Monthly Archives: Agosto 2018

“Il Cielo dopo di noi” di Silvia Zucca

La fragilità della vita e la forza dei legami familiari, attraverso le donne di ieri e di oggi e i segni che tutti noi lasciamo nel mondo e nel cuore delle persone, quelle che ci hanno preceduto e quelle che continueranno il nostro cammino. E’ questo “Il Cielo dopo di noi” di Silvia Zucca (Editrice Nord, pag. 468 euro 18) in libreria giovedì 30 agosto. L’autrice, laureata in letteratura inglese, tradittrice e scrittrice a tempo pieno, è diventata un caso editorialegrazie al successo internazionale del suo romanzo d’esordio Guida astrologica per cuori infranti che ha venduto oltre 40 mila copie in Italia. I diritti di traduzione sono stati venduti in 18 Paesi.

Ne “Il Cielo dopo di noi” Alberto, il padre di Miranda, è scomparso. Da dodici anni lei non ha contatti con la famiglia e quella notizia è come un fulmine in un cielo che si è sempre rifiutata di guardare e che, adesso, la chiama a sé con prepotenza. Così, frugando tra le carte del padre, trova una lettera datata 18 novembre 1944: è una lettera d’amore destinata alla nonna, Gemma. Ma chi è l’uomo che promette a Gemma di tornare da lei e da Alberto? Possibile che quel mistero sia collegato all’improvvisa scomparsa del padre? C’è solo un modo per scoprirlo: andare a Sant’Egidio dei Gelsi, il paese in cui lui e Gemma si erano rifugiati durante la guerra. E, sotto il cielo idilliaco della campagna piemontese, Miranda raccoglierà i frammenti di una storia solo apparentemente dimenticata; la storia di un ragazzino senza padre, costretto a crescere troppo in fretta, e di una donna obbligata a prendere una decisione terribile, che segnerà la sua vita per sempre. Una storia che la condurrà infine da Alberto, ma che soprattutto le permetterà di alzare gli occhi e capire che il futuro – il cielo dopo di noi – si rasserena solo se si ha il coraggio di cancellare le nubi del passato e di aprirsi all’amore.

 

“Tienilo acceso”, come usare le parole in rete

Comunicare sui social. Può sembrare facile ma non lo è perché anche nella piazza virtuale la parola ha il suo peso. E allora appare di estrema utilità il manuale realizzato dalla linguista Vera Gheno che collabora con l’Accademia della Crusca dal 2000 e dal 2012 ne gestisce l’account Twitter, attraverso il quale dà il suo contributo alla diffusione della conoscenza della lingua italiana, e il filosofo della comunicazione Bruno Mastroianni, attivi da tempo con conferenze, lezioni e pubblicazioni specifiche sulla comunicazione efficace nel web. Sarà infatti giovedì in libreria Tienilo acceso (Longanesi pag. 288 euro 14,90) un manuale per imparare a usare nel modo migliore le parole in rete, senza farsi opprimere dalla comunicazione in internet, oggi sempre più presente e insidiosa. I due autori offrono la loro profonda esperienza, pronta per l’uso, in un vademecum rivolto a tutti coloro che trascorrono online parte della loro esistenza. Perché tutti possono imparare a padroneggiare la comunicazione sui social senza lasciarsene schiacciare, decifrarne i messaggi senza lasciarsene manipolare, capire e farsi capire attraverso una scelta accorta e consapevole delle parole giuste. Gheno e Mastrioianni forniscono un testo necessario in un mondo in cui i costumi sociali sono in perenne movimento, in cui i social divengono il teatro privilegiato di scontri comunicativi con conseguenze, anche pesanti, sul “mondo reale”, in cui le fake news creano dibattiti e reazioni, a volte poco razionali, tra gli utenti. Oggi più che mai si può smettere di parlare di rete contrapposta alla vita reale: la vita è contemporaneamente online e offline, e non sempre si è in grado di gestire questa complessità. Non si può tuttavia continuare a lamentarsi di un’internet ignorante, piena di odio e pericoli. Questo testo mostra come, nel suo piccolo, ogni utente possa fare la differenza, imparando come reagire e comportarsi quando si trova a confronto con gli “imbecilli” della rete e i danni che producono.

 

 

Camaiani, il successo vola sul “Filo d’erba”

Sarina Biraghi – E’ un filo d’erba a percorrere la collezione autunno inverno 2018-2019 che Vittorio Camaiani ha presentato in anteprima nel consueto appuntamento agostano a “Villa Montanari Rosati” di Porto San Giorgio. Una sfilata che ha conquistato come sempre il vasto pubblico presente fin dalle prime uscite delle affascinanti modelle.

E’ uno stelo d’erba sottile e verde come una felce a percorrere l’abito o la camicia nera in crêpe de chine. Poi il filo diventa sciarpa creando due ammiccanti virgole lilla dietro l’abito da sera verde ramarro. E ancora, i fili d’erba si moltiplicano quasi a diventare delle lingue rosse come il sole al tramonto sulla gonna grigio asfalto di jeans, lavorato come un capo di alta moda. Insomma i fili d’erba spuntano dalle aperture create ad arte su maniche e pantaloni, sui completi e sulle piccole giacche in pregiate lane del lanificio Bottoli, sul rever del rigoroso cappotto nero come la notte in cachemere o sulle tutte e sui lunghi abiti “zippati” in crêpe de chine e crêpe di lana, mikado e organza. Di grande effetto scenico i sinuosi fili d’erba sui cappelli di Jommi Demetrio giusto complemento della collezione Camaiani insieme alle calzature di Lella Baldi. La tenacia dell’erba che cresce sugli abiti è la stessa tenacia delle idee di Vittorio Camaiani, della sua artigianalità e sartorialità d’altri tempi che in 30 anni di carriera ha dedicato ad una donna moderna dallo stile unico e mai omologato, una donna sofisticata ma pragmatica, che non si lascia mai “indossare” da un abito ma che fa di quel capo un complemento della “sua” bellezza e del suo fascino.

E tutte le “sue” donne presenti all’evento sono rimaste affascinate ed emozionate, ancora una volta, davanti alle creazioni dello stilista e artista marchigiano Vittorio Camaiani che, anche grazie all’insostituibile collaborazione della moglie Daniela Bernabei, con la sua griffe contribuisce al trionfo della moda Made in Italy.

 

Dà un passaggio a due clandestini, arrestato

S.B. – Si sa, la legge non ammette ignoranza, ma a volte, neanche la generosità. Ne sa qualcosa un aostano che per aver dato un passaggio con la sua auto si è beccato una condanna a 9 mesi di reclusione e 24.000 euro di multa. Tutto perché, generosità a parte, qualcuno non ha detto la verità infischiandosene delle regole e delle persone da rispettare. Veniamo al fatto. Un aostano, la notte di due giorni fa, ha dato un passaggio tra la Francia e l’Italia a due persone, una cittadina ivoriana e un marocchino, contattati tramite il portale di car pooling Bla bla car. Al controllo di frontiera al traforo del Monte Bianco, i due stranieri sono risultati irregolari e l’italiano è stato arrestato. Essendo residente in Francia, l’aostano è stato arrestato perché considerato un “passeur”, cioè un traghettatore di clandestini attraverso il confine in cambio di soldi. Una figura balzata agli onori della cronaca qualche settimana fa per il fenomeno del survival sex. Secondo un rapporto prodotto da “Save the Children”, infatti, tante migranti ragazzine provenienti per lo più dal Corno d’Africa e dall’Africa-sub-sahariana con prestazioni sessuali riescono ad ottenere un passaggio da un passeur, appunto, per superare la frontiera tra Ventimiglia e la Francia. All’autista italiano è stato contestato dalla polizia di frontiera il reato di immigrazione illegale e il giudice di Aosta ha confermato l’accusa. La coppia di stranieri invece è stata espulsa. Naturalmente qualcuno ha fatto notare la rapidità con cui la legge italiana si è mossa nei confronti del marocchino e dell’ivoriana: cioè, il giudizio direttissimo per l’italiano può anche andare, l’espulsione dei clandestini invece deve essere più lenta così magari si trovava il modo per evitare il rimpatrio… La settimana scorsa, invece, sempre nel tribunale di Aosta un trentenne tunisino, ha spiegato al giudice di essere stato fermato al tunnel del Gran San Bernardo, al confine con la Svizzera, “perché ho sbagliato strada. Volevo tornare in Francia, non mi sono reso conto di aver preso il traforo sbagliato”. Il tunisino, arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, era partito da Milano con a bordo della sua auto, 3 connazionali senza documenti d’identità. Comunque, il cittadino aostano aveva dato il passaggio ai 2 clandestini dopo averli contattati tramite il portale di BlablaCar dove però non risultavano le “caratteristiche” della coppia. I due probabilmente erano riusciti ad iscriversi alterando il profilo considerato che il portale oltre ad essere noto con lo slogan “Il piacere del viaggio senza la fatica di viaggiare” assicura che “ci prendiamo tempo per conoscere i nostri utenti. Tutti i profili e i feedback vengono controllati. Quindi sai con chi viaggi”. In questo caso qualcosa non ha funzionato e il cittadino italiano, in meno di 12 ore, si è ritrovato beffato, arrestato e condannato. Con giudizio direttissimo il tribunale di Aosta gli ha inflitto non solo 9 mesi di reclusione ma anche una multa molto salata, 24.000 euro, con cui, se proprio aveva voglia di compagnia per affrontare il viaggio, anziché usare BlaBlacar poteva pagare un bel taxi.

Vittorio Camaiani: un “Filo d’erba” e 30 anni di carriera

Sarina Biraghi – Moda “illuminata” dalle stelle cadenti con un doppio festeggiamento: appuntamento di stagione e anniversario importante. Domani, venerdì 10 agosto, a Porto San Giorgio, lo stilista Vittorio Camaiani presenterà “Filo d’Erba” la sua collezione di moda per il prossimo autunno-inverno 2018-2019 e festeggerà i primi 30 anni di carriera. Splendida cornice per la sfilata, sarà l’ottocentesca “Villa Montanari Rosati” messa disposizione, ormai da 11 anni, dall’amica e padrona e di casa Marilena Montanari Rosati. L’evento, patrocinato dal Consiglio regionale Marche e dal Comune di Porto San Giorgio, sarà presentato da Elena Parmegiani, direttore della Coffee House di Palazzo Colonna a Roma, e sarà preceduto da una tavola rotonda tra la giornalista de La Verità (già Direttore de Il Tempo), Sarina Biraghi, il giornalista-biografo di Gianni Versace Valentino Toni di Corcia e il consigliere regionale Fabio Urbinati. Tema del dibattito “Le mani, la moda, le Marche” temi cari al couturier. Camaiani, infatti, è un artigiano della sartoria “figlio” di una regione, le Marche, simbolo della passione della creatività e della professionalità di tanti artigiani divenuti famosi. Un artista dell’ago che credendo profondamente nel Made in Italy lavora e produce nel suo territorio, e che, pur vivendo nella modernità, non abbandona “il fatto a mano”, autentico valore aggiunto del suo stile. Una sartorialità unica, emozionante, riconoscibile ma sempre discreta proprio come la sua terra, le Marche. E basta passare in rassegna i suoi abiti per rendersi conto di come lo stilista di San Benedetto del Tronto

ha segnato in modo significativo la storia della moda. La sua haute couture coniuga da sempre artigianalità e creatività ispirandosi a viaggi in Paesi lontani o nel mondo dell’arte. E la donna Camaiani, sofisticata ed ironica, con grande semplicità ha indossato le nuvole di Magritte e le piramidi dell’Egitto, le geometrie futuriste di Balla e i “segni” della Scozia, il baffo di Velàzquez e la laguna di Venezia. Omaggi ad artisti e paesaggi entrati nella mente e nel cuore dello stilista e rimasti come bagaglio culturale da trasmettere alle sue donne contemporanee, riconoscibili ma sempre diverse. Come alcune sue clienti famose: Sylvie Vartan, Martina Colombari, la Contessa Emanuela di Castelbarco, Clio Napolitano e la grande amica e testimonial Marina Ripa di Meana. Senza dimenticare l’idea d’antan che Camaiani ha fatto sua: “Atelier per un giorno” organizzato in varie città, da Bologna a Roma, per consentire a vecchie e nuove clienti di toccare con mano le sue creazioni e i materiali pregiati con cui vengono realizzate. Un “salotto sartoria” dove la creatività e la genialità diventano “su misura”. E grazie alla sua moda, lo stilista ha avuto alcuni riconoscimenti internazionali, come il restauro del guardaroba appartenuto al Maestro Arturo Toscanini e famiglia, oggetto di una mostra che ha girato tutto il mondo e la partecipazione come ospite d’onore alla Semaine italienne e al Museo McCord di Montreal durante la prestigiosa mostra “Italian Fashion from 1945 to today”.
Tornando agli abiti della collezione “Filo d’erba” Vittorio Camaiani ci propone un percorso estetico che richiama al contatto con la natura, senza rinunciare ai consueti tocchi surreali che contraddistinguono da sempre il suo estro creativo. E come sempre, tra sartorialità e creatività tutti i capi accompagnano da mattina a sera la donna Camaiani che vuole essere unica e chic senza rinunciare alla comodità e che negli abiti cerca i colori dell’estate per affrontare l’inverno in città. Trionfano quindi i colori del prato che nell’arco della giornata cambia colore e così da verde vita al viola, al glicine, al rosso. Sono queste le nuances dominanti della collezione, in un singolare abbinamento al grigio di giacche, gonne e cappotti che simboleggiano i colori delle città in cui viviamo. Colori che si contrappongono e con cui Camaiani gioca per appagare il desiderio di estate della sua donna. Come colpiti dai raggi del sole, i capi prendono vita attraverso lavorazioni ad intarsio in duchesse che riproducono la forma dei fili d’erba su gonne di jeans, lavorato come un capo di alta moda, o ancora cappotti rigorosi in cachemere grigio spinato si animano con applicazioni in seta verde, completi e piccole giacche in pregiate lane del lanificio Bottoli vedono spuntare fili d’erba dalle aperture create ad arte su maniche e pantaloni. Per la sera, tute e lunghi abiti “zippati” in crêpe de chine e crêpe di lana, mikado, organza, mentre il nero della notte non rinuncia a tocchi di colore che ricordano un prato al tramonto ma anche l’arte futurista come accade come l’abito scollato con gonna a portafoglio, simbolo della collezione. A completare il look Camaiani i cappelli di Jommi Demetrio e le scarpe di Lella Baldi.