Monthly Archives: Dicembre 2018

La neuroriabilitazione e le criticità della “legge Gelli”

Valutare correttamente la responsabilità di operatori e strutture in ambito sanitario presuppone chiarezza sui criteri di erogazione dell’assistenza e sulle Linee Guida delle Società Scientifiche, a cui i medici e gli altri operatori sanitari devono attenersi nello svolgimento delle proprie attività. Diversamente è alto il rischio che il paziente, trattato con successo nella fase acuta della patologia, rischi di proseguire il percorso terapeutico in strutture riabilitative che non sono in grado di rispondere ai suoi bisogni non per negligenza o imperizia, ma semplicemente perché non hanno i requisiti infrastrutturali, tecnologici e di personale richiesti dalla complessità del caso clinico.

Sono queste le questioni aperte più attuali e urgenti, emerse nel corso del ConvegnoLa legge Gelli: criticità nell’applicazione giurisprudenziale in neuroriabilitazione” che si è tenuto oggi alla Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, presente lo stesso Federico Gelli, relatore della nuova norma entrata in vigore lo scorso anno. E mentre la mancanza delle Linee Guida previste dalla Legge Gelli-Bianco riguarda al momento ancora tutte le specialità mediche, nel settore della neuroriabilitazione si aggiunge la necessità di stabilire criteri chiari e corrispondenti alle evidenze scientifiche per quanto riguarda la possibilità per i pazienti di accedere a un percorso di cura adeguato alla loro complessità e ai potenziali di recupero che presentano. Lacune che vanno superate, se si vogliono raggiungere gli obiettivi della Legge, scritta per garantire tutela ai pazienti e allo stesso tempo un quadro efficace di riferimento sulle responsabilità per professionisti e strutture sanitarie.

Commentando l’attuale orientamento del tavolo di lavoro indetto presso il Ministero della Salute per definire i nuovi criteri di appropriatezza delle cure di riabilitazione e neuroriabilitazione erogate dal Servizio Sanitario Nazionale, il Professor Gian Luigi Gigli, Ordinario di Neurologia dell’Università degli Studi di Udine, ha evidenziato: “L’idea che le gravi cerebrolesioni da trattare appropriatamente in strutture neuroriabilitative siano solo quelle in cui si sia verificata una condizione di coma, rischia di privare molti pazienti della possibilità di accedere a standard di cura qualificati. Inoltre, rischia di penalizzare le strutture che più hanno investito, in termini di professionalità, tecnologie e ricerca, per sviluppare una neuroriabilitazione di qualità”.

L’aver vincolato al verificarsi di uno stato di alterazione della coscienza e alla durata del coma il riconoscimento di appropriatezza dell’erogazione di cure di neuroriabilitazione di alta specialità, è uno dei tanti vincoli introdotti negli ultimi anni da Stato e Regioni, rispetto alle Linee Guida per le attività di riabilitazione emanate dal Ministero della Salute nel 1998, e confermate dal Piano d’Indirizzo per la Riabilitazione del 2011, che stabiliscono il diritto di accesso a questa tipologia di cure, indipendentemente dal verificarsi o meno di un periodo di coma, a “pazienti affetti da esiti di grave cerebrolesione acquisita (di origine traumatica o di altra natura)”.

“Ci sono pazienti che escono dal coma senza deficit tali da giustificare un ricovero di neuroriabilitazione di alta specialità – spiega il Dottor Antonino Salvia, Direttore Sanitario dell’IRCCS Santa Lucia – e ci sono invece pazienti che senza aver attraversato un periodo di coma possono aver subito un grave danno cerebrale con deficit fortemente invalidanti che riguardano funzioni vitali come respirazione e deglutizione, funzioni cognitive come l’uso del linguaggio, la memoria e l’attenzione e altri ostacoli gravi al ritorno alla normale vita quotidiana come gli stati depressivi. Un esempio sono le cerebrolesioni provocate da ictus, una patologia che si stima colpiscano ogni anno circa 150.000 persone di cui un terzo con gravi danni cerebrali”.

La prospettiva di un collegamento funzionale tra ospedali per acuti e strutture di riabilitazione e neuroriabilitazione, basato su criteri di accesso a queste ultime non rispondenti alle evidenze scientifiche, oltre al rischio di privare di trattamenti adeguati un paziente con gravi deficit, apre a pericolose ripercussioni sulla responsabilità delle strutture stesse e del loro personale, chiamate a prenderlo in carico senza possedere caratteristiche idonee a trattarlo. Il tutto nel contesto di livelli di assistenza che anche in ambito riabilitativo e neuroriabilitativo risultano molto disomogenei da Regione a Regione e alimentano non solo disparità di trattamento, ma anche costose fughe in cliniche all’estero che vanno a colpire famiglie già sovraccaricate dagli oneri sociali ed economici della presa in carico del parente con gravi disabilità.

Per Federico Gelli, Dirigente dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro e Relatore della Legge: “Il Convegno pone l’attenzione su un tema tanto importante quanto delicato. È indubbio che la legge va resa effettiva nella sua ratio profonda e non solo nei suoi aspetti tecnico-burocratici. Per questo è necessario che i decreti sull’appropriatezza e sui percorsi nella rete di riabilitazione del Ministero della Salute non svuotino di significato le innovazioni introdotte a tutela dei pazienti e quindi dei professionisti della sanità dalla Legge 24 del 2017”.

 

 

 

Nelle piazze italiane la campagna “Al cuore del diabete”

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. “In Italia sono quasi 750 mila le persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, delle quali oltre 350 mila hanno avuto un infarto e più di 100 mila un ictus”, dice Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia (SID) che aggiunge “Sono poco meno di 15 mila le morti di persone con diabete imputabili a cardiopatia ischemica e rispettivamente 7 mila e 500 quelle per malattie cerebrovascolari ogni anno; in pratica stiamo parlando complessivamente di circa 60 decessi ogni giorno”. Per informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate è nata la campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk e presentata oggi in un evento con il patrocinio di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dall’Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città”.

“Nonostante le malattie cardiovascolari rappresentino la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF), condotta a livello mondiale tra persone con diabete tipo 2 per investigare il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari (CVD), ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi; infatti, ben 1 su 4 degli intervistati si considera a basso rischio o non a rischio di incorrere in queste malattie e 1 su 4 non ha mai discusso o non si ricorda di aver parlato dei fattori di rischio cardiovascolare con il proprio medico”, spiega Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD)

La campagna di sensibilizzazione su diabete e rischio cardiovascolare sarà presente nelle principali piazze italiane con un’unità mobile dove sarà possibile ricevere una valutazione diagnostica del rischio cardiovascolare. Una volta completato il percorso degli esami previsti – misurazione dei valori di emoglobina glicata e del profilo lipidico, ecocardiogramma ed ecocolordoppler carotideo – sarà possibile confrontarsi con gli specialisti – diabetologo e cardiologo. Alla fine del percorso saranno forniti tutti i risultati per la condivisione con il proprio medico. L’unità mobile partirà a marzo e farà tappa in circa cinquanta località diverse, incluse le 14 città metropolitane, dove risiede il 33 per cento della popolazione italiana. Nel mondo, attualmente 2 persone con diabete su 3 vivono in un nucleo urbano, con una stima dell’International Diabetes Federation che prevede nei prossimi 25 anni questo rapporto crescere a 3 su 4.

“Una campagna di questo tipo che coinvolge i comuni e in particolare i grandi centri urbani è di particolare importanza per i cittadini. Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione”, afferma Enzo BiancoPresidente del Consiglio Nazionale ANCI. “La configurazione attuale delle città, e più in generale il fenomeno dell’urbanizzazione, presenta per la salute pubblica e individuale tanti rischi ma anche molte opportunità. Come Sindaco avverto l’urgenza di sostenere convintamente campagne come ‘Al Cuore del Diabete’ per fare sì che i nostri cittadini siano informati e sempre più consapevoli dei fattori di rischio correlati al diabete e alle malattie non trasmissibili. La mia recente esperienza come primo parlamentare italiano invitato a intervenire alla Camera dei Comuni britannica, in occasione del Congresso interparlamentare sul Diabete, testimonia come per tutti i parlamenti europei è tempo di confrontarsi e condividere strategie da porre in essere per città più salutari ed eque.”, continua Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI e co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla qualità della vita nelle città.

Sono molte le persone ignare del fatto che le malattie cardiovascolari rappresentino la più comune causa di morte in coloro che hanno il diabete tipo 2”, spiega Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk. “Per questo Novo Nordisk ha voluto sostenere questa campagna in connessione con Cities Changing Diabetes®, il progetto internazionale promosso dallo University College of London (UK) e dallo Steno Diabetes Center, grazie al quale già da diversi anni i ricercatori si impegnano a individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza”.

9 minuti per una visita medica non bastano

Cosa puoi fare in 9 minuti? Forse leggere i titoli di un giornale, prendere un caffè, fare una doccia. Sicuramente, se sei un medico di famiglia, non puoi occuparti dei tuoi pazienti al meglio. Eppure, in Italia il tempo medio di una visita non supera i fatidici 9 minuti: lo rivelano i dati della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI). Meno della metà della Svezia, che vanta 22 minuti, con la magra consolazione di fare meglio del Bangladesh dove i camici bianchi dedicano agli assistiti appena 48 secondi, come riportato da uno studio pubblicato sul British Medical Journal.

Di fatto, i medici di base italiani sono costretti alle visite lampo in quanto pochi e oberati di lavoro. Nell’arco di appena 10 anni (dal 2005 al 2015), come segnala la SIMG, il carico di lavoro dei medici di famiglia è più che raddoppiato: tra appuntamenti, telefonate e visite a domicilio, i contatti da parte dei pazienti sono passati da 4,6 a 9,7 nell’arco dei 12 mesi. Parallelamente, nei prossimi 10 anni andrà in pensione circa il 70% dei medici di base e, senza un incremento del numero di borse di studio per i corsi di Medicina Generale e un’equiparazione del trattamento economico, fiscale e assicurativo a quello previsto per chi sceglie le scuole di specializzazione mediche, il rischio estinzione per i medici di base è concreto.

Proprio per questo Consulcesi, network legale da oltre 20 anni a fianco dei camici bianchi, ha voluto lanciare la campagna social #laprovadel9 sull’importanza di tutelare i diritti dei medici di famiglia, in vista dell’azione legale prevista per oggi, 20 dicembre 2018, a cui i camici bianchi che dal ’93 subiscono un trattamento discriminatorio potranno aderire per ottenere un risarcimento a titolo forfettario fino a 50.000 euro per ogni anno di specializzazione. Una somma comprensiva della differenza retributiva tra la borsa di studio percepita e quella presa dai medici in formazione specialistica a partire dall’anno 2006/2007, tassazione IRPEF non dovuta e contributi pensionistici non percepiti.

Infatti, la disparità di trattamento tra chi frequenta corsi di Medicina Generale e chi opta per i corsi di specializzazione medica è evidente: i primi guadagnano 11mila euro all’anno (considerati fonte di reddito e quindi tassati), mentre la remunerazione dei secondi varia tra i 25mila e i 27mila euro (consistenti in borse di studio non tassate). Inoltre, i medici di Medicina Generale non godono delle tutele previste dai normali rapporti lavorativi (per esempio la gravidanza), mentre agli specializzandi spettano i contributi previdenziali e la stipula di un’assicurazione.

L’avvocato Marco Tortorella, specialista del contenzioso per Consulcesi, in una diretta Facebook sul Gruppo “Medici di Famiglia” si è messo a disposizione dei tanti intenzionati a far valere i propri diritti, rispondendo alle loro numerose domande. «Molto bene le iniziative legali come quella di Consulcesi che fanno emergere e contrastano questa vergognosa discriminazione tra i medici di famiglia in formazione e gli ospedalieri», commenta Marco Nardelli, medico di Medicina Generale trasferitosi a Londra, membro della Italian Medical Society of Great Britain e amministratore del Gruppo FB “Medici di famiglia”. Nardelli spiega che «nella maggior parte dei Paesi europei la Medicina Generale è una specializzazione e l’Italia non solo non si adegua, ma offre una borsa di studio di 800 euro al mese rendendo la vita impossibile a centinaia di giovani medici. Se non esiste la volontà politica o sindacale di mettere un punto a questa vergogna lo farà la legge e sono sicuro che sarà un successo».

Torna ad Itri il teatro con “Sipario d’Autore”

Torna ad Itri “Sipario d’Autore” Rassegna d’Arte e Spettacolo. Sulla scia del grande successo avuto la scorsa estate con la rassegna d’arte e spettacolo, torna nel caratteristico foyer del Museo del Brigantaggio, in Corso Appio Claudio 268,  la magia del teatro con la manifestazione “Sipario d’Inverno“.
Con il Patrocinio del Comune di Itri, del Cinema Teatro Ariston e della REA Radiotelevisioni Europee Associate, la Rassegna diretta da Robert Rivera e Claudio Musetti, in collaborazione con Daniele Nardone, vedrà in scena tre spettacoli teatrali presentati da Valeria Martone.

I tre appuntamenti saranno preceduti da un omaggio musicale al Cinema e al Teatro regalato dalle voci di Pamela Passalacqua, Benedetto Stammegna, Melania Reale.

Ad esibirsi saranno:

12 e 13 Gennaio 2019 (12 ore 21.00-13 ore 17.30 – ore 19.00)
Compagnia Teatrale Poker d’Assi di Roma
Titolo Spettacolo: “Petali di Spine”
Una commedia con la regia di Saverio di Giorgio
Descrizione: Enrico vive solo con sua figlia Federica. Convinto che un giorno sua moglie tornerà, si chiude in un mondo fatto di ironia e social network. Federica, deve affrontare un padre che non sa come darle affetto e le difficoltà della sua adolescenza. Giovanna, sempre presente in casa di Enrico, sarà per Federica una mamma, un’amica e una confidente.

19 e 20 Gennaio 2019 (19 ore 21.00-20 ore 17.30 – ore 19.00)
Compagnia Teatrale Sulle Nuvole
Titolo Spettacolo: “Sandra e Fausto, la comunicazione fisica” per la regia di Cosmo Di Mille
Descrizione: Fausto e Sandra Due persone provano a comunicare ma quello che passa tra loro sono soltanto comportamenti stereotipati che non esprimono la curiosità per l’altro, la voglia di comprendersi o l’empatia. Al contrario, le azioni di Sandra e Fausto, confermano la solitudine di ciascuno che cerca di affermare se stesso. L”incontro di due anime…mancato.

2 e 3 Febbraio 2019 (2 ore 21.00-3 ore 17.30 – ore 19.00)
Artista: Danila Di Lanna
Titolo Spettacolo: “La Brigantessa si racconta” con la regia di Danila Di Lanna
Descrizione: La Brigantessa Michelina De Cesare, una delle figure femminili più famose nel periodo del Brigantaggio, riporta alla luce la storia di un popolo che ha difeso la propria dignità pagando con la stessa vita. Scuotere le coscienze e gli animi assopiti, in un momento storico in cui sapere e meglio che chiudere gli occhi.

Tre appuntamenti imperdibili in un ambiente esclusivo dove sentirsi a casa diventa un piacere.

Per informazioni visitate la pagina facebook.com/sipariodautore/ oppure chiamate 339 369 6595

  

“Il lago dei cigni” di Benjamin Pech inaugura la nuova stagione di Balletto

C.A. – Con Il lago dei cigni di Benjamin Pech con il corpo di ballo diretto da Eleonora Abbagnato prenderà il via la nuova stagione del balletto 2018-19 del Teatro dell’Opera di Roma. Benjamin Pech, già étoile dell’Opéra di Parigi e Assistente alla Direzione del Ballo del Teatro dell’Opera di Roma, dopo aver creato diverse coreografie si confronta con il riallestimento coreografico del balletto icona della tradizione classica, in cui si cimenteranno nomi della Danza Classica.

Il 28, il 29 e il 31 dicembre 2018 ospiti d’eccezione saranno Anna Nikulina e Semyon Chudin entrambi principal dancer del Teatro Bol’šoj di Mosca, il 4 e il 6 gennaio 2019 Germain Louvet étoile de l’Opéra di Parigi per ballare con la prima ballerina Susanna Salvi. L’étoile del Teatro dell’Opera di Roma Alessandra Amato balla con il primo ballerino Claudio Cocino. La recita pomeridiana del 5 gennaio è affidata ai solisti Marianna Suriano e Michele Satriano. Un ruolo determinante nella versione di Benjamin Pech è affidato al personaggio di Benno, amico del Principe Siegfried, interpretato dal primo ballerino Alessio Rezza, dal solista Giacomo Castellana, e dai ballerini Walter Maimone e Loïck Pireaux.

Il Sovrintendente Carlo Fuortes, durante la conferenza stampa, ha dichiarato: “Apriamo la nuova stagione di balletto del Teatro dell’Opera di Roma con un grande classico e lo facciamo affidandone la coreografia a Benjamin Pech, già étoile dell’Opéra di Parigi e assistente alla Direzione del Ballo qui a Roma, per farne una nuova versione sull’allestimento del maestro Aldo Buti. Le note sono invece affidate al Direttore Nir Kabaretti per una rilettura molto speciale, tutta da scoprire. La direttrice Eleonora Abbagnato ha coinvolto tutto il nostro corpo di ballo, le étoile, i primi ballerini, i solisti e ospiti straordinari. Avremo Anna Nikulina e Semyon Chudin dal Teatro Bol’šoj e l’étoile dell’Opéra di Parigi Germain Louvet. Ci sono tutti gli ingredienti per un grande successo natalizio”.

Il lago dei cigni è forse il titolo dei titoli del repertorio classico e un balletto fondamentale per me e Pech educati alla versione Nureyev: abbiamo ballato insieme quasi tutti i ruoli” ha detto Eleonora Abbagnato. “Il lago dei cigni è musica e Benjamin Pech ha fatto nascere questa versione ascoltandola e vivendola intensamente. La musica e la storia hanno qui un legame indissolubile. Nella difficoltà tecnica, gli interpreti sono chiamati a lavorare sul loro lato interpretativo, ed ecco allora che la musica e la narrazione concorrono a farci sognare, facendo emergere il loro essere artisti. Ringrazio i ballerini tutti, i guest eccezionali, l’étoile Alessandra Amato nominata proprio in questo ruolo di Odette-Odile, l’étoile Rebecca Bianchi, appena rientrata, nella danza russa e la prima ballerina Susanna Salvi che ha già ballato la versione di Wheeldon. Grazie al Sovrintendente con il quale lavoriamo intensamente per far crescere questo corpo di ballo e la sua produzione.”

Il lago dei cigni è uno dei titoli più famosi e amati, una fiaba romantica percorsa dall’eterno conflitto tra Bene e Male che ancora oggi, con il suo intenso simbolismo, continua ad affascinare gli spettatori di tutto il mondo.

La lunga genesi del balletto inizia nel 1868, quando Pëtr Il’ič Čajkovskij durante un viaggio sul Reno in compagnia Vladimir Petrovic Begičev – sovrintendente dei Teatri Imperiali di Mosca nonché futuro librettista de Il lago dei cigni – matura l’idea di un soggetto ispirato ai miti della donna-cigno. Nel 1875 poi il Teatro Bol’šoj di Mosca commissiona al compositore russo la partitura per un grande balletto di fantasia, così Il lago dei cigni va in scena per la prima volta il 20 febbraio 1877 con la coreografia di Julius Wenzel Reisinger, senza tuttavia ottenere successo. Il balletto viene ripreso negli anni Ottanta, prima di approdare nelle mani di Marius Petipa, che già aveva collaborato con Čajkovskij per La bella addormentata (1890). Il grande coreografo definisce uno schema generale e ne affida la realizzazione al suo assistente Lev Ivanovič Ivanov, che firma la coreografia del secondo atto messo in scena il 17 febbraio 1894, poco dopo la scomparsa del compositore nel novembre 1893. Arriva quindi la decisione di rappresentare il balletto per intero: Petipa riesamina il soggetto e compone la coreografia del primo e di quasi tutto il terzo atto, mentre il resto è lasciato a Ivanov. La versione del balletto definitiva di Petipa e Ivanov, quella a cui attingono la maggior parte degli allestimenti successivi, trionfa il 27 gennaio 1895 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, con l’italiana Pierina Legnani nel ruolo della protagonista.

Al Teatro dell’Opera di Roma Il lago dei cigni fa la sua prima apparizione nel 1937 con la coreografia di Boris Romanov, conoscendo a partire da questo momento una fitta serie di rappresentazioni, sino all’originale versione del coreografo inglese Christopher Wheeldon proposta nel 2016.

Benjamin Pech rimanendo in gran parte fedele al libretto immaginato da Petipa, rielabora la drammaturgia dando vita alla sua versione: “Il mago Von Rothbart che trasforma la principessa in cigno, non c’è nella mia versione. È Benno, l’insospettabile amico del Principe Siegfried, a incarnare questo ruolo malefico. Benno, geloso e avido di potere, cela le sue reali intenzioni, dissimula e finge bene. Manipola il Principe per tutto il balletto e solo alla fine del terzo atto rivela la sua vera natura, quando l’inganno è ormai compiuto. Siegfried credendo di ritrovare Odette nei panni dell’ingannevole Odile, le promette amore eterno. Il tradimento diventa il tema centrale di questa mia versione: si compie ad opera di Benno nei confronti del Principe, e del Principe nei confronti di Odette pur senza volerlo, ma alla fine il potere dell’amicizia prevale su tutto”.

Il lavoro di Pech – coadiuvato da Madame Patricia Ruanne e dal Maître de Ballet Frédéric Jahn in veste di assistenti al coreografo – si innesta in un allestimento magico fatto di scene raffinate e preziosi decori dello scenografo Aldo Buti con le luci di Vinicio Cheli. Le note di Pëtr Il’ič Čajkovskij sono affidate alla bacchetta del Direttore Nir Kabaretti che dirige l’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.

Infine la Fondazione del Teatro dell’Opera di Roma – in occasione dell’inaugurazione della nuova stagione di balletto 2018-19 e della ricorrenza del bicentenario della nascita di Marius Petipa celebre coreografo francese, russo d’adozione – organizza per questa sera, mercoledì 19 dicembre alle ore 18 presso il Foyer del primo piano del Teatro Costanzi un appuntamento speciale nell’ambito del progetto I coreografi, i ballerini e noi. La studiosa Francesca Falcone introduce il lavoro coreografico di Benjamin Pech che, insieme ai solisti Marianna Suriano e Michele Satriano, propone dei brevi estratti di pantomima e di balletto dalla sua versione de Il lago dei cigni. Gli estratti danzati eseguiti dal vivo sono accompagnati al piano dal Maestro Valentina Baldassarre. A seguire Francesca Falcone presenta insieme all’autrice Valentina Bonelli il volume Marius Petipa, I Diari 1903 – 1907. I Diari preceduti da un’introduzione che ne chiarisce circostanze storiche e cronache teatrali, sono corredati da un’appendice di testi dell’epoca, inediti in Italia, preziosi per ricostruire nei dettagli la vicenda artistica e biografica di Marius Petipa.

 

Il Lago dei Cigni, Teatro Costanzi

Prima rappresentazione venerdì 28 dicembre 2018 ore 20.00;

Repliche sabato 29 dicembre ore 18.00; domenica 30 dicembre ore 16.30; lunedì 31 dicembre ore 18.00; giovedì 3 gennaio 2019 ore 20.00; venerdì 4 gennaio ore 20.00; sabato 5 gennaio ore 15.00 – ore 20.00; domenica 6 gennaio ore 16.30.

 

Ecco Simone Sabatino e la Banda dei Santi e dei Delinquenti

Di fronte a giornalisti e addetti ai lavori, domani serata di presentazione ufficiale, nel cuore della Capitale, della band elettrica di Simone Sabatino & la banda dei Santi e dei delinquenti, band che prende il nome proprio da una canzone di Simone, La ballata dei santi e dei Delinquenti.

Il “quartetto” è composto oltre che da Simone Sabatino voce e chitarra acustica (la tradizione della musica popolare americana rimane sempre un punto fermo della sua attività): Andrea Montecalvo (uno mdei bassisti più affidabili per il Rock Americano a livello nazionale) al basso, Luca Teson alla elettrica e Line Mashitela alla batteria. Una curiosità Andrea Montecalvo è manager e bassista del songwriter americano Joe D’Urso (www.jdcaravan.com) con il quale insieme a Line Masithela e Damiano Minucci collabora con la formzione “The Italian Job” nei tour europei. Ed è proprio in una serata a Latina di Joe D’Urso Simone Sabatino e Andrea Montecalvo si conoscono e dopo qualche mese i due cominciano a collaborare cominciando a suonare in duo riscuotendo consensi positivi. Il binomio permette a Simone il 29 Maggio 2018 di ricevere nell’ambito del Concorso Musicale Nazionale “Premio InCanto” il Premio Speciale “Miglior Performance” proprio presso l’Asino che Vola.

In questi ultimi mesi, Simone e Andrea hanno minuziosamente lavorato alla ricerca delle sonorità elettriche per riarrangiare i pezzi di Simone con giuste atmosfere, quindi alla ricerca dei musicisti giusti alla batteria e alla chitarra. Quindi arrivano alla chitarra Luca Teson e alla batteria dopo una piccola esperienza con Michael Bertin arriva Line Masithela.

Simone e Andrea vengono da esperienze diverse ma legati da un unico amore, quello per il Rock Americano. Infatti i due dicono “cantiamo in italiano per far arrivare chiari i messaggi che la musica può mandare, ma ci piace suonare in americano”

E ora la band è completa ed è un’esperienza bellissima anche fuori dal palco.

 

Christmas of Fashion, gran gala di moda e solidarietà

Sabato 15 dicembre si è svolta presso la “Dimora L’Amore è…” la VII edizione dell’evento prenatalizio “Christmas of Fashion 2018”, il Gran Gala di moda e solidarietà organizzato da “Artistica Eventi D’Autore” della stilista Eleonora Altamore.

Quest’anno il fashion charity è stato realizzato a favore della Fondazione ANT Italia ONLUS, assistenza nazionale tumori, la più ampia realtà no profit per l’assistenza specialistica domiciliare ai malati di tumore e la prevenzione gratuite. Un evento non solo di moda ma soprattutto di solidarietà.  La stilista Eleonora Altamore, donna di grande sensibilità e attenta alle problematiche sociali, da sempre focalizza i suoi eventi ad attività filantropiche allo scopo di sensibilizzare non solo i suoi ospiti ma l’opinione pubblica e le istituzioni là dove lo Stato è carente o assente. Alle ore 19 l’incantevole “Dimora L’amore è…” era già gremita di ospiti, che sono stati accolti da fiaccole, tappeti rossi e luminarie su tutto il percorso che giunge alla tenuta addobbata esternamente da tantissime luci e addobbi natalizi. Anche all’interno la creatività della stilista ha stupito tutti gli invitati, incantati dall’atmosfera calda e magica che ha avvolto l’intera residenza. Ogni angolo curato nei minimi particolari, compresa una grotta allestita da giochi di luce di tutti i tipi.

Dopo il benvenuto agli ospiti servito con le diverse specialità vitivinicole dell’azienda “Casale del Giglio” sono stati presentati i medici e gli infermieri della Fondazione ANT ITALIA ONLUS. Erano presenti il dott. Marco Catena, la dott.ssa Rossella Maranò, gli infermieri Valeria D’amico e Mark Castro, i quali hanno descritto gli obiettivi della fondazione e la loro attività di volontariato. Un lavoro non facile che si svolge per passione, sempre a contatto con i pazienti oncologici, un supporto importante ma che hanno precisato arricchisce soprattutto loro.

La serata è proseguita con la sfilata haute couture della stilista Eleonora Altamore che ha presentato una selezione di abiti di alta moda delle sue diverse collezioni. Il mood è quello caratteristico degli abiti del brand Altamore, sensuale, femminile ed elegante. Dress che mettono in risalto la silhouette, delineando le forme sottili e aggraziate. Vestiti che fanno sognare chi per un giorno vuole sentirsi una principessa. Ad ogni abito era abbinata una borsa creata dalla stilista. Borse particolarissime, di grande eleganza e pregio, delle vere opere d’arte.

Il catwalk anche per alcune clienti ospiti che hanno indossato le creazioni Altamore haute couture, tra queste per “Modella per una notte” hanno sfilato: la Contessa Erika Emma Frode, la giornalista di Adnkronos Maria Teresa Guidetti, la top manager Eva Lacertosa, la cantante e attrice Emanuela Mari e la dottoressa Paola Rossini, l’atleta gladiatrice Monica Paolucci e la nobildonna Rossella Spadi.

Tra gli ospiti all’evento tanti giornalisti e vip tra cui: lo scrittore Pascal Schembri, il senatore Giuseppe Basini, il giornalista e amministratore del quotidiano “L’Opinione” Ruggiero Capone, il marchese Paolo Dragonetti de Torres, la giornalista RAI Antonietta Di Vizia, la contessa Erika Emma Frode, la parlamentare europea del Kazakistan Venera Abdulkhalikova Marchioni, e una delegazione in rappresentanza della Cina.

La serata è continuata in allegria con la disco dance, la voce e la musica live di Tonino Tiberi, le performance vocali della bravissima cantante Anna Vinci, conduttrice anche dell’evento, e dell’attrice e cantante Emanuela Mari con il suo repertorio partenopeo.

 

Relazioni con la stampa:

Gisella Peana

Cell. 3391725324; e-mail: gisella.peana@gmail.com

 

Ridere con il cuore pensando alla solidarietà

E’ stata una serata magica quella del 10 Dicembre scorso al Teatro Italia a Roma, segno che, complice la magia del Natale ma soprattutto il cuore delle persone, a dispetto di tutto, c’è ancora tanta voglia di solidarietà. In occasione della serata di beneficenza a sostegno della Giulia Arni Onlus e dell’Associazione Luna Cometa, la vendita dei biglietti per lo spettacolo “M’accompagno da me” ha riscosso l’effetto sperato.

Pur se il Teatro non era sold out, la partecipazione è stata comunque calorosa e numerosa; molte le persone accorse per questo doppio appuntamento con la raccolta fondi per i progetti a cui la serata era dedicata, da un lato il progetto di Tele didattica intitolato: “A scuola con…Giulia”, promosso dall’omonima Onlus in memoria di Giulia Arni prematuramente scomparsa all’età di 23 anni per una patologia autoimmunitaria, dall’altra parte il progetto in sostegno della Donazione del sangue per diffondere una cultura della prevenzione delle malattie e delle cure necessarie attraverso il plasma che, stando ai dati allarmanti, confermati dall’ematologa Prof.ssa Lucia Granati del Policlinico Umberto I, la situazione sarebbe ai minimi ossia, mancherebbero le scorte necessarie a coprire il fabbisogno territoriale per rispondere alle esigenze mediche.

E così, dopo un simpatico quanto gradito brindisi tra bollicine, panettone e pandoro offerto ai tanti ospiti accorsi, si aprono le tende della platea ad accogliere il pubblico in sala per assistere allo spettacolo con Michele La Ginestra, mattatore sul palcoscenico non lontano dal suo Teatro Sette in Via Benevento, proprio di fronte all’Istituto Ematologico e di Biologia Molecolare fondato dal compianto Prof.Franco Mandelli.

La Ginestra ha portato sul palco il suo “One man show” con la regia di Roberto Ciufoli, spettacolo già presentato circa due stagioni fa al Teatro Sistina, riscuotendo un discreto successo di pubblico.

Prima dell’apertura del sipario la Prof.ssa Granati ha fatto gli onori di casa introducendo la serata con un saluto di apertura ad approfondire il focus dell’appuntamento: raccogliere denaro per i due progetti a sostegno delle due Associazioni. Con un discorso a braccio la Prof.ssa Granati ha simpaticamente presentato i temi seri chiamando sul palco la Presidentessa della Giulia Arni Onlus, Maria Teresa Ferrieri che, visibilmente emozionata, ha illustrato gli obiettivi dell’Associazione senza fini di lucro intitolata alla sua Giulia. Le due signore hanno poi chiamato sul palco, prima dello spettacolo, il Presidente onorario, Benvenuto Salducco, in quanto nel lontano 2003 fu il sostenitore del primo progetto dedicato all’insegnamento telematico in favore di Giulia, ribattezzata allora: “La prima studentessa virtuale”.

Dopo la presentazione dei progetti si è aperto il sipario sulla divertente commedia che ha intrattenuto gli ospiti tra risa ed applausi.

 

 

Sanità, con un paziente informato si risparmia

“Quando un paziente è correttamente informato, si cura meglio e impiega al meglio le risorse sanitarie in termini di servizi e di spesa farmaceutica, innescando un processo virtuoso a vantaggio dell’intero sistema e della collettività”, sostiene Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Alla base di una corretta informazione del paziente però non ci sono dottor Google o i consigli dei seppur ben intenzionati amici, ma una buona comunicazione tra medico e paziente, essa stessa da considerarsi tempo dedicato alla cura”.

Per promuovere una corretta informazione del paziente, intesa al tempo stesso come diritto giuridicamente sancito e come valore individuale e sociale, Onda ha pubblicato l’opuscolo “L’informazione al paziente, tra diritto e valore”, con il contributo incondizionato di Roche, disponibile on line sul sito www.ondaosservatorio.it. La corretta informazione attraverso la comunicazione medico-paziente ha da sempre rivestito un ruolo cruciale nell’attività clinica, ma oggi, nel vasto panorama di opzioni terapeutiche disponibili, che comprende anche farmaci generici e biosimilari, è ancor più importante al fine di promuovere la continuità delle cure e l’aderenza terapeutica.

“Secondo i dati di recenti indagini condotte da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato solo la metà dei medici dichiara di accertarsi che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura e delle sue eventuali difficoltà economiche; per un terzo invece non è prioritario informare su alternative terapeutiche o sull’esistenza di farmaci equivalenti o biosimilari”, prosegue Merzagora. “I pazienti d’altro canto hanno una conoscenza scarsa riguardo al farmaco biosimilare: solo il 9% sa la differenza tra biologici e biosimilari, mentre il 41% non ha la minima idea di cosa sia un biosimilare”.

La pubblicazione di Onda offre uno spazio di approfondimento sul tema farmaci biologici e biosimilari, prendendo spunto da tre documenti pubblicati, rispettivamente, da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), dalle Società Scientifiche (AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica, SIF – Società Italiana di Farmacologia, SIFO – Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, CIPOMO – Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) affiancate dai pazienti oncologici che fanno riferimento alla Fondazione AIOM e da Farmindustria, voce delle aziende farmaceutiche. I tre position paper condividono la necessità di affidare esclusivamente al giudizio clinico e dunque al medico prescrittore la scelta rispetto al tipo di farmaco (biologico di riferimento vs biosimilare), valorizzando il coinvolgimento attivo del paziente che deve essere sempre correttamente informato sulle motivazioni della decisione terapeutica.

 

In viaggio con Adele, una “neurodiversa”

Presentato nell’ultima edizione della Festa del Cinema a Roma la prima opera per il grande schermo di Alessandro Capitani con Alessandro Haber e Sara Serraiocco, “In viaggio con Adele” racconta il mondo rosa di un uomo ed una… ” neurodiversa”, in realtà un confetto di dolcezza e tenerezza che si dichiara tale solo perché i medici la classificano fuori le righe delle convenzioni sociali e del sentire comune.

Un film bello ed incantato, delicato, come se ne vedono pochi di questi tempi, soprattutto made in Italy e soprattutte da forze nuove, un film quasi “indie” verrebbe da dire, per come è trattato l’argomento, per lo stile, la qualità del racconto cinematografico, quasi sembra un film affatto italiano, una pellicola fresca e divertente, ma intrisa di una sensibilità rara.

Bravo Haber alle prese con il suo personaggio, alter ego, si fa per dire, interpretando il ruolo di un attore un po’scorbutico e bislacco diviso tra ipocondrie e nevrosi, ambizioni artistiche e fallimenti.

Ma brava anche Sara Serraiocco, che con il suo costume rosa da coniglietto sperduto atterra sulla terra dai rami, con fare quasi alieno spargendo post- it altrettanto rosa, come pillole di felicità per liquide visioni ovunque, segno del suo passaggio puro tra incanto e disincanto di una realtà che forse le sta troppo stretta, mentalmente libera, priva di freni inibitori, di una bellezza dolce, da volere bene.

Le muore la mamma e allora che fare? Chi si prenderà cura di una… ” svitata”, chi le vorrà bene per quel che è, chi guiderà una creatura simile in un mondo di inganni e ipocrisie strutturate? L’incipit dà inizio così alle disavventure che condurranno i due destini ad incontrarsi in un viaggio iniziatico, alla scoperta, agnizione di sé e dell’altro da sé.

Mai piaciute le definizioni, potremmo però parlare di un road movie (avete presente Thelma e Lousie vero?) in bilico tra un altro tipo di candore, quello di “Little miss sunshine” e il misterioso “Donnie Darko” passando se volessimo per Caroll, solo che qui ci troviamo a percorrere le strade che dal Sud Italia portano i due antieroi al centro del cuore, tra vicende rocambolesche, momenti difficili, siparietti divertenti e divertiti.

Il tutto in rosa shocking,  stile Pink Panther ma ben lontani dalle avventure di Mr.Clouseau, che volendo poi si potrebbe addirittura azzardare qualche lontanissimo accostamento ma restando con i piedi per terra questo film ti fa sentire fra le nuvole, soffice com’è nel trattare argomenti quali: la morte, la solitudine, il cinismo di un mondo adulto in cui la purezza, ingenuità e candore fanno da controcanto eppure una volta purificati da tutto questo i nostri personaggi troveranno qualcosa di prezioso ed unico.

Con un finale tutt’altro che preannunciato, ben strutturato e calibrato lungo il percorso narrativo “In viaggio con Adele” ti fa sentire quel calore umano che questo mondo così freddo sta rischiando di perdere.

Bellissima, lasciatecelo usare un maggiorativo, la cover di David Bowie in chiusura.

Unica nota stonata, per la verità neanche troppo piccola, la cattiva distribuzione che a parte qualche copia distribuita a macchia di leopardo, avrebbe meritato forse una maggiore attenzione; nonostante questo il Box- office segna 36,8 mila € di incasso nelle prime sei settimane di programmazione.

Al cinema Farnese, tra vip e volti noti del piccolo e del grande schermo un Alessandro Haber visibilmente commosso dalla perdita dell’amico Ennio Fantastichini, a stento trattiene le lacrime presentando in apertura la pellicola al pubblico in sala. Tra gli applausi a lui, l’ovazione per Fantastichini e gli applausi a fine proiezione una serata di festa a metà per provare a sorridere tra le lacrime.

Nuova Porsche Macan, cambiamento ed emozione

Presentata il 6 Dicembre a Roma, al Prati Bus District l’ultima nata di casa Porsche: la seconda generazione della Macan. La serata organizzata da Monica Mattei Events si è aperta alle 20.30 tra ospiti e vip la lista degli invitati era blindatissima; welcome cocktail, dj set, luci e colori, suggestioni e grande attesa per la protagonista in pista.

La storica sede di Autocentri Balduina a Roma, superato il mezzo secolo di presenza su Roma e provincia, punto di riferimento per l’automotive , ha esposto un parco auto made in casa Porsche: dalla 911, alla 718 fino alla Panamera, per ammirare la linea evolutiva della prestigiosa casa automobilistica simbolo di lusso, eleganza e sportività.

Atmosfera elettrizzante, nella fibrillante attesa gli ospiti sorseggiano e degustano da un abbondante buffet servito con stile, offerto dagli organizzatori che non hanno risparmiato in qualità e quantità tra primi e secondi piatti, panini, finger food, dolci e prelibatezze fino ad arrivare in Spagna con una gigantesca Paella valenciana.

Finalmente giunge il momento topico, due danzatori introducono gli ospiti ad una coloratissima e luminosissima sequenza coreografica a suon di musica tra flash e tanti device pronti ad immortalare tra video e foto, le immagini multicolori che finiranno sui social, blog, magazine per far conoscere a tutti l’ultimo modello di casa Porsche.

A conclusione ecco la presentazione, l’ultima del 2018, del modello Macan dove spiccano tute le caratteristiche tecniche, di comfort, le novità in termini di sicurezza, stile e linea per un modello unico pronto ad irrompere sul mercato per concludere l’anno con gli occhi già puntati al 2019, quando Porsche ha già pronta una nuova sorpresa della quale per il momento ci riserviamo di parlare, solo una piccola anticipazione ci è concessa: si tratterà di un modello ad emissioni zero, eco impatto praticamente top. 

Sulle caratteristiche tecniche dell’ultimo modello, la casa madre scrive: “La nuova Macan unisce gli opposti e rappresenta il cambiamento, significa emozione. La nuova Macan mostra un’estetica ancora più dinamica. Il frontale e i fari, adesso completamente a LED, sono stati ridisegnati, sottolineando il concetto futuristico delle luci della nuova Macan. L’ampio cofano, principale tratto distintivo, viene riproposto anche nei nuovi modelli. Grazie alla sue proporzioni, la nuova Macan si distingue dalle vetture della concorrenza, affermandosi come la vettura più sportiva del segmento. Le linee orizzontali ancora più accentuate nella parte anteriore e posteriore sottolineano il carattere sportivo e rendono la vettura riconoscibile fra i tipici SUV compatti. Il restyling della parte posteriore ha puntato a mantenere le linee sportive e pulite della Macan precedente, integrando allo stesso tempo l’esclusiva fascia di raccordo luminosa tra le luci posteriori, conferendo alla Macan un’immagine di consapevolezza. Nella vista laterale, spiccano i nuovi ampi cerchi che generano un look sportivo ed elegante. I nuovi sideblade in colore argento brillante e nero lucido ne sottolineano l’individualità. L’estetica accattivante prosegue anche negli interni: nei modelli Macan, il Porsche Communication Management (PCM), inclusa navigazione online, è dotato di un nuovo schermo touchscreen da 11 pollici, con cui si può accedere ai servizi Porsche Connect in Full-HD.”

Premio alla carriera per lo stilista Vittorio Camaiani

Special award allo stilista Vittorio Camaiani nella V Edizione del Premio Donna d’Autore 2018, evento che si è tenuto il 30 novembre presso l’Shg Hotel Antonella di Pomezia. Come ogni anno l’evento, patrocinato dalla Regione Lazio, è organizzato dalla Presidente di A.I.D.E. Lazio, Anna Silvia Angelini che, affiancata da un’importante rosa di giurati scelti personalmente tra i membri più rappresentativi dell’associazione AIDE (Associazione Indipendente Donne Europee), individua le donne che si sono distinte nel corso dell’anno per talento, passione e sensibilità nel campo dell’arte, della moda e del sociale. Tema del premio di quest’anno la celebrazione della Donna in contrapposizione alla negatività della cronaca criminale quotidiana.

Tra tante donne speciali, un riconoscimento speciale è andato a Vittorio Camaiani: il “Premio per i 30 anni di Carriera”, durante i quali il fashion designer di San Benedetto del Tronto ha esaltato la bellezza di tutte le donne che hanno indossato i suoi abiti, sempre incurante delle tendenze ma fedele ai suoi percorsi estetici.

Lo stilista, infatti, geniale artigiano del Made in Italy, con la sua creatività, unica, emozionante, riconoscibile, veste una donna dalla forte personalità ma molto femminile, sognatrice ma determinata, romantica ma sensuale. Dall’abito da giorno a quello da sposa, dalla tuta all’abito da sera Vittorio Camaiani, racchiude nei suoi abiti sartoriali fascino e potenza e rende le donne eleganti, uniche, belle e senza età. Proprio come vogliono essere tutte le donne.

Le donne speciali che hanno ricevuto il premio Donna d’Autore 2018, un cuore d’argento simbolo d0’amore e tenerezza realizzato dal maestro Giovanni Pallotta, sono state Vittoriana Abate per il giornalismo; Simona Abate per il sociale; Rita Coruzzi per la letteratura; Ombretta Del Monte per l’arte; Alessandra Pizzi per la regia teatrale; Regina Scerrato per la moda; Francesca Valtorta per il cinema e Sonia Rondini per l’imprenditoria.

Premi speciali, oltre che a Vittorio Camaiani, alla modella Giulia Lupetti, al pittore umbro Mauro Poponesi e alla soprano Eleonora Croce come giovane promessa della musica italiana. Hanno condotto la serata Beppe Convertini ed Elena Parmegiani, insignita di uno dei riconoscimenti per l’organizzazione di eventi.