una serie di situazioni esilaranti ad opera del “cretino” di turno, con scambi di persone e telefonate che contribuiranno all’intreccio della trama, fino ad invitare a casa un suo collega agente delle tasse, specializzato in evasioni fiscali…

I personaggi di Pierre e Pignon sembrano scritti su misura per Triestino e Pistoia, che affrontano per la prima volta un autore d’oltralpe.

Una girandola di gags irresistibili e malintesi divertenti. “La cena dei cretini” è un’esilarante commedia che coinvolge il pubblico in un turbinio di risate, di fronte alle situazioni paradossali ed incredibili che, loro malgrado, i protagonisti sono costretti a vivere. La forza di questa commedia sta proprio nella semplicità e genuinità della risata che provoca, nella mancanza assoluta di volgarità e in quella punta di graffiante cattiveria che non guasta mai. Si ride e si riflette.

Francis Veber analizza la nostra società con lucida ironia, sovverte i luoghi comuni e mostra il lato “cattivo” di ognuno di noi, regalandoci un divertimento (questo sì) “intelligente”.

 

Il Teatro Vascello danza con “Il cielo, la terra, il popolo”

di Veronica Meddi – il 10 dicembre alle ore 21 saranno in scena le suggestioni coreografiche di Lu Zheng e Churui Jiang. Danzatori: Song Nailong, Zhang Siqi, Xie Jing, Li Shuanghua, Tan Lunyu, Yu Haoping, Federica Cucinotta, Silvia Bologna, Irene Maria Giorgi, Silvia Legato, Arianna Limina e con Silvia Autorino, Daniele Sonia, Vittoria Guarracino, Mariangela Milano, Michela Tartaglia, Riccardo Venezia. Produzione “Studio Arte e Cultura Orientale” con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese.

Quando il cielo, la terra e il popolo sono collegati è il momento giusto per sfidare la fortuna”: recita così un antico detto popolare cinese che Lu Zheng e Churui Jiang hanno immaginato prendere vita, veicolandolo in una felice triangolazione di elementi diversi e nella libertà di un linguaggio coreutico innovativo e interculturale.

Nutrendosi di una sapienza che è insieme storica, culturale e pratica, i due coreografi hanno così trasposto sul palcoscenico l’immagine di una danza ibrida, che attira la funzionalità evocata dal gesto simbolico di ispirazione quotidiana, tipico della danza popolare tradizionale, verso il disegno astratto e fluido delle forme contemporanee.

Duplice l’intento di quest’operazione: da una parte, il desiderio di promuovere la cultura tradizionale cinese in Italia attraverso l’arte della danza; dall’altra, la volontà di portare in scena gli anni di studio alla Beijing Dance Academy – durante i quali i due artisti hanno interiorizzato la danza tradizionale e popolare cinese nelle sue varie espressioni etniche – e quelli all’Accademia Nazionale di Danza di Roma che coincidono con l’approssimarsi alla danza contemporanea di impronta occidentale e che ne hanno radicalmente influenzato lo stile.

Emerge così uno stile unico, antico e moderno al tempo stesso, che in modo armonico, proprio come il momentum che tiene saldi insieme cielo, terra e popolo evocato dal proverbio, scivola dalla danza cinese a quella occidentale, congiungendo i due linguaggi in un’unica autentica e vitale espressione.