Monthly Archives: Settembre 2018

“Festa dei nonni” con Lino Banfi testimonial

L’attore Lino Banfi, icona di tutti i nonni d’Italia dopo la sua interpretazione in tv di Nonno Libero nella fiction di Rai1 “Un medico in famiglia”, sarà il testimonial della campagna Festa dei Nonni – Millepiazze organizzata, come ogni anno, da  Senior Italia FederAnziani. La Festa dei Nonni, ricorrenza istituita con Legge 31 luglio 2005, n. 159 per ribadire l’importanza del ruolo dei nonni nelle famiglie e nella società, si celebra il prossimo 2 ottobre.

Senior Italia FederAnziani, attraverso l’omonima Fondazione, organizzazione senza scopo di lucro, iscritta all’Anagrafe delle ONLUS dal 19 marzo 2014 e parte integrante del network Senior Italia FederAnziani, porta avanti la campagna Festa dei Nonni – Millepiazze con numerose iniziative dedicate a rafforzare il legame tra le generazioni e a migliorare la qualità della vita della popolazione senior, anche attraverso progetti tesi a sostenere la prevenzione e la salute nella terza età. Del resto la Fondazione Senior Italia è nata proprio con l’obiettivo di sostenere la popolazione anziana anche attraverso progetti destinati a valorizzare i Centri Sociali per Anziani e lavora ogni giorno come parte attiva sul territorio nazionale, offrendo un sostegno diretto alle strutture di riferimento per le attività dedicate al benessere psico-fisico degli anziani in Italia.

Alla Conferenza Stampa di Presentazione della Campagna Festa dei Nonni – Millepiazze 2018, che si terrà il 1° ottobre presso il Senato della Repubblica, parteciperanno il Presidente Senior Italia FederAnziani Roberto Messina, l’attore e testimonial Lino Banfi, nonché i rappresentanti dei partner della campagna, ovvero il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica e Mars Italia, che illustreranno i progetti comuni

La Conferenza Stampa anticiperà il grande evento di sensibilizzazione in programma a Roma per il 2 ottobre, giorno ufficiale della Festa dei Nonni. Alle ore 11.00 in Piazza del Popolo si svolgerà infatti uno speciale “flash mob” che unirà le diverse generazioni per festeggiare i nonni d’Italia e sensibilizzare sul loro ruolo insostituibile: “Il Girotondo dei Nonni e dei Nipoti” li vedrà finalmente uniti in piazza mano nella mano, in un momento festoso che la partecipazione proprio di Lino Banfi.

 

Luca Barbareschi “racconta” la sua valigia

S.B. – Non solo le future mamme e i viaggiatori incalliti hanno una valigia sempre pronta. Ognuno di noi, fin da quando eravamo bambini, si porta dietro la sua valigia. Serve per andare nel mondo per esplorare luoghi ma serve anche a casa, per esplorare il tempo che passa e i nostri sentimenti. Dentro quel bagaglio ci sono cose, forse inutili, sicuramente legate a persone e ricordi… Di altre non possiamo farne a meno perché ci parlano e noi parliamo attraverso di loro. Cose “pesanti” nella nostra valigia perché raccontano il nostro viaggio, i nostri sogni, i nostri desideri, le nostre emozioni e la nostra realtà…

Un bagaglio “di peso”, è sicuramente quello di Luca Barbareschi, ospite a Castel Romano Designer Outlet domani, venerdì 21 settembre alle ore 12, nell’ambito della rassegna “La valigia di…”, inaugurata 12 mesi fa proprio a Castel Romano e poi protagonista di molti appuntamenti nei 5 centri italiani McArthurGlen.

Oggi Direttore Artistico del Teatro Eliseo e produttore di spettacoli teatrali, televisivi e cinematografici, quaranta meravigliosi anni di carriera alle spalle come attore e regista a fianco dei più grandi artisti internazionali, Luca Barbareschi è senza dubbio un grande istrione: per questo sarà particolarmente interessante vederlo raccontare la sua valigia ad Antonella Piperno, caposervizio spettacoli di Panorama.

Assieme i suoi abiti di sempre, classici con stile – irrinunciabile la camicia e il pullover blu Brooks Brothers e il parka di WP Store se fa freddo – e quelli per le occasioni formali – l’abito di Ermenegildo Zegna e le scarpe inglesi di Moreschi – Luca mostrerà al pubblico gli oggetti da cui non si separa mai, curiosi souvenir “di scena” e qualche libro, direttamente dal suo comodino. Il tutto naturalmente condito dalla sua straordinaria vena artistica e dalla grande storia del Teatro Eliseo, di cui Castel Romano Designer Outlet è orgogliosamente partner nella stagione del suo centenario.

Punto di riferimento per il panorama culturale nazionale fin dai tempi di Luchino Visconti e Eduardo De Filippo, il Teatro Eliseo è oggi un’esperienza culturale a tutto campo, un luogo dinamico che vive una policromia di eventi e occasioni di confronto. È energia, la stessa che anima alcune tra le più importanti istituzioni culturali europee e internazionali.

Oltre a rivestire con passione il ruolo di Direttore Artistico dal 2015, Luca Barbareschi è regista e interprete di spettacoli teatrali. Attualmente sta allestendo una prestigiosa versione del Cyrano de Bergerac, in calendario al Teatro Eliseo dal prossimo 30 ottobre (per questo spettacolo, biglietti scontati ai visitatori di Castel Romano Designer Outlet).

 

 

 

XXV Giornata Mondiale dell’Alzheimer, come aiutare pazienti e famiglie

S.B. – In Italia sono circa 600 mila i malati di Alzheimer, pari al 4% della popolazione over 65. E stimando che nel 2050 gli ultra 65enni saranno il 34% della popolazione, le previsioni per i prossimi anni indicano un aumento dei casi che renderà il nostro Paese uno dei più colpiti dalla patologia. Senza dimenticare che per questi pazienti spesso insorgono problemi per tutte le fasi del percorso, dalla prevenzione alla diagnosi fino alla gestione. Molte le iniziative in tutta Italia domani, 21 settembre, per la XXV Giornata Mondiale dell’Alzheimer che coinvolge non soltanto la persona con la patologia ma l’intero nucleo familiare poiché il malato di Alzheimer, specie nelle fasi avanzate, necessita di una continua assistenza. Sono circa 8 famiglie su 10 in Italia che preferiscono sostenere personalmente l’ammalato assumendosi integralmente i costi dei trattamenti e dedicandogli circa 7 ore di assistenza diretta, ossia di pura cura, e 11 ore di sorveglianza ossia di tempo trascorso con il malato. Per alleviare il loro peso la diagnosi precoce è decisiva.

In occasione della XXV Giornata Mondiale dell’Alzheimer, l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia organizzerà una serie di appuntamenti per famiglie e operatori per comunicare questa prospettiva corretta: vedere la diagnosi, oltre che come diritto del paziente, come indispensabile premessa alla costruzione di un’alleanza terapeutica tra malato, famigliari e personale sanitario. “La diagnosi precoce deve avere la finalità di accogliere malato e famigliari nel solco di programmi di cura ed assistenza che consentano loro di sentirsi meno soli di fronte alla malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti (nella foto)- L’enfasi sull’importanza della diagnosi è fondata anche sulla disponibilità di procedure diagnostiche che oggi sono molto affidabili e sicure. Proprio negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione che ci consentono oggi di diagnosticare la malattia di Alzheimer alle prime avvisaglie quando ancora la persona è in possesso delle proprie facoltà, prima che la malattia sia sfociata in una demenza conclamata”.

L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è un punto di riferimento nazionale in questo campo. L’Alzheimer’s Association, l’Associazione non-profit che si dedica al supporto dei famigliari e alla ricerca sull’Alzheimer lo sosteneva già nel ’99 con lo slogan “’Diagnosing Dementia: See It Sooner” (diagnosticare la demenza: vederla prima). A distanza di 9 anni la diagnosi precoce diventa sempre più importante, proprio perché ancora oggi ci si rivolge ai servizi sanitari a malattia conclamata o avanzata, solo quando sono evidenti i disturbi del comportamento connessi a questa patologia, che sono agitazione, insonnia, deliri, apatia, scarsa collaborazione o aggressività fisica o verbale… La diagnosi precoce dell’Alzheimer è la frontiera su cui si concentra, con ottimi risultati, l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, che è un centro di riferimento nazionale e internazionale in questo campo, insieme alle altre strutture dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio, che hanno predisposto servizi ad hoc per la presa in carico dei pazienti e delle famiglie. “Abitualmente, questa forma di demenza viene diagnosticata dopo 2-4 anni di malattia – Zanetti – Sono complici di questo ritardo alcuni pregiudizi sull’invecchiamento. Si tende a confondere l’invecchiamento con la prospettiva “inevitabile” di un declino delle facoltà cognitive e in particolare della memoria: si ritiene che rientrino nella normalità, quando si è vecchi, sia la perdita di autonomia che quella della capacità di far funzionare correttamente il proprio cervello. Nulla di più errato. Infatti è vero il contrario per la maggioranza degli anziani: solo il 7% degli anziani, oltre i 65anni, ha problemi di demenza”. Anche nel mondo sanitario a volte si ritiene che l’assenza di cure efficaci e risolutive renda inutile e dispendioso effettuare indagini diagnostiche, mentre secondo i Fatebenefratelli “è importante ed eticamente/professionalmente corretto svincolare il diritto alla diagnosi dalle prospettive di cura. Quest’ ultima considerazione vale non solo per le demenze ma anche per tutte le malattie croniche che affliggono le popolazioni che hanno il privilegio di invecchiare a lungo” osserva Zanetti. In Italia esiste una rete assistenziale (i CDCD: centri per i disturbi cognitivi e le demenza e sono circa 600), ma è necessario che i malati ed i famigliari vi si affidino il più presto possibile; solo così potranno essere alleggeriti, grazie al contributo di medici, infermieri, educatori, assistenti sociali, psicologi, dal peso assistenziale e dal senso di solitudine» sottolinea il medico bresciano.

 

Presto la cefalea cronica riconosciuta come “malattia sociale”

Domani, in Commissione Affari sociali della Camera, inizierà l’esame in sede referente della proposta di legge della deputata della Lega Arianna Lazzarini sul riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale.

“Non parliamo del semplice ‘mal di testa’ passeggero – sottolinea Lazzarini, prima firmataria e relatrice del provvedimento -: la cefalea cronica è una malattia invalidante vera e propria e molto più diffusa di quanto si possa immaginare. Può limitare o compromettere gravemente la capacità di far fronte agli impegni di famiglia e di lavoro e comporta costi economici e sociali ingenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cefalea cronica è al terzo posto tra le malattie invalidanti. E’ tra le prime dieci cause al mondo di disabilità. Solo in Italia colpisce 26 milioni di persone. Studi scientifici comprovano che proprio in Italia il costo totale per la sola emicrania è stato nel 2004 di tre miliardi e mezzo, costo situato ai livelli più alti tra quelli inerenti alle malattie del cervello: addirittura superiore all’ictus. Politica e istituzioni devono dunque dare una risposta concreta a un’esigenza particolarmente sentita e attesa, riconoscendola come malattia sociale da inserire nei livelli essenziali di assistenza. Auspico pertanto un rapido esame della mia proposta di legge, affinché la sua approvazione possa finalmente garantire tutela sociale e lavorativa, oltre che una nuova dignità di vita, ai pazienti che ne soffrono da almeno un anno, circostanza che devono dimostrare espressamente mediante diagnosi che attesti senza ombra di dubbio l’effetto invalidante”.

 

#BECOMINGTHEFUTURE o la consapevolezza del mondo in trasformazione

S.B. – Porte aperte domani alla Triennale di Milano a clienti, partner-vendor, prospect, opinion leader, decision maker per #becomingthefuture, ashtag ufficiale della prima convention annuale di Altea Federation, che quest’anno festeggia i 25 anni di attività nell’integrazione di sistemi e consulenza informatica. Altea Federation è il Gruppo, composto da 12 aziende e oltre 1.000 persone, capitanato dal 1993 da Andrea Ruscica (nella foto).Oltre a guidare il board della Federazione, Ruscica è in prima linea nella conduzione delle Società del Gruppo, dalla formulazione ed esecuzione di strategie a lungo termine, all’interazione con clienti, dipendenti e altri stakeholder. Sul palco de La Triennale presenterà le forze tecnologiche che stanno riplasmando le persone e le organizzazioni, ripercorrendo l’approccio: #human #innovation #growth di Altea Federation.  “Siamo nell’era del Becoming, del continuo divenire. Componiamo e ricombiniamo elementi differenti ogni giorno per ottenere performance migliori, unendo le insostituibili human skills alla potenza delle tecnologie intelligenti, dando spazio a infinite possibilità di sviluppo e crescita”, sostiene Ruscica. Secondo l’appassionato leader dobbiamo chiederci come vivremo tra 30 anni, “Becoming… ed essere coscienti di questa instabilità, e della sua inarrestabilitàè il primo passo per interpretare con una chiave diversa (Human + Tech) gli impatti che si verificheranno sulla vita dell’uomo e sul nostro lavoro”. Del resto Ruscica sa bene che le tecnologie che utilizzeremo abitualmente nella nostra vita fra 30 anni, di fatto, non esistono ancora e che il ciclo di vita di una tecnologia si sta riducendo sempre di più. Basti pensare che la vita media di un’app è di soli 30 giorni. Dopo l’intervento del Chairman di Altea Federation e Presidente delle Società del Gruppo Altea.seguiranno due tavole rotonde, animate da alcuni importanti esponenti del panorama aziendale italiano e internazionale, entrambe moderate da Francesca Chialà, Sociologa, TED & Inspirational Speaker e Business Coach. Alla prima parteciperanno Roberto Tascione, Worldwide CEO della multinazionale chimico-farmaceutica Zambon; Mariacristina Gribaudi, Amministratore Unico di Keyline; Claudio Marenzi, Imprenditore, Presidente e Amministratore Delegato di Herno, esponente della moda Made in Italy; Fabrizio Rigolio, Imprenditore e CEO di Rizoma, che firma componentistica per moto dalla qualità estrema; Giuliano Mosconi, Imprenditore Presidente e CEO di Tecno, azienda specializzata in mobili e scrivanie da ufficio.  Nella seconda tavola rotonda saranno presenti: Gianfranco Chimirri HR & Communication Director di Unilever Italia; Donatella Isaia, Direttore Risorse Umane e Organizzazione di Vodafone Italia,che presenterà approcci innovativi e multidisciplinari alla gestione delle risorse umane nell’era dell’intelligent enterprise e della corsa alle competenze digitali; Francesco Baroni, Business Innovation & Technology Management Senior Executive di Gi- Group, realtà dedicata allo sviluppo di figure professionali; Andrea Roero, Chief Information Officer di Celli Group, leader nella spillatura di birra e soft drink, che ha deciso di investire nell’IoT e non solo per diventare una vera e propria azienda focalizzata sul servizio al cliente.

 

“Isola di neve” due donne e un amore indimenticabile

S.B. – Un’isola che sa proteggere. Ma anche ferire. Un amore indimenticabile sepolto dal tempo. A distanza di due anni dal precedente, Valentina D’Urbano (romana e illustratrice per l’infanzia) torna in libreria con un romanzo potente, “Isola di Neve” (Longanesi, pag. 512 euro 16,90), in libreria da giovedì scorso. Sullo sfondo autunnale di un’isola al largo di Roma, l’autrice racconta una storia d’amore e di ricerca di sé, che si sviluppa su due piani temporali diversi e dà vita a due fortissime protagoniste femminili. Due donne che guardandosi dentro troveranno e terranno stretta, in un misto di timore e fierezza, la meraviglia della scoperta e la forza dell’indipendenza. È il 2004, Manuel, 28 anni, è scappato di casa e dopo aver rotto i ponti con la propria famiglia e fidanzata, è approdato sull’isola di Novembre, dove conta di ripartire da capo con la propria vita. Qui incontra una giovane tedesca, Edith, una violinista che è sull’isola per una ragione precisa: ricostruire tutto ciò che può su un misterioso violinista tedesco, Andreas von Berger, ultimo prigioniero del carcere di Santa Brigida – un isolotto a poche centinaia di metri da Novembre –, rinchiuso lì negli anni Cinquanta e morto poco dopo la scarcerazione, in circostanze mai chiarite. Di Andreas restano poche cose: un frammento della sua ultima partitura per violino e un nome di donna: Tempesta.

Cinquant’anni prima, nel 1952, Neve è una giovane pescatrice dell’isola di Novembre. In costante fuga dal padre violento, Neve si barcamena nella vita isolana del dopoguerra, fatta di stenti, miseria e arretratezza culturale e sociale. È proprio sfuggendo a una delle violente sfuriate di suo padre che, attratta dalla musica di un violino, finisce sulla piccola spiaggia bianca e isolata su cui si affaccia la cella di Andreas. Divisi dalle sbarre della prigione, Neve e Andreas cominciano a parlare, con un solo patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome così che sarà lui stesso a sceglierne uno: Tempesta.

Domenica prossima, 23 settembre, con la sua “Isola di neve” Valentina D’Urbano sarà ospite a “Pordenonelegge”.

 

 

 

Sui vaccini la maggioranza ci ripensa: certificato o niente scuola

Sarina Biraghi – Più che un punto fermo un passo indietro della maggioranza sui vaccini. Sicuramente quello che voleva il ministro della sanità Giulia Grillo e una pseudo vittoria per il Pd e i virologi in odore di candidatura politica. E così, i bambini non vaccinati restano fuori da nidi e scuole materne. I due relatori del M5s (pentastellati come la Grillo), Vittoria Baldino (commissione Affari Costituzionali) e Giuseppe Buompane (Commissione Bilancio) hanno firmato un emendamento, che raccoglierebbe una serie di emendamenti presentati da diversi gruppi parlamentari, che sopprime il comma 3 dell’articolo 6 del decreto Milleproroghe, che rende non obbligatori i vaccini per i bambini di materne e asili. Previsione che avrebbe disinnescato la legge Lorenzin, cancellando per quest’anno il divieto di iscrizione ai bambini non vaccinati. La novità sbarra dunque nuovamente la porta d’ingresso di materne ed asili ai bambini non vaccinati, come del resto avevano chiesto presidenti di Regioni e presidi.Il nuovo emendamento annulla quindi quello “sull’obbligo flessibile” approvato ad agosto fra le proteste a Palazzo Madama dalla stessa maggioranza. “Lo abbiamo fatto al fine di trattare le politiche vaccinali con un provvedimento normativo ad hoc: il ddl che abbiamo già depositato al Senato e di cui si inizierà l’esame nel più breve tempo possibile. Sui vaccini il nostro Paese ha bisogno di una disciplina organica e razionale. Per questo motivo si è deciso di affrontare questo lavoro nello strumento del ddl liberando il Milleproroghe, che assolve a funzioni diverse, da questa incombenza. In questo modo potremo definitivamente superare il decreto Lorenzin, un testo di carattere emergenziale, causa dei malfunzionamenti e del caos che abbiamo dovuto affrontare fino ad oggi”, ha spiegato la grillina Vittoria Baldino. A questo punto viene così stabilito il divieto di iscrizione per i bambini da 0 a 6 anni non vaccinati e per quelli che presentano l’autocertificazione da parte delle famiglie, mezzo al quale erano pronti a ricorrere i no-vax, fino a quando l’approvazione del decreto Milleproroghe, in scadenza il 23 settembre, non avrebbe approvato la cancellazione dell’obbligo. “Sul tema dei vaccini finalmente stanno prevalendo un atteggiamento di razionalità, le ragioni della scienza e l’esigenza della massima tutela possibile della salute dei bambini”, ha commentato Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Esulta il Pd considerando il nuovo emendamento della maggioranza per confermare l’obbligo delle vaccinazioni per la frequenza scolastica una propria vittoria, mentre si dice felice il virologo Roberto Burioni  che su Fb ha scritto: “Ho detto che avrei giudicato il governo solo in base ai fatti. Sono felice che la ragione abbia prevalso, lo prendo come un segno di buon auspicio per tutto il resto”.

 

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“Grazia”, le parole non dette tra madre e figlia

S.B. – Ci sono parole che una madre e una figlia prima o poi devono dirsi, correndo qualsiasi rischio. E’ questo il mood di “Grazia” (Sem libri pag. 250 euro 17,00) di Giulia Alberico insegnante di Lettere per oltre 30 anni, nata a San Vito Chietino ma che vive a Roma. Grazia non c’è più. Una telefonata inaspettata raggiunge Teresa in un mattino come un altro, mentre è alle prese con i soliti impegni, con le cose di ogni giorno, a Roma, dove vive ormai da molti anni con il marito e la figlia, e la informa della morte di sua madre Grazia, una donna già anziana, ma sempre bella, elegante, volitiva. Tornare in Abruzzo, ritornare indietro dopo tanto tempo nell’ombra senza fondo dei ricordi, è per Teresa una fatica e un dovere. C’è da organizzare il funerale, occuparsi della casa e congedare la badante, quasi una dama di compagnia per Grazia, la sola persona capace di accettare il carattere difficile e scontroso della Signora. Teresa arriva nella città natale in un freddo e ventoso giorno di primavera e si ritrova di colpo immersa nell’atmosfera un po’ fanè della grande casa di famiglia in cui viveva da bambina. Qui, nelle stanze riccamente arredate, ogni dettaglio le parla di sua madre, della vita piena di una donna per molti aspetti indimenticabile. La realtà però non è soltanto quella che Teresa ha sotto gli occhi. Dal notaio, infatti, Teresa scopre che tutte le proprietà di famiglia sono state vendute di recente dalla madre e che non c’è più nulla, solo debiti. Com’è potuto accadere? Perché Grazia non le ha mai detto nulla? Teresa è stordita, incredula. Il suo cammino all’indietro nel passato alla ricerca della verità, tra le passioni, i tradimenti e le bugie dei protagonisti di questa storia intensa e originale, la porterà a comprendere davvero la vita di sua madre. E in fondo anche la sua personale storia di donna.

“Il sogno di un’altra scuola”, don Milani raccontato ai ragazzi

Per raccontare ai ragazzi la vita di don Lorenzo Milani, sacerdote e grande maestro, Eraldo Affinati si è fatto aiutare da sei adolescenti davvero speciali: Tao, Amina, Mohamed, Romoletto, Manuela e Sofia. Scrittore finalista del Premio Strega ed insegnante, ha pubblicato “Il Sogno di un’altra scuola” (Il Battello a vapore pag. 288 euro 15,50) per tornare a parlare di Don Milani con un romanzo dedicato ai ragazzi. Il primo libro “L’uomo del futuro” era diretto ad un pubblico adulto, in questo invece, come recita il sottotitolo, ha voluto raccontare ai giovani la figura del grande sacerdote toscano. E così lo fa con l’aiuto di 6 ragazzi e ognuno di loro scopre così il famoso priore di Barbiana, dai giorni lontani in cui era solo un bambino ricco e privilegiato, fino a quando, schierandosi dalla parte dei poveri, è diventato uno dei più importanti personaggi dei nostri tempi: araldo e messaggero di un modo assolutamente nuovo di concepire la scuola, la religione, la politica e perfino la maniera di stare insieme. I capitoli, brevi e concisi, diventano validi esempi di lezioni interattive, utilizzabili in classe, dove gli studenti, con la freschezza e l’entusiasmo che li contraddistingue, fanno domande e commenti per approfondire le varie fasi di una straordinaria avventura umana. Alla fine anche l’autore, da sempre appassionato alla dimensione pedagogica della scrittura, riconosce di aver composto il libro insieme agli scolari, un po’ come fece don Milani nella sua opera più nota: “Lettera a una professoressa”.

“La prima sfida di Nicole”

Nicole è entusiasta di partecipare al musical della scuola, anche se qualcuno teme che farà una figuraccia. Ma lei non si arrende. Grazie alla sua forza e a tanta voglia di divertirsi, supererà questa e molte altre sfide, perché avere la sindrome di Down è come correre i 100 metri controvento: ci si mette un po’ di più ma si taglia sempre il traguardo! E’ “La prima sfida di Nicole” (Il Battello a vapore – serie Azzurra – pag. 137 euro 9,50) di Nicole Orlando e Alessia Cruciani dedicato ai ragazzi. Il libro è la storia della campionessa paralimpica, nonché autrice, Nicole Orlando, amatissima dal pubblico e sui social, è stata concorrente di “Ballando con le stelle”. Alessia Cruciani, invece, è una giornalista de La Gazzetta dello Sport.

Sette anni dopo la fine di Gheddafi è ancora guerra in Libia

Sette anni dopo la caduta di Gheddafi la guerra in Libia non finisce

Il presidente del governo di unità nazionale della Libia, Fayez Al Sarraj, ha proclamato lo stato d’emergenza per gli scontri tra milizia intorno a Tripoli per proteggere i cittadini, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le misure necessarie. Dopo 8 giorni di battaglia i morti sono 49. Procede infatti l’avanzata a sud della Settima Brigata di Tarhuna che non ha alcuna intenzione di fermarsi. Nei giorni scorsi aveva respinto il cessate il fuoco, ripromettendosi di continuare a combattere “fino a che non ripulirà Tripoli dalle milizie armate” accusate di corruzione. I ribelli hanno annunciato l’imminente assalto al quartiere di Abu Salim, tristemente celebre perché vi sorge il carcere dove il defunto rais Muammar Gheddafi fece strage di oppositori nel 1996, quasi 1.300 i prigionieri massacrati a colpi di granate. L’ambasciata italiana in Libia, sfiorata sabato da un razzo che ha centrato un hotel della zona, “resta aperta, ma con una presenza più flessibile che si sta valutando sulla base delle esigenze e della situazione di sicurezza”. I militari italiani in Libia sono “in sicurezza” ha detto il ministro Trenta.

Dopo una rivolta in carcere circa 400 detenuti sono evasi mentre i combattimenti tra le milizie rivali imperversavano vicino alla prigione di Ain Zara. I detenuti sarebbero delinquenti comune e simpatizzanti del regime gheddafiano.
La Francia che fece cadere Gheddafi provocando una situazione di instabilità politica ancora in atto, anche oggi pretende di imporre il voto al 10 dicembre malgrado il paese sia diviso più che mai (n0n solo nelle tre regioni Tripolitania, Fezzan e Cirenaica) e il governo di Fayez al Serraj, riconosciuto dalle Nazioni Unite, rischia di non essere riconfermato.
Intanto Saif Al-Islam Gheddafi, il figlio ingegnere del Colonnello, ha annunciato qualche settimana fa, tramite un suo rappresentante a Tunisi, che si candiderà alle elezioni presidenziali.