Category Archives: Esteri

Cina a Usa Più import di vostri prodotti per eliminare squilibri

New York, 18 gennaio – La Cina avrebbe offerto agli Stati Uniti di aumentare sensibilmente l’acquisto di beni ‘Made in Usa’ nei prossimi sei anni per eliminare gli squilibri commerciali. Lo sostengono Bloomberg News e Cnbc, alimentando ulteriormente le speranze degli investitori sui negoziati commerciali tra le due maggiore economie al mondo. L’offerta sarebbe stata presentata durante i recenti colloqui a Pechino; le trattative, poi, riprenderanno alla fine del mese a Washington. Gli Stati Uniti hanno registrato, nel 2018, un deficit commerciale con la Cina di 323 miliardi di dollari. La Cina ha proposto di aumentare i sui acquisti per un valore complessivo di oltre 1.000 miliardi, in modo da riportare in equilibrio la bilancia commerciale entro il 2024.

Inviato dell’ONU in Libia pianifica la riapertura degli uffici a Bengasi e nel sud

Tripoli, 18 Gennaio 2019  – Nella sua relazione Salame’ ha anche avvertito che i civili libici “continuano a vivere nel timore di un conflitto violento” e la situazione e’ particolarmente preoccupante a Tripoli, dove la tregua delle Nazioni Unite raggiunta a settembre e’ stata nuovamente violata, anche se le recenti violazioni “sono state contenute”. “Tripoli, dopo mesi di calma derivante dall’accordo sul cessate il fuoco di settembre, e’ stata nuovamente scossa due giorni fa da rinnovati scontri. Per ora, le violazioni sono state contenute grazie ai nostri sforzi”, ha detto Salame’. Gli scontri a Tripoli sono esplosi mercoledi’ mattina, 15 gennaio, in particolare nei quartieri meridionali della capitale. Almeno dieci persone sono morte, tra cui diversi civili, e altre 41 sono rimate ferite nei combattimenti che vedono confrontarsi da una parte la Settima brigata di fanteria di Tarhuna (citta’ a sud di Tripoli) e le cosiddette Forze di protezione di Tripoli, teoricamente alleate del Consiglio presidenziale, ovvero l’organo esecutivo libico riconosciuto dall’Onu.

BREXIT: i cittadini dell’unione Europea potranno fa ricorso su accesso dati immigrazione

Roma, 18 gennaio – I cittadini dell’Unione europea hanno ottenuto il diritto di far ricorso contro una legge britannica che impedisce alle persone di accedere ai dati sull’immigrazione in possesso del ministero degli Interni e di altri organismi pubblici. Il permesso di chiedere una revisione in tribunale della norma contenuta nel Data Protection Act, approvato lo scorso anno, è stata concesso a the3million, un gruppo che rappresenta i cittadini Ue che vivono nel Regno unito, e a una organizzazione di difesa dalla privacy, l’Open Rights Group. Al momento “l’esenzione sull’immigrazione” nella legge implica che i cittadini Ue che hanno contatti con il ministero sul loro status di immigrato non possono accedere ai dati personali che il ministero ha su di loro. Secondo The3million costoro devono avere il diritto di accedere ai loro dati in mano all’Home Office per poter correggere eventuali errori e impedire espulsioni immotivate.

Borsa: Londra apre in rialzo, caos Brexit non impressiona mercati

Milano, 16 gen – Partono con il segno positivo le Borse europee, dopo che la sonora bocciatura della Camera dei Comuni dell’accordo sulla Brexit concluso dalla premier Theresa May con l’Europa. Occhi puntati sul fronte macro anche sui dati sui prezzi al consumo in Italia e il Beige Book della Fed. A Piazza Affari ancora occhi puntati sul comparto bancario dopo la debacle della vigilia, con gli istituti di credito che ieri hanno rassicurato il mercato sull’andamento dello smaltimento degli Npl e oggi tentano un rimbalzo: Unicredit sale dell’1,67%, Banco Bpm dell’1,3%, Bper dell’1,34%, Ubi Banca dell’1% e Mps dell’1,6%. Continua a correre la Juventus che sale di un altro 2%, positiva Fca (+0,7%) dopo le immatricolazioni in Europa che hanno registrato un calo del 2,3% nel 2018, a fronte del mercato europeo stabile. In coda al listino Pirelli che perde l’1% e le utility con A2a e Terna in flessione dello 0,3%. Sul resto del valutario, l’euro resta appena sotto 1,14 dollari e vale 1,1397 dollari (da 1,1398 ieri in chiusura) mentre l’euro/yen e’ fermo a 123,77 e il dollaro/yen a 108,607. Petrolio in leggero rialzo dopo il balzo della vigilia con il Wti marzo che sale dello 0,21% a 52,5 dollari mentre il Brent sempre marzo avanza dello 0,25% a 60,78 dollari.

GOVERNO AL LAVORO PER LIMITARE CONSEGUENZE NEGATIVE DELLA BREXIT

Roma 16 gennaio 2019 – Il Governo italiano prende atto del voto del Parlamento britannico che ha respinto la ratifica dell’Accordo di Recesso del Regno Unito dall’Unione europea, sostenuto dal Consiglio europeo straordinario del 25 novembre 2018. In attesa di un chiarimento delle intenzioni del Governo britannico sui prossimi sviluppi – si legge in una nota della Presidenza del Consiglio – , il Governo italiano continuera’ a lavorare in stretto contatto con le Istituzioni e gli altri Stati membri dell’UE per limitare le conseguenze negative della Brexit, e, in particolare, per garantire i diritti dei cittadini italiani nel Regno Unito, quelli dei cittadini britannici in Italia, la stabilita’ dei mercati e dei settori bancario, assicurativo e finanziario e un recesso il piu’ ordinato possibile in tutti gli altri campi a tutela di cittadini e imprese. In tale contesto – conclude la nota -, continueranno e saranno intensificati i preparativi per essere pronti a tutti gli scenari, incluso quello poco auspicabile di un recesso senza accordo il 29 marzo 2019.

Assalto terrostico in un hotel di Nairobi: morti persone in ostaggio

Nairobi (Kenya) 15 gennaio 2019 – Esplosioni e colpi di arma da fuoco nei pressi di un hotel a Nairobi, in Kenya. L’hotel attaccato a Nairobi è un albergo di lusso, il Dusit, nel cui complesso ci sono anche banche e uffici. Diversi veicoli nelle vicinanze sono in fiamme. Il gruppo armato somalo “Al Shaabab” che ha rivendicato l’attacco all’hotel nel quartiere di Westland, è arrivato su un veicolo indossando giubbotti anti-proiettile. “Diversi ostaggi vengono tenuti nell’hotel Dusit e stiamo aspettando i rinforzi”, ha riferito un agente di sicurezza alla stampa locale. Sono state mobilitate anche teste di cuoio anti-terrorismo. “Uno scontro a fuoco é in corso in seguito a un’esplosione presso un complesso di hotel e uffici in un verde quartiere di Nairobi”: così il sito del più diffuso quotidiano del Kenya, il “Daily Nation”, descrive la situazione dell’attacco. L’area è stata isolata, le forze di sicurezza stanno evacuando i civili. Un banner di Al Jazeera riferisce che, oltre ai sette morti, ci sono anche 14 feriti.

Bambino di 2 anni cade in un pozzo a Malaga

Sono due giorni che i soccorritori cercano di recuperare il bambino di 2 anni, che nella giornata di domenica 13 gennaio è caduto in un pozzo a una profondità di 110 metri.

Malaga (SP) 15 gennaio 2019 –Sono ore concitate quelle che sta vivendo la Spagna. Il piccolo si trovava a Totalán nei pressi di una fossa di prospezione per l’acqua e giocava nei campi come fanno molti bimbi della sua età. Ed è caduto.

La famiglia è distrutta. I genitori ventenni, Victoria e Josè, stanno seguendo le operazioni di soccorso sul posto e sono accompagnati dagli psicologi della protezione civile, che danno loro il sostegno necessario per far fronte a questa tragedia. Solo due anni fa, Victoria e Josè avevano perso il fratello maggiore di Yulen, Oliver, colpito a soli 3 anni da un infarto.

La cavità nella quale il bambino è precipitato è larga 25 centimetri e il piccolo si trova a una profondità di circa 110 metri. Gli uomini stanno anche scavando un tunnel accanto al pozzo, in modo da oltrepassare la profondità in cui si trova il piccolo e recuperarlo da sotto. Per rafforzare la superficie del pozzo, i soccorritori stanno pensando di intubarla, in modo da evitare altre frane che potrebbero investire il piccolo Yulen.

Date le dimensioni molto ridotte del pozzo non è possibile far scendere nessuno all’interno della fossa: contattare il bambino diventa difficile ogni ora che passa. La famiglia si trovava in quella zona domenica scorsa per stare tutti insieme a pranzo e preparare una paella all’aperto: Yulen stava giocando con un altro bambino quando è caduto all’improvviso. Secondo alcune testimonianze, il pianto del bambino si sarebbe fatto via via sempre più flebile fino a cessare del tutto.

La viceprefetto di Malaga, Maria Gamez, intervista da tv Antenna 3 ha dichiarato: “Si tratta non solo di arrivare al luogo dov’è il bambino, ma di liberarlo dal materiale crollato e salvaguardare la cavità per poter riportare Yulen in superficie. Questa storia riporta alla mente la triste vicenda di Alfredino, precipitato in un pozzo a Vermicino, in provincia di Roma, 37 anni fa. Speriamo di tornare presto con buone notizie.

Traffico di migranti dalla Tunisia alla Sicilia

Con imbarcazioni velocissime gli scafisti erano in grado di trasportare in poche ore dai 10 ai 15 migranti irregolari. Quattordici i fermati e 3 milioni di euro sequestrati: i dettagli della maxi operazione contro il traffico di migranti“

Quattordici le persone fermate, oltre 3 milioni di euro sequestrati. 

L’operazione “Barbanera” è stata portata a termine dai finanzieri del Comando Provinciale di Palermo, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica palermitana (in collaborazione con personale dello Scico e dei Comandi Provinciali di Trapani e Agrigento, nonché del Reparto Operativo Aeronavale di Palermo e del Comando Operativo Aeronavale di Pratica di Mare). Dalla Tunisia alla Sicilia su gommoni velocissimi

Alcuni dei soggetti sono stati bloccati presso il porto di Palermo, agli ormeggi per l’imbarco su motonavi in partenza per la Tunisia, in un caso pronti a esportare illecitamente denaro contante, presunto provento delle attività delittuose, per oltre 30.000 euro.

Sequestrate inoltre 3 aziende operanti nel trapanese e riconducibili al promotore dell’organizzazione criminale (un ristorante, un cantiere nautico e una azienda agricola, oggetto del reimpiego degli illeciti proventi) nonché diversi immobili, automezzi, due pescherecci, denaro contante e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di oltre 3 milioni di euro.

BATTISTI: ‘TRADITO DALL’ABITUDINE DI PASSEGGIARE’

MARTEDÌ 15 GENNAIO 2019  (com) A bordo dell’aereo solo poche parole, ‘non amo il calcio, mai al Maracana” – Nessun segno di pentimento (AdnKronos) – A mettere sulla strada giusta gli investigatori per quanto riguarda la localizzazione dell’ex terrorista anche le ordinazioni di pizza in un locale cittadino e l’esame del traffico telefonico. Una volta identificato con certezza, fermato e portato negli uffici dell’Interpol boliviana, Battisti “si è accasciato sulla sedia, ha capito che la sua lunga latitanza era finita e che lo attendeva una lunga detenzione”, aggiungono Russo e Codispoti. Non aveva con sè chiavi di casa nè alcun altro elemento che potesse far risalire i poliziotti, almeno per il momento, alla rete di fiancheggiatori che in queste settimane ha favorito la sua latitanza. Anche a bordo dell’aereo che lo riportava in Italia, l’ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo “è apparso rassegnato. Ha dormito molto, pochissime parole, ha chiesto di poter leggere un libro”.

ZIMBABWE: Morti e feriti in scontri di piazza per il caro benzina

Roma, 15 gen. – Ci sono vittime negli scontri di piazza cominciati ieri nello Zimbabwe, sia nella capitale Harare che a Bulawayo, la seconda citta’ del Paese: lo ha riferito il ministro della Sicurezza Owen Ncube e lo hanno confermato le associazioni locali riunite nello Human Rights Forum Ncube non hanno fornito dettagli circa il numero di persone rimaste ferite. Secondo lo Human Rights Forum, 26 manifestanti sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco. Gli scontri sono scoppiati a margine di cortei contro l’aumento dei prezzi della benzina, decretato dal governo del presidente Emmerson Mnangagwa per far fronte a una cronica carenza di banconote e a un’inflazione che solo a novembre ha raggiunto il 37 per cento. Lo Zimbabwe sta attraversando una fase di transizione dopo l’intervento dell’esercito che nel 2017 ha portato alla destituzione di Robert Mugabe, al potere per 37 anni. Gli aumenti del prezzo della benzina, con il litro in vendita da domenica a 3,31 dollari a fronte della precedente tariffa di 1,38, sono parte di un piano di riforme che dovrebbe garantire ad Harare l’accesso ai crediti del Fondo monetario internazionale

Battisti: in volo verso Italia, lo attende Rebibbia

Roma, 14 gen (com). – Cesare Battisti e’ in volo verso l’Italia e arrivera’ a Ciampino intorno all’ora di pranzo. Ad attenderlo ci saranno il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e quello della Giustizia, Alfonso Bonafede. Subito dopo aver toccato terra, il leader dei Proletari armati per il Comunismo, che in Italia e’ stato condannato all’ergastolo per quattro omicidi compiuti tra il 1978 e il 1979 e non si e’ mai pentito, sara’ portato nel carcere di Rebibbia: lo prenderanno in consegna gli uomini del Gom, il gruppo operativo mobile della polizia penitenziaria, insieme alle altre forze di polizia, e lo porteranno nel carcere romano dove tutto e’ pronto per accoglierlo. Battisti e’ stato catturato in Bolivia sabato pomeriggio. Passeggiava da solo per le strade di Santa Cruz della Sierra, quando e’ stato intercettato dagli agenti dell’Interpol che lo hanno arrestato senza che opponesse resistenza. Nel giro di poche ore e’ stato consegnato alle autorita’ italiane e imbarcato a bordo di un Falcon dell’aeronautica militare appositamente inviato dall’Italia. Il volo e’ partito direttamente da Santa Cruz diretto a Roma: non e’ passato dal Brasile nonostante il presidente Jair Bolsonaro, che avrebbe voluto capitalizzare il successo sul piano mediatico, avesse preannunciato una ‘tappa’ nel gigante sudamericano: evidentemente si e’ voluto evitare un passaggio che avrebbe potuto nascondere qualche insidia burocratica innescata dagli avvocati di Battisti. Il ministro Enzo Moavero Milanesi ha ringraziato per la collaborazione le autorita’ boliviane e quelle brasiliane. In Italia Battisti scontera’ l’ergastolo: non sarebbe stato cosi’ invece se fosse stato estradato dal Brasile, visto che un accordo con le autorita’ italiane firmato in passato prevedeva di commutare l’ergastolo in una pena a 30 anni di reclusione. Gli agenti italiani erano da una settimana a Santa Cruz, la seconda citta’ boliviana, a circa 800 chilometri a est di La Paz, ed avevano circoscritto la loro attenzione su una serie di indirizzi. Quando hanno creduto di aver individuato l’ex terrorista, hanno cominciato a tenerlo sotto controllo e ad eseguire tutta una serie di verifiche tecniche (comparazioni di immagini, confronti fotografici, osservazioni dirette) per avere la certezza dell’identificazione. Una volta fugato qualsiasi dubbio, e’ scattato il fermo ad opera della polizia boliviana: Battisti e’ stato intercettato in strada. C’e’ anche un video che lo ritrae pochi minuti prima del fermo, maglietta con le maniche corte, occhiali scuri, barba e baffi per camuffarsi, camminava tra i negozietti con passo spedito. A tradirlo i contatti su Facebook

ANNULLATA CONFERENZA STAMPA SALVINI- AVRAMOPOULOS, CONFERMATO INCONTRO

Roma, 14 gen. (com) – Confermato l’incontro tra il ministro dell’Interno Matteo Salvini e il Commissario europeo alla migrazione Dimitris Avramopoulos previsto per oggi alle 10,30, annullata invece la conferenza stampa in programma dopo l’incontro. Il ministro dell’Interno, fanno sapere dal Viminale, sta seguendo con la massima attenzione l’arrivo in Italia di Cesare Battisti. 

Trump nel mirino dell’Fbi, indagò se lavorasse per la Russia

Dopo il licenziamento di Comey timori sulla sicurezza nazionale


New York -12 gennaio 2019 Il comportamento di Donald Trump nei giorni successivi al licenziamento di James Comey ha allarmato l’Fbi tanto da spingere l’agenzia ad aprire un’indagine per accertare se il presidente lavorasse segretamente o meno con la Russia contro gli interessi americani. Un’indagine – riporta il New York Times – ‘esplosiva’ con gli investigatori del controspionaggio impegnati a valutarese le azioni del presidente rappresentassero una minaccia alla sicurezza nazionale e determinare se Trump lavorasse consapevolmente con la Russia o fosse finito involontariamente sotto l’influenza di Mosca.    L’indagine aperta dell’Fbi aveva anche un aspetto penale, ovvero la possibilità che il licenziamento di Comey rappresentasse ostruzione di giustizia. Gli agenti dell’Fbi – aggiunge il New York Times – sospettavano dei legami di Trump con la Russia già durante la campagna del 2016 ma non hanno aperto un’indagine nei suoi confronti perché incerti su come proseguirla e portarla avanti. ”Ma le attività del presidente prima e dopo il licenziamento di Comey nel 2017, soprattutto in due occasioni in cui Trump ha legato l’uscita di Comey alle indagini sulla Russia, hanno aiutato a far scattare gli aspetti di controspionaggio dell’inchiesta” mette in evidenza il NewYork Times, precisando che il procuratore speciale Robert Mueller ha assunto la guida delle indagini su Trump quando è stato nominato, pochi giorni dopo l’apertura dell’inchiesta dell’Fbi. L’indagine dell’Fbi è ora una delle parti della più ampia inchiesta di Mueller sulle interferenze russe sulle elezioni.    A innescare l’indagine dell’Fbi è stata la possibilità che Trump abbia licenziato Comey per impedire o addirittura mettere fine alle indagini sulla Russia, il che rappresenta un possibile reato e una preoccupazione per la sicurezza nazionale. Il legale del presidente, Rudolph Giuliani, cerca di smorzare l’importanza dell’indagine: ”Il fatto che sia datata un anno e mezzo fa e che nulla sia emerso da far parlare di violazione della sicurezza nazionale vuol dire che non hanno rinvenuto nulla”. Shutdown: i dipendenti federali fanno causa al Governo I sindacati dei dipendentifederali fanno causa al governo americano per lo shutdown: viola le leggi sul lavoro richiedendo ai dipendenti ritenuti ”essenziali ” di continuare a lavorare senza stipendio. L’azione legale – riportano i media americani – è stata depositata dai sindacati che rappresentano i lavoratori federali, ovvero la National Federation of Federal Employees, la National Association of Government Employees SEIU e la National Weather Service Employees Organization. Nell’azione legale, contenuta in 19 pagine, i sindacati accusano il governo federale di violare il Fair Labor Standards Act non pagando ai dipendenti gli straordinari e il salario minimo. La legge prevede che tutti i dipendenti – afferma la National Federation of Federal Employees- vengano pagati in tempo per gli straordinari e vengano pagati almeno il salario minimo per tutte le ore che lavorano durante la settimana.    ”In questo Paese, quando un lavoratore svolge le sue funzioni giornaliere, ha il diritto a un giorno di compenso” mette in evidenza Randy Erwin, presidente della National Federation of Federal Employees. ”Questo è il modo in cui la gente si occupa delle proprie famiglie. A causa del caos che questo spreco di shutdown sta causando, il governo sta cercando di pagare i dipendenti con dei ‘pagherò’. Con questa causa noi diciamo: ‘no, non potete pagare i dipendenti con dei pagherò. Per noi così non funziona”’ aggiunge Erwin.    È ufficiale: alle 00:01 di oggi ora americana (le 6:01 in Italia), vale a dire all’inizio del suo 22mo giorno, il parziale shutdown del governo federale Usa è diventato il più lungo mai registrato nella storia del Paese. 

Parigi. Fortissima esplosione: morti due pompieri e una spagnola. Decine di feriti, anche 4 italiani.

L’incendio che ha provocato la deflagrazione ha distrutto tutto il pianterreno dell’edificio che ospita una boulangerie.

Parigi 12 gennaio 2019 – (com) Due pompieri e una cittadina spagnola morti, 37 feriti, tra quelli gravi anche una ragazza italiana. E’ il bilancio ancora provvisorio dell’esplosione generata da una fuga di gas in una panetteria vicina all’Opera che stamattina ha fatto piombare Parigi nella paura quando si pensava ad un atto terroristico. Ancora incerti i numeri delle vittime. Dopo l’annuncio in tv delministro dell’Interno Castaner (‘4 morti, 2 pompieri e 2civili’), la Prefettura lo ha corretto. L’italiana ferita gravemente è una ragazza di Trapani, che lavora in un albergo vicino al luogo dell’esplosione. Sarebbero in tutto 4, secondo le testimonianze, gli italiani feriti. L’esplosione è avvenuta stamani in una boulangerie nel pieno centro di Parigi, in rue de Trevise, probabilmente per una fuga di gas. Lo scoppio ha scosso l’intero quartiere dell’Opéra, mentre le fiamme sono divampate nel palazzo interessato. Ci sono “anche diversi pompieri” tra i feriti dell’esplosione ha detto il ministro dell’Interno, Christophe Castaner, arrivato sul posto. “Il bilancio umano è pesante, grave”, ha detto il ministro, annunciando che “la situazione è ora sotto controllo”. Per evacuare i feriti due elicotteri si sono posati sulla place de l’Opéra, poco distante dal luogo dell’esplosione, in rue de Trevise. A rendere noto che l’esplosione è stata provocata da una fuga di gas sono state fonti della polizia. Italiani tra i feriti C’è anche un operatore di Cartabianca, il videomaker Valerio Orsolini, tra i feriti dell’esplosione di Parigi. L’operatore, che ha riportato una ferita sopra un occhio, è stato giù medicato e le sue condizioni non sono gravi. L’operatore era a Parigi per seguire le manifestazioni dei gilet gialli con il giornalista Claudio Pappaianni, che è rimasto illeso. Secondo quanto si apprende a Parigi, sarebbe grave una una ragazza italiana che lavora in un hotel vicino al luogo dell’esplosione. La giovane si troverebbe attualmente all’ospedale parigino Lariboisière.  La giovane è originaria di Trapani. I familiari sono stati contattati dalle autorità consolari di Parigi che si sono messe a disposizione dei parenti e delle persone coinvolte nell’esplosione.

Paul Marra, il leader dei Gilet Gialli è originario di Reggio Calabria e da Marsiglia manda una frecciata a Di Maio

Intervista a Paul Marra, leader marsigliese del Movimento dei Gilet Gialli: è originario di Reggio Calabria

Marsiglia 12 gennaio 2019

di Ilaria Calabrò “Mi sembra che sia più una manovra politica per sistemare qualche conto in sospeso tra governi” piuttosto che un’azione dettata “da un cuore ‘Gilet giallo’” la lettera del vicepremier e leader del Movimento 5 Stelle, Luigi Di Maio, ai gilet gialli francesi pubblicata il 7 gennaio scorso sul ‘Il blog delle stelle’. Così in un’intervista all’Adnkronos Paul Marra, uno dei leader Gilet gialli e portavoce del movimento a Marsiglia, originario di Reggio Calabria. Marra lo scorso 5 gennaio ha creato l’associazione politica ‘Gilets Jaunes Le Mouvement‘. La lettera di Di Maio, “secondo me, è stata fatta come un’azione per indebolire gli uni e rafforzare gli altri. Sono calcoli politici. Non credo che queste dichiarazioni siano state fatte con un cuore gilet giallo“, sottolinea Marra. Onestamente, rileva il leader marsigliese del movimento, “non siamo in contatto con organizzazioni in Italia. Dubito personalmente che queste dichiarazioni“, quelle dei due vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini, “siano appunto state fatte con un cuore gilet gialli. Mi sembra che siano più dettate da un cuore politico, da una strategia politica“. Le dichiarazioni di sostegno del Movimento 5 Stelle, comunque, sottolinea Marra, “sono positive ma in questa fase non abbiamo bisogno di alleanze o di sostegni. Non siamo ancora maturi

E’ ancora troppo presto. Noi non parteciperemo alle elezioni europee di maggio. Siamo ancora in un paese libero e quindi chi vorrà partecipare alle elezioni, a nome del movimento, lo può fare. Noi non ci andremo perché è ancora troppo presto“. Per Marra“non bisogna mettere il carro davanti ai buoi” e “non si può costruire un tetto senza le fondamenta: noi vogliamo costruire un movimento. Ci sono altre elezioni, quelle municipali ad esempio“. “Creeremo una piattaforma sul nostro sito per avviare la democrazia diretta e ci presenteremo alle elezioni che saranno decise dai cittadini“, spiega ancora il leader marsigliese del movimento.

Le misure annunciate a dicembre dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, “vanno nella solita direzione, quella del governo, l’esecutivo non ha fatto nessuna concessione. Ci prende per dei coglioni. E’ un presidente che difende gli interessi degli ricchi, un ex banchiere di Rothschild. Non parliamo la stessa lingua” ha aggiunto Marra

C’è una distanza enorme tra il potere e il popolo” e il Grand Débat national, come risposta all’ondata di protesta in Francia dal 17 novembre scorso, “è stato annunciato solo per guadagnare tempo. Non c’è bisogno di un grande dibattito per ridare i soldi alle persone e per aumentare le pensioni“. “Il salario minimo non è stato rivalutato, è stato una finta averlo annunciato e 10 miliardi di euro di misure per 66 milioni di francesi non rappresentano nulla“, aggiunge il leader marsigliese del movimento. Da anni, spiega Marra, “le nostre ‘teste pensanti’ non fanno nulla” per il popolo. “E’ da un anno e mezzo, da quando è stato eletto Macron presidente della Repubblica, che non sono arrivate delle risposte e non è successo nulla. Anzi “c’è stato un calo del potere d’acquisto, hanno deciso di limitare la velocità a 80km/h dai 90 previsti su alcune strade statali, di aumentare il costo dei carburanti. L’aumento dei prezzi dei carburanti è stata la scintilla di un malessere: le persone non ce la fanno più“. La campagna elettorale di Macron, che lo ha portato ad essere eletto presidente della Repubblica il 14 maggio del 2017, “dava una grande speranza, era una personalità politica nuova, un giovane“. Invece, sottolinea Marra, “Macron ci ha fregato. Si è dimostrato anche immaturo. Abbiamo visto il rovescio della medaglia“. Il portavoce del gruppo marsigliese spiega poi che nel movimento ci sono varie anime. “Quelli come Eric Drouet e compagnia fanno parte di quella frangia più dura del movimento e non siamo chiaramente su quella linea. Quelli come Jacline Mouraud fanno parte di quella frangia più tenera. Noi diciamo siamo in mezzo“, sottolinea Marra. “E – conclude l’esponente del movimento marsigliese, a novembre nominato tra i portavoce dei gilet jaunes- non siamo con gli estremi: la volontà del popolo non è di distruggere tutto. Vogliamo una migliore ripartizione delle ricchezze“.

I Gilet gialli ora devono strutturarsi. I francesi non chiedono più al movimento di scendere in piazza, di manifestare o di occupare le piazze ogni settimana. Il popolo chiede al movimento di strutturarsi. Ora siamo al lavoro per strutturare questo movimento, perciò non parteciperemo alla mobilitazione di oggi e dei prossimi giorni“, il cosiddetto atto 9 della protesta dei Gilet gialli che è iniziata lo scorso 17 novembre. In ogni caso, rileva Marra, “se ci sono Gilet gialli che vogliono scendere in piazza per noi va bene. E’ positivo che il movimento continui a presidiare anche le strade e per dire che ci siamo ancora. Noi abbiamo fatto una scelta diversa. Abbiamo deciso di strutturarci“.
Per approfondire http://www.strettoweb.com/2019/01/paul-marra-gilet-gialli-reggio-calabria/792843/#FTQHa7OdQYkHAwrC.99


State dinner per Renzi alla Casa Bianca

S.B. Washington – c_2_fotogallery_3005792_1_image otto-renzi-755x515 a4192394683b11aada4d3c701fdc3b75-k3oe-u10901227511259erb-1024x576lastampa-itQuattro donne simbolo dell’Italia allao State dinner offerto da Barack Obama al presidente del consiglio Matteo Renzi. Sbarcato ieri sera, mano nella mano, con la moglie Agnese, il premier ha portato con sé una delegazione non solo “istituzionale”. Ci sono infatti  la campionessa paralimpica Bebe Vio, la direttrice del Cern Fabiola Gianotti, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, la curatrice del dipartimento di Architettura e Design del Moma Paola Antonelli. Tra gli uomini, Roberto Benigni (recente il suo sostegno al Sì) con la moglie Nicoletta Braschi, lo stilista Giorgio Armani, il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone e il regista Paolo Sorrentino. Non solo rappresentanti dell’Italia ma, come ha detto Renzi, persone “con il tricolore nel cuore”. Come ha deciso la first lady Michelle, Mario Batali, noto chef statunitense di origini italiane, preparerà l’ultima cena di Stato del presidente Obama.
Anche il menù – a base di agnolotti di patate dolci con burro e salvia, insalata di zucca, braciole di manzo con colatura di rafano e friarielli, dolci mignon con decorazioni autunnali – è stato scelto da Michelle e alcuni degli ingredienti provengono direttamente dall’orto della Casa Bianca. Ai tavoli, con tovaglie damascate, piatti dipinti a mano e posate dorate, e decorazioni con fiori e foglie dai colori autunnali.

Lo scandalo Bce e la Deutsche Bank

bankRoma 11 ott 2016

Saremo tuttavia sorpresi nell’apprendere, stando almeno a quanto riporta il Financial Times, che stavolta il favoritismo è arrivato dalla Bce di Mario Draghi, e che a essere “graziata” è stata la banca numero uno in Germania, ovvero Deutsche Bank. Altro che tensioni tra la Bce e la Germania.

Scrive: Financial Times

“A Deutsche Bank è stato accordato un trattamento speciale negli stress test dell’estate”. Stress test che sono stati concepiti per “ripristinare la fiducia nelle banche europee, attraverso la valutazione di tutte le finanze (degli istituti), usando lo stesso metodo”.

Così, evidentemente, non è stato:

“La banca numero uno della Germania – che ha visto il proprio titolo crollare fino a -22% nelle ultime settimane sulla scia dei timori legati alla multa da $14 miliardi comminata dagli Usa –  ha presentato i risultati degli stress test di luglio come prova della solidità delle sue finanze. Ma il Financial Times ha appreso che il risultato di Deutsche Bank è stato sostenuto da una concessione speciale che è stata accordata dal suo supervisore, la Banca centrale europea”.

Esattamente:

“I risultati di Deutsche Bank includono ricavi, per un valore di $4 miliardi, relativi alla vendita della partecipazione nella banca cinese Hua Xia, sebbene l’accordo non fosse stato completato entro la fine del 2015″.

Il quotidiano britannico va avanti, sottolineando che la vendita della quota in Hua Xia è relativa a un accordo che è stato raggiunto nel dicembre del 2015. Ma tale transazione non è tuttora completata e, anzi, rischia anche un ulteriore ritardo, in quanto non sono state rispettate tutte le scadenze imposte dalle autorità di regolamentazione.

“Il trattamento legato a Hua Xia è stato comunicato attraverso una nota a fondo pagina, nei risultati degli stress test su Deutsche Bank. Nessuna delle altre 50 banche sottoposte a stress test hanno però presentato note simili, nonostante molte di esse avessero raggiunto accordi su transazioni poi non completate alla fine del 2015. In un caso, la banca spagnola Caixabank aveva completato la vendita del suoi asset stranieri per un valore di 2,65 miliardi di euro, alla sua società madre Criteria Holding a marzo (del 2015). Nonostante ciò, a questo istituto non venne consentito di includere l’impatto di quella vendita nei suoi risultati”.

Così al Financial Times Chris Wheeler, analista presso Atlantic Equities:

“Il trattamento riservato a Deutsche Bank lascia perplessi. Le circostanze indicano che è inevitabile che gli osservatori di mercato saranno sospettosi e avranno qualche preoccupazione sulla veridicità (e affidabilità) di questi risultati”. Dopo che Deutsche Bank è stata sottoposta agli stress test, è emerso che il Common Equity Tier 1 di capitale era sceso al 7,8% – negli stress test si contemplano scenari peggiori di multe, bassi tassi di interesse, bassa crescita economica. Senza il contributo di Hua Xia, il ratio sarebbe stato pari al 7,4%, comunque sempre al di sopra del minimo stabilito dalle autorità di regolamentazione. Tuttavia, il risultato migliore ha indubbiamente rassicuratogli investitori sempre più timorosi per l’adeguatezza dei livelli di capitale della banca”.

Così Nicolas Véron di Bruegel, il think tank di Bruxelles, ha auspicato che sia la Bce che l’Autorità bancaria europea, che ha supervisionato i test, “spieghino e difendano le loro scelte metodologiche”, che dovrebbero, afferma, “essere applicate in modo uniforme e senza trattamenti speciali. Ovviamente questa regola vale per tutte le banche che sono importanti da un punto di vista sistemico, come Deutsche Bank”.

Fonte: Financial Times

Scandalo Bce, trattamento speciale a Deutsche Bank

Roma 11 ott 2016

Saremo tuttavia sorpresi nell’apprendere, stando almeno a quanto riporta il Financial Times, che stavolta il favoritismo è arrivato dalla Bce di Mario Draghi, e che a essere “graziata” è stata la banca numero uno in Germania, ovvero Deutsche Bank. Altro che tensioni tra la Bce e la Germania.

Scrive: Financial Times

“A Deutsche Bank è stato accordato un trattamento speciale negli stress test dell’estate”. Stress test che sono stati concepiti per “ripristinare la fiducia nelle banche europee, attraverso la valutazione di tutte le finanze (degli istituti), usando lo stesso metodo”.

Così, evidentemente, non è stato:

“La banca numero uno della Germania – che ha visto il proprio titolo crollare fino a -22% nelle ultime settimane sulla scia dei timori legati alla multa da $14 miliardi comminata dagli Usa –  ha presentato i risultati degli stress test di luglio come prova della solidità delle sue finanze. Ma il Financial Times ha appreso che il risultato di Deutsche Bank è stato sostenuto da una concessione speciale che è stata accordata dal suo supervisore, la Banca centrale europea”.

Esattamente:

“I risultati di Deutsche Bank includono ricavi, per un valore di $4 miliardi, relativi alla vendita della partecipazione nella banca cinese Hua Xia, sebbene l’accordo non fosse stato completato entro la fine del 2015″.

Il quotidiano britannico va avanti, sottolineando che la vendita della quota in Hua Xia è relativa a un accordo che è stato raggiunto nel dicembre del 2015. Ma tale transazione non è tuttora completata e, anzi, rischia anche un ulteriore ritardo, in quanto non sono state rispettate tutte le scadenze imposte dalle autorità di regolamentazione.

“Il trattamento legato a Hua Xia è stato comunicato attraverso una nota a fondo pagina, nei risultati degli stress test su Deutsche Bank. Nessuna delle altre 50 banche sottoposte a stress test hanno però presentato note simili, nonostante molte di esse avessero raggiunto accordi su transazioni poi non completate alla fine del 2015. In un caso, la banca spagnola Caixabank aveva completato la vendita del suoi asset stranieri per un valore di 2,65 miliardi di euro, alla sua società madre Criteria Holding a marzo (del 2015). Nonostante ciò, a questo istituto non venne consentito di includere l’impatto di quella vendita nei suoi risultati”.

Così al Financial Times Chris Wheeler, analista presso Atlantic Equities:

“Il trattamento riservato a Deutsche Bank lascia perplessi. Le circostanze indicano che è inevitabile che gli osservatori di mercato saranno sospettosi e avranno qualche preoccupazione sulla veridicità (e affidabilità) di questi risultati”. Dopo che Deutsche Bank è stata sottoposta agli stress test, è emerso che il Common Equity Tier 1 di capitale era sceso al 7,8% – negli stress test si contemplano scenari peggiori di multe, bassi tassi di interesse, bassa crescita economica. Senza il contributo di Hua Xia, il ratio sarebbe stato pari al 7,4%, comunque sempre al di sopra del minimo stabilito dalle autorità di regolamentazione. Tuttavia, il risultato migliore ha indubbiamente rassicuratogli investitori sempre più timorosi per l’adeguatezza dei livelli di capitale della banca”.

Così Nicolas Véron di Bruegel, il think tank di Bruxelles, ha auspicato che sia la Bce che l’Autorità bancaria europea, che ha supervisionato i test, “spieghino e difendano le loro scelte metodologiche”, che dovrebbero, afferma, “essere applicate in modo uniforme e senza trattamenti speciali. Ovviamente questa regola vale per tutte le banche che sono importanti da un punto di vista sistemico, come Deutsche Bank”.

Fonte: Financial Times

Via libera all’export di carni suine italiane in CINA

Roma 28/09/2016

Passo fondamentale per l’apertura delle esportazioni delle carni suine in Cina. Nel primo pomeriggio di oggi  l’Ambasciata italiana in Cina ha formalizzato al Ministero della Salute la decisione della “General Administration of Quality Supervision, Inspection and Quarantine“ (AQSIQ) di riconoscere l’indennità da Malattia vescicolare della Macroregione del Nord (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Valle D’Aosta, Veneto e Province Autonome di Trento e Bolzano).

Dopo oltre dieci anni di trattative finalizzate ad ottenere dalle Autorità cinesi l’ampliamento dei prodotti esportabili dall’Italia, nel 2013 ASSICA ha prospettato al Ministero della Salute la possibilità di proporre alle Autorità cinesi un’apertura alle sole Regioni sulle quali le Autorità americane avevano già condotto una valutazione del rischio favorevole.

L’apertura della Cina alle nostre esportazioni di Carni suine, grassi e frattaglie, sebbene limitata alla sola Macroregione del nord rappresenta una grande opportunità, e potrebbe generare già nella fase iniziale un fatturato export pari a 50 milioni di euro, permettendo al nostro Paese di recuperare posizioni importanti rispetto ai principali competitor europei.

Se consideriamo il mercato dell’Unione Europea nei primi sette mesi del 2016 le esportazioni di suini vivi, carni suine fresche e congelate, frattaglie e prodotti a base di carne suina hanno raggiunto la cifra record di 2,4 milioni di tonnellate per un valore di circa 4,4 miliardi di euro con un incremento in volume e valore del 36,7% rispetto allo stesso periodo del 2015.

A determinare questo incremento è stata essenzialmente la domanda cinese balzata a 1,157 milioni di tonnellate dalle 561 mila tonnellate del periodo gennaio – luglio 2015 con un incremento del 106,3% per un valore di 1,7 miliardi di euro (+123%).

La Cina rappresenta il principale mercato di destinazione delle esportazioni europee del comparto suino con una quota pari al 48% del totale.

Il 90% del totale esportato al di fuori dei Paesi UE è rappresentato da carni fresche, congelate e frattaglie.

Haftar ha chiesto a Putin intervento militare in Libia

Roma, 28-09-2016

Il generale Khalifa Haftar ha chiesto alla Russia di porre fine all’embargo sulle armi in vigore contro la Libia, di fornire armi e attrezzature militari alle forze libiche sotto il suo comando nell’Est del Paese e di “avviare un’operazione militare anti-islamista come quella in Siria”. Lo ha reso noto una fonte diplomatica russa, citata dal quotidiano Izvestia, al termine dell’incontro avvenuto ieri a Mosca tra il rappresentante speciale di Haftar, Abdel Basset Badri, e il viceministro della Difesa russo Mikhail Bogdanov. “Badri è venuto a Mosca per un giorno – ha detto la fonte – nel corso del colloquio con Bogdanov è stata discussa la questione della revoca dell’embargo sulle armi. I libici ci stanno chiedendo di fornire loro armi di piccolo calibro, ma anche attrezzature, tra cui aerei. Hanno anche chiesto a Mosca di avviare un’operazione militare anti-islamista in Libia simile a quella in corso in Siria”. Il quotidiano Izvestia ha precisato che Badri è arrivato in Russia il 26 settembre e il messaggio sarebbe stato subito consegnato, poi l’incontro si è tenuto ieri. La notizia è stata rilanciata, con grande risalto, dall’agenzia ufficiale russa Sputnik, che ha ricordato la visita in Russia dello stesso Haftar lo scorso giugno. Il generale che guida le forze libiche nell’Est del Paese non ha mai riconosciuto il governo di unità nazionale guidato da Fayez Sarraj, insediato a Tripoli e sostenuto dalla comunità internazionale. Nelle scorse settimane le sue truppe hanno strappato alle forze che sostenevano il governo di Sarraj il controllo dei siti petroliferi del Paese.