Monthly Archives: Aprile 2018

Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia

Imola, dicembre del 1502. Asserragliato in città con le poche truppe ancora fedeli, Cesare Borgia si trova a contemplare il tramonto di quello che è stato il suo grande sogno: dominare l’Italia intera. I capitani di ventura che lo hanno accompagnato fino a adesso lo hanno ormai abbandonato e ora si apprestano a tradirlo. Cesare è in preda alla disperazione, con la mente che vaga tra i fantasmi delle sue passate vittorie. Ma come fosse un segno di benevolenza divina, proprio in quel momento le vedette annunciano il ritorno di Leonardo da Vinci, l’uomo cui il duca Valentino ha affidato il compito di ideare nuove armi e di rafforzare le fortificazioni dei nuovi domini. Un’improvvisa luce di speranza si accende nella cupa fortezza in cui si è rifugiato. E non è solo l’offerta di innovativi e terribili strumenti di distruzione a risollevare l’animo di Cesare. L’arrivo del maestro riaccende anche quella fascinazione reciproca nata nel corso del loro primo incontro a Milano, anni prima. E il dialogo si trasforma in un confronto tra due concezioni del mondo apparentemente agli antipodi, sebbene entrambe soggiogate da un desiderio spasmodico di bellezza: bellezza nell’armonia del corpo e della sua rappresentazione per l’artista, bellezza nella forma di un grande progetto politico per il condottiero. Nella lotta comune contro ogni limite, che è stata la cifra delle rispettive esistenze, Cesare e Leonardo esplorano insieme le loro affinità e differenze. Ed evocando il ricordo delle battaglie passate, insieme con squarci della difficile giovinezza di Cesare e delle sinistre premonizioni della sua fine, prende corpo l’intuizione per superare con un colpo magistrale l’attuale difficoltà: quando Leonardo gli illustra il progetto della sua Battaglia di Anghiari e la grande allegoria della crudeltà umana che ne sarà il cardine, nella mente del Borgia si forma a poco a poco un affresco altrettanto maestoso, quello che sarà il capolavoro politico del suo genio spietato…

La vita dell’uomo che ha ispirato “Il Principe” di Machiavelli raccontata in “Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia” (Nord pag. 352 euro 16,90) da Giulio Leoni, uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri, tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. E questo grazie non soltanto alla precisione con cui Leoni ricostruisce il contesto storico della vicenda, ma anche per l’intreccio che riesce a creare tra personaggi reali e finzione narrativa da cui scaturisce un affascinante ed enigmatico teatro delle ombre.

 

 

La tragedia delle “Figlie del mare”

S.B. – La scrittrice americana di origini coreane, Mary Lynn Bracht, tramite la madre, a Londra è cresciuta a stretto contatto con una comunità di donne emigrate dalla Corea del Sud. Nel 2002 visita il villaggio dove è nata sua madre e lì sente parlare per la prima volta delle “Comfort Women”. Quel viaggio toccante e le successive ricerche hanno ispirato il suo romanzo d’esordio, “Figlie del mare” (Longanesi pag. 370 euro 18,60) in uscita in tutto il mondo. Il romanzo affronta per la prima volta in letteratura la vergognosa e poco nota vicenda delle cosiddette “Comfort Women”, le donne coreane rapite dai giapponesi durante la Seconda guerra mondiale e rinchiuse nelle case di piacere frequentate dai soldati nipponici. Sulla base di indagini successive, si è stimato che negli anni del conflitto mondiale oltre 300.000 donne vennero deportate in questi bordelli e della maggior parte di loro non si seppe più nulla. Mescolando il racconto di una vicenda personale e familiare alla grande Storia, “Figlie del mare riporta alla luce uno dei più gravi crimini del XX Secolo, emerso solamente nel 1991 quando la pescatrice di conchiglie Kim Hak-sun raccontò la sua esperienza di schiava sessuale e avviò un’azione legale contro il governo giapponese.

È proprio questo il destino di Hana, una delle due sorelle protagoniste del romanzo di Mary Lynn Bracht. Cresciuta in un paese occupato, costretta a dimenticare le proprie radici e divenuta una cittadina di second’ordine nella sua stessa patria, Hana è una giovane pescatrice di conchiglie. Il suo lavoro come donna del mare le permette di godere di una certa libertà e la spinge a mantenere la sua fierezza e il coraggio anche nelle situazioni più complesse. Nel 1943, Hana, sedicenne, si offre in sacrificio ai soldati giapponesi in cambio di Emiko, la sua sorellina, e viene condotta in Manciuria e rinchiusa in un bordello. A quasi settant’anni di distanza da quel giorno, nel 2011, dopo una vita di sensi di colpa e dolore, Emiko decide di non poter lasciare questo mondo senza sapere qual è stata la sorte della sorella maggiore e si reca a Seul per mettersi sulle tracce ormai labili di Hana e unirsi alle manifestazioni che si tengono ogni mercoledì davanti all’ambasciata giapponese, chiedendo giustizia per le “Comfort Women”.

La vicenda delle “Comfort Women” è stata a lungo causa di forte attrito Corea e Giappone e solo nel 2015 è stata ufficialmente rubricata come crimine di guerra, obbligando il Giappone a istituire un fondo monetario per le sopravvissute. Figlie del mare di Mary Lynn Bracht ha conquistato gli editori di tutto il mondo ed è in corso di pubblicazione in 14 paesi, tra cui Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Germania e Spagna.

 

 

“All’ombra del Monte Antelao” di Maria Loreta Rossetti

S.B. – I sogni e le vicissitudini di una giovane donna di provincia al centro di una travagliata storia d’amore. L’incanto dell’amore platonico, l’amore impossibile, ma anche un mondo onirico per particolari sogni premonitori rivelatori dell’animo dell’autrice che pare collegata con fili invisibili ad un’”altra” dimensione perché capace di cogliere aspetti sorprendenti nella sfera dell’irrazionale. Non solo questo nel romanzo “All’ombra del Monte Antelao” (BookSprint Edizioni pag. 115 euro 15,90) di Maria Loreta Rossetti che sarà presentato presso la libreria Feltrinelli di Latina venerdì 27 aprile alle ore 18.

Alla base di quest’opera prima della Rossetti il tema dell’amore nelle varie stagioni della vita in tutte le sue sfaccettature e incongruenze e soprattutto l’amore proibito, mai deprecabile come è nella superficialità dell’intendimento collettivo ma che spesso porta inesorabilmente ad una nostalgica solitudine.

La scrittrice che racconta la sua vita romanzata dichiara di essere l’unica protagonista reale del romanzo, gli altri personaggi invece sono stati inventati, anche se qualcuno potrebbe riconoscersi nei tratti e nei fatti, come anche di fantasia è il contesto in cui si snoda il racconto suggestivo e vario, ora triste ora appassionato ma sempre profondamente “vero”.

 

I segreti de “L’altra moglie” di Kerry Fisher

S.B. – Scoprire cosa c’è dietro il matrimonio delle altre donne e cosa succede quando ci si sposa una seconda volta. Con questo spirito Kerry Fisher, autrice che vive nel Surrey con marito e due figli, ha scritto “L’altra moglie” (Nord pag. 350 euro 18) romanzo che ha stregato 250.000 lettori soltanto in Inghilterra.

Per Maggie, una madre single che non ha mai avuto una relazione stabile, il matrimonio con Nico è un sogno. Anche perché finalmente farà parte di una vera, grande famiglia. Suo marito infatti vive nella casa di fronte a quella del fratello Massimo e a pochi passi dalla madre, considerata da tutti il loro nume tutelare. Eppure è proprio lei ad accogliere Maggie con estrema freddezza. Invece di vederla come la persona che ha aiutato Nico a superare la morte della prima moglie Caitlin, la giudica un indegno rimpiazzo. Perché Caitlin era più sofisticata, più bella e certamente più adatta a Nico. Maggie se lo sente ripetere così tante volte che inizia quasi a crederci. Finché non trova un fascio di lettere nascoste in soffitta, lettere scritte a Caitlin da un uomo che non era suo marito. E allora cambierà ogni cosa…Infatti c’è anche il risvolto per Lara…  L’immagine che tutti hanno di Massimo e Lara è quella di una coppia solida e felice. Brillante professionista lui, impeccabile donna di casa lei, entrambi amorevoli genitori del figlio Sandro. Eppure dietro l’apparenza si celano ombre che Lara non ha il coraggio di condividere con nessuno. Almeno fino a quando non arriva Maggie, la nuova cognata. Potrebbe essere lei la chiave per evadere dalla prigione del suo matrimonio. Ben presto, però, Lara si renderà conto che, in una famiglia tenuta insieme da ipocrisie e segreti, rivelare la verità conduce a conseguenze devastanti.

Così scrive ai lettori la Fisher:
“Mentre macinavo idee per questo romanzo, ho letto un’infinità di articoli e forum su Internet per capire a fondo di cosa parlano le donne, quali problemi affrontano e quali sono per loro le questioni davvero importanti. Le discussioni ricadevano di continuo sulla complessità delle dinamiche familiari. A colpirmi sono stati soprattutto gli innumerevoli compromessi richiesti, in particolare alle donne, per far sì che la vita in comune proceda felicemente e il profondo senso di desolazione che le assale quando insorgono contrasti coi membri della famiglia. Poiché questo è un romanzo, e il fulcro di ogni buon romanzo è il conflitto, ho sentito l’impulso d’indagare su come le relazioni diventino ancora più complicate quando ci si sposa per la seconda volta e ci si ritrova costretti a percorrere un sentiero delicato, serpeggiando tra i meandri di una storia consolidata fatta di ex mogli (vive o no), figliastri e parenti acquisiti. Ho visto amiche piangere per la riluttanza mostrata dai nuovi congiunti nell’accoglierle e addirittura precipitare nella disperazione davanti alla fatica incontrata nel crescere i figliastri. Ma ho visto anche come una paziente perseveranza possa condurre alla creazione di una nuova famiglia, con le sue criticità ma anche con le sue tradizioni, gioie e occasioni da festeggiare. Nel mio romanzo, oltre ad analizzare la difficoltà nell’integrarsi in una famiglia segnata dalla morte della prima moglie, volevo puntare lo sguardo su un dato di fatto: non conosciamo mai la verità sul matrimonio degli altri. Continuo a vedere donne sopportare di tutto per proteggere i propri bambini e faticare a chiedere aiuto quando le cose in casa si mettono male per paura di non essere credute, di essere etichettate come melodrammatiche, di veder compiere ritorsioni sui figli.»

 

Dalla lettera di Kerry Fisher ai lettori

 

La distonia in uno studio della Fondazione Santa Lucia IRCSS

Il 22 maggio dell’anno 1832 il pianista e compositore Robert Schumann annotava nel suo diario: “Il terzo dito sembra veramente irreparabile”. Solo un anno prima nello stesso diario si legge il triste rammarico di chi aveva sognato di dedicare alla musica tutta la propria vita: “Se solo non avessi le dita e potessi suonare per altri semplicemente con il mio cuore!”.

 Le ricerche storiche di medici e musicisti hanno diagnosticato in tempi molto più recenti che Robert Schumann deve essere stato affetto da una distonia muscolare che gli aveva colpito il dito medio della mano destra. Oggi la “distonia del musicista” è una patologia nota così come lo è l’analogo “crampo dello scrivano”. Forme cosiddette focali di distonia, ovvero che colpiscono un punto specifico del corpo, un arto utilizzato con particolare intensità dalla persona.

Come se la patologia fosse una conseguenza di “iperattività”, parola chiave che aiuta a comprendere anche i risultati di un nuovo studio realizzato dai ricercatori della Fondazione Santa Lucia IRCCS, coordinati dal Prof. Antonio Pisani.

Lo studio, supportato anche da analisi di morfologia cellulare eseguite dall’Università degli Studi di Milano, si è concentrato sulla Distonia di tipo DYT1, la più diffusa forma genetica della malattia. Non una forma focale quindi, di quelle che colpiscono in età adulta, bensì una manifestazione che interessa progressivamente tutto il corpo ed esordisce in età molto giovane, riducendo la persona in posizioni sempre più contratte fino alla totale perdita di movimento e all’impossibilità di mantenersi non solo in equilibrio ma neppure seduti. Nel settore delle neuroscienze la Fondazione Santa Lucia di Roma ha attivi 60 laboratori e oltre 250 ricercatori. Dal 1992 è riconosciuta dal Ministero della Salute come Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS).

La distonia non è un problema muscolare, bensì neurologico, e i ricercatori dell’IRCCS Santa Lucia ne sono andati a indagare l’origine analizzando lo “striato” o “nucleo della base”, una zona collocata sotto la corteccia del cervello, che gioca un ruolo importante nello sviluppo e nel controllo del movimento. Lo hanno fatto analizzando modelli animali in laboratorio e hanno constatato che in presenza di distonia le cellule dello striato manifestano “iperattività” appunto. In termini scientifici si dice che presentano una plasticità sinaptica eccessiva, tanto che nelle diverse fasi di sviluppo dell’organismo questa plasticità appare già in eccesso nei soggetti malati quando nei soggetti sani la medesima fase non è neppure ancora iniziata. Non è solo un problema di “iperattività” ma anche di “ipertrofia” delle strutture cellulari. È il caso in particolare dei dendriti, prolungamenti delle cellule nervose che fungono da sensori per le cellule ricevendo informazioni dall’ambiente, e che negli organismi in fase di sviluppo affetti da distonia risultano eccessivamente maturi.

Per cercare di fare luce sulle cause di questo eccesso di sviluppo e iperattività delle cellule nervose dello striato – spiega il Prof. Antonio Pisani, Direttore del Laboratorio di Neurofisiologia e Plasticità dell’IRCCS Santa Lucia – ci siamo concentrati sul fattore di crescita BDNF che influisce fortemente sullo sviluppo di alcuni importanti neurotrasmettitori, tra cui il glutammato. Nel fare questo abbiamo constatato un picco di presenza di questo fattore di crescita in corrispondenza con il manifestarsi delle alterazioni del sistema nervoso osservate”.

La possibilità di tenere sotto controllo il fattore di crescita BDNF mediante farmaci è a questo punto la nuova ipotesi di ricerca che suggerisce lo studio appena pubblicato. “Nei casi di distonia generalizzata – sottolinea il Professor Pisani – la malattia, sebbene abbia origine genetica e sia ereditaria, o si manifesta entro i primi 15 anni di vita oppure non si sviluppa mai più. Se noi quindi riuscissimo a tenere sotto controllo i fattori scatenanti fino all’adolescenza, dovremmo essere in grado di impedire l’insorgere della patologia per il resto della vita, anche se l’individuo porterà sempre con sé la mutazione genetica”.

L’inibizione di un fattore di crescita in età pediatrica rappresenta tuttavia un’ipotesi terapeutica molto delicata. Lo stesso prof. Pisani ammette: “Bisogna in questo caso puntare a molecole che siano capaci di colpire in modo molto selettivo solo le cellule dello striato, quindi ambire ad una terapia regionalizzata”. Uno studio e una nuova ipotesi di ricerca che permettono comunque di compiere un nuovo passo avanti nella comprensione delle cause e nel possibile trattamento della distonia, malattia rara ancora circondata da molti interrogativi irrisolti.

L’enogastronomia “traino” del turismo nel Lazio

S.B. – E’ l’enogastronomia il vero traino del turismo nel Lazio, regione “penalizzata” dalle meraviglie della Città Eterna. Ma è proprio grazie a cibo e vino che l’intero territorio regionale può richiamare i turisti e soprattutto farli soggiornare al di fuori di Roma. E’ con questo spirito che è stato presentato al Vinitaly di Verona il “Cammino del Cibo – Roma & Lazio: food experience”.

“Il progetto che abbiamo presentato oggi al Vinitaly di Verona durante l’incontro “Lazio eterna scoperta: una storia di sapori” testimonia quanto l’enogastronomia rappresenti oggi uno dei principali driver di sviluppo e di crescita per la nostra Regione” ha commentato Stefano Fiori Presidente della Sezione Industria del Turismo e del Tempo libero di Unindustria.

Il Lazio si conferma al 6° posto per turismo enogastronomico e per numero di prodotti agroalimentari DOP, IGP, DOCG e IGT. E’ una Regione ricca di prodotti tipici e di tradizioni gastronomiche. Unindustria oggi, attraverso la sua partecipazione al Vinitaly e presentando il progetto“Cammino del Cibo – Roma & Lazio: a food experience”, ha voluto ribadire l’importanza di far collaborare in sinergia il sistema turistico e quello dell’agroalimentare, legando la tradizione all’innovazione, perché solo in questo modo potremo valorizzare pienamente le eccellenze del nostro territorio.”  

“Presentato a Marzo alla fiera internazionale del turismo ITB di Berlino, con il supporto della Regione Lazio e dell’Enit che ci ha concesso il proprio patrocinio, il Progetto “Cammino del Cibo – Roma & Lazio: a food experience”, vuole diventare un modello di collaborazione pubblico-privato e una buona pratica per lo sviluppo di nuove proposte turistiche, inserendosi all’interno dell’anno del cibo italiano proclamato dal Mibac e Mipaaf ed anticipando iniziative per il 2019. Attraverso questo progetto – ha concluso Stefano Fiori – potranno essere suggeriti al turista itinerari che si caratterizzeranno per due aspetti: il primo di natura antropologica, incuriosendo il viaggiatore partendo dal gusto e dal legame profondo che i nostri territori e le nostre comunità hanno con il cibo e la cucina. Il secondo di natura tecnologica, stimolando l’uso di strumenti innovativi per la promozione del nostro patrimonio enogastronomico. Avvicineremo il turista alla tradizione e ai sapori del Lazio attraverso la realizzazione di una “cartolina interattiva”, che con la realtà aumentata permetterà – dopo aver scaricato una App gratuita – di vedere il video-racconto della ricetta e tutti i passaggi per realizzare il piatto.”

 

DTT, a Frascati la macchina sperimentale per la fusione nucleare

Sarina Biraghi – Sarà costruita a Frascati, in provincia di Roma, la macchina sperimentale Divertor Test Tokamak (DTT). Farà parte del Centro di eccellenza internazionale per la ricerca e dovrà fornire risposte sulla fattibilità scientifica e tecnologica della produzione di energia dalla fusione. Dtt è considerata l’anello di collegamento con i grandi progetti internazionali, come il reattore sperimentale Iter in costruzione in Francia. Il Consiglio di Amministrazione dell’Enea ha approvato la relazione conclusiva con la graduatoria finale delle 9 località candidate e sulla base dei requisiti tecnici, economici ed ambientali richiesti, il punteggio più elevato è stato assegnato dall’apposita Commissione di valutazione proprio al sito di Frascati. A seguire, la Cittadella della Ricerca (Brindisi) e Manoppello (Pescara). Nulla da fare anche i due siti liguri, Ferrania (Savona) e La Spezia, per quello piemontese di Casale Monferrato, ma anche per i siti di Lombardia, Campania, Emilia-Romagna, con un sito in tandem con la Toscana e Veneto.

Per la scelta è stato necessario valutare come requisiti l’estensione dell’area, la compatibilità con il piano regolatore urbanistico, le certificazioni ambientali, la presenza di infrastrutture e aree industriali ed eventuali sinergie. “Dai sopralluoghi effettuati nei 60 giorni di istruttoria e dall’esame della documentazione ricevuta, sono emerse indicazioni fattuali per valutare l’idoneità dei siti; a ogni requisito è stato associato uno specifico punteggio per elaborare la graduatoria – ha dichiarato il presidente della Commissione ing. Alessandro Ortis, già Presidente dell’Autorità per l’energia – È stato un percorso laborioso e di grande impegno, facilitato da un apprezzatissimo dialogo di approfondimento con le amministrazioni regionali e locali che hanno assicurato un apporto di qualità al lavoro della Commissione”.

Per DTT sono previsti investimenti pubblici e privati per 500 milioni di euro e l’impiego di oltre 1.500 persone altamente specializzate con ricadute scientifiche, tecnologiche ed occupazionali, oltre al coinvolgimento di istituzioni di ricerca, università e imprese.

L’ampia partecipazione e la qualità delle proposte pervenute hanno dimostrato capacità di attivarsi, professionalità e forte attenzione al mondo della ricerca: di questo desidero ringraziare tutte le istituzioni regionali coinvolte – ha dichiarato il Presidente dell’ENEA Federico Testa – Oggi è l’Italia che vince. Perché investe sulla conoscenza e sull’energia sostenibile con un progetto che garantisce prospettive scientifiche e occupazionali positive per tutti e, in particolare, per i giovani”.

L’avvio dei lavori della Dtt è previsto entro il 30 novembre 2018, con l’obiettivo di concluderli in 7 anni; saranno coinvolte oltre 1500 persone di cui 500 direttamente e altre 1000 nell’indotto con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro, a fronte di un investimento di circa 500 milioni di euro. I finanziamenti sono sia pubblici che privati e vedono la partecipazione, fra gli altri, di Eurofusion, il consorzio europeo che gestisce le attività di ricerca sulla fusione (60 milioni di euro) per conto della Commissione europea, il Miur (con 40 milioni), il Mise (40 milioni impegnati a partire dal 2019), la Repubblica Popolare Cinese con 30 milioni, la Regione Lazio (25 milioni), l’Enea e i partner con 50 milioni cui si aggiunge un prestito BEI da 250 milioni di euro.

“La scelta dell’Enea di realizzare a Frascati un centro mondiale di ricerca su energia nucleare pulita e sicura è un risultato straordinario – ha dichiarato il presidente di Unindustria Filippo Tortoriello –  Unindustria fin dal primo momento ha sostenuto con tutto il suo impegno l’opportunità di ospitare nella nostra Regione questa infrastruttura di grande prestigio destinata a fare della fusione nucleare la soluzione del futuro che soddisferà senza limiti la domanda di energia. A fronte di 500 milioni di euro di investimenti pubblici ed europei, con un ritorno stimato di 2 miliardi di euro e 1500 nuovi posti di lavoro, il Lazio si conferma come la punta di diamante della ricerca e dell’innovazione del nostro Paese. Questo è un riconoscimento che premia una Regione che ha saputo fare squadra, per raggiungere un obiettivo fondamentale per la crescita e la competitività del territorio. Vogliamo ringraziare i Rettori delle nostre Università che hanno sostenuto il progetto e la Regione Lazio che fin da subito ha creduto nella candidatura di Frascati come sede della DTT”.

“L’Europa che conta” oggi e nel futuro

L’ultimo libro del professor Luca Filipponi  “L’Europa che Conta” (Graus Editore)  scritto e condiviso con il collega Giuseppe Catapano presidente e rettore dell’accademia Auge, sta avendo un buon successo di vendite (già esaurita la prima edizione e metà della seconda), critica e pubblico.
Il libro è nelle prime posizioni in importanti premi letterari dopo le presentazioni della Camera dei Deputati e della Commissione Europea.
Nel libro “l’Europa che Conta” vengono riportati passaggi importanti e significativi di importanti discorsi fatti nell’ambito delle istituzioni comunitarie, in primis alcuni passaggi del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che già in precedenza aveva presenziato al libro di Luca Filipponi “L’Europa in Tasca” (Rai Eri Mondadori) che tra il 2004-2006 è stato uno dei saggi più venduti in questo segmento (ben 15.000 copie).
Molto soddisfatto l’autore Filipponi: “L’Europa che conta è una fotografia dell’Europa Contemporanea nella quale vengono inserite con largo anticipo tutte le tematiche che saranno oggetto dei prossimi dibattiti politici in Italia ed in Europa, come per esempio il cosiddetto piano Marshall per l’Africa, progetto che sta molto a cuore al Presidente Tajani”.
Attraverso questo libro si può conoscere meglio l’Europa di ieri e di oggi, ma soprattutto si potrà immaginare quella di domani attraverso gli interventi dei suoi protagonisti.

Nei prossimi mesi sono previste presentazioni-conferenza del libro a Spoleto, San Benedetto del Tronto, Maiori (Sa), Pesaro, Viterbo.