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“Bebe Vio e la sua squadra in Beblade” di Pierdomenico Baccalario

S.B. – Bebe Vio, schermitrice italiana, campionessa paralimpica, mondiale ed europea in carica di fioretto individuale, con la sua carica travolgente diventa l’eroina-fumetto di un romanzo per ragazzi dagli 11 anni di età: “Beblade – Bebe Vio e la sua squadra” l’ultimo libro di Pierdomenico Baccalario. Art4sport Onlus è l’associazione no profit fondata dai genitori di Bebe Vio dopo la sua malattia per aiutare i ragazzi con amputazioni a godere della bellezza della vita attraverso lo sport. Insieme a Bebe formano l’Art4sport Team e con le loro imprese e la loro energia hanno ispirato questo libro.

Un posto senza nome. Un gioco di vita e di morte. Una battaglia all’ultimo sangue tra Cacciatori e Prede. Mia ha quindici anni e ha sempre amato le sfide. “Chiamaci quando sei pronta” le ha detto l’uomo con il cappello verde, dandole un biglietto con una serie di cifre. Lui riconosce sempre chi entrerà nel gioco. E lei lo fa.
Dopo quella telefonata Mia si sveglia in un luogo che non conosce: sembra una città abbandonata, ma non lo è. Ci sono i Cacciatori, che sono sette e attaccano, e le Prede, che sono tante e muoiono. C’è chi cerca di nascondersi, chi si allea con i Cacciatori e chi vorrebbe ucciderli. Si dice che l’unica capace di opporsi a questo gioco spietato sia… Beblade. E Mia non ha dubbi, deve trovarla.

“Beblade” è l’ultimo libro di Baccalario scrittore che a soli 24 anni ha vinto il “Premio Il Battello a Vapore – Città di Verbania” con “La strada del guerriero”. Da allora ha pubblicato moltissimi altri libri, tradotti oggi in circa venti lingue, che hanno venduto più di due milioni di copie nel mondo. Per Il Battello a Vapore ha ideato molte serie e romanzi, tra cui Ulysses Moore e “La vera storia di Capitan Uncino”.

“L’acquaiola” di Carla Maria Russo

S.B. – Due ragazzi diversi per estrazione sociale i cui destini s’incrociano fino a cambiare la loro vita che sembrava già inesorabilmente scritta. Ma tra i due giovani è sicuramente lei, Maria, il vero personaggio de “L’acquaiola, (Piemme, pag. 247 euro 17,90) con cui Carla Maria Russo ci regala un grande ritratto di donna che sembra uscito da un racconto delle nonne italiane scampate alla furia della guerra.

Maria ha quindici anni, vive in un paesino dell’Appennino centro meridionale d’Italia e mantiene se stessa e l’anziano padre malato facendo la bracciante nei campi dei signori, un lavoro incerto e molto gravoso, fino a quando non viene assunta come acquaiola nella casa di don Francesco, il signorotto del paese, con il compito di recarsi più volte al giorno e con qualunque tempo alla fonte, che dista tre chilometri dal paese, per rifornire la famiglia di acqua. A don Francesco, infatti, è nato il quinto figlio, Luigi, il quale rivela fin dall’infanzia una natura ribelle, precoce e assetata di libertà.
I destini di Maria e Luigi, così diversi fra loro, si intrecceranno in una serie di vicende dolorose ma, nello stesso tempo, intense e salvifiche per entrambi. Intorno a loro, una umanità umile, legata alla terra e alle antiche tradizioni, assuefatta a una vita di miseria, sacrifici e secolari soperchierie sopportate con fatalistica rassegnazione e per questo spesso dura e inflessibile, ma anche capace di pietà e umana solidarietà.

Con L’acquaiola, Carla Maria Russo, appassionata di ricerca storica (adora le biblioteche, dove trascorre parecchio tempo) ci regala un grande romanzo del Novecento.

 

Il sole si mette il pigiama

Fantasia al potere con “Il sole si mette il pigiama” di Agostino Traini (Battello a Vapore serie Arcobaleno pag. 32 euro 9,00). Il signor Sole è proprio un burlone: è scomparso dietro le montagne, e il professor Folgore e il gatto Icaro non riescono più a leggere il loro libro. Ma cosa succede quando il Sole non fa più luce? I due amici decidono di partire con la loro mongolfiera per scoprire dov’è andato a finire e com’è il mondo quando è notte! Agostino Traini è l’autore di testi e disegni della serie di prime storie scientifiche Il Mondo del signor Acqua. Per Il Battello a Vapore ha pubblicato anche Panfilo, cane pittore (Serie Arcobaleno).

Nel Borgo Magico “Troppe magie per Marvin”

E’ domenica mattina e un colpo di fortuna salva Marvin dalla tortura delle faccende di casa. Il Campione viene convocato a Borgo Magico per un compito ben più avventuroso: assistere Gil, il mago pasticcione, in una gara di incantesimi. In palio c’è la Bacchetta dei Desideri, e per conquistarla i due amici dovranno destreggiarsi tra avversari pronti a tutto, pozioni magiche e… qualche pasticcio!

E’ “Troppe magie per Marvin” (Battello a Vapore pag. 96 euro 8,90) l’ultimo libro di Sir Steve Stevenson, aka Mario Pasqualotto, autore di serie per ragazzi dal grande successo internazionale come Agatha Mistery, tradotta in 26 lingue (dagli Stati Uniti, alla Russia, dal Giappone all’Azerbaigian&), Scuola di pirati, Tom O Clock. Originario di Reggio Emilia, si è occupato di editoria di giochi di ruolo, laboratori didattici e traduzioni. Oggi vive tra le colline, vicino a Terni, con la moglie e il figlio e, tra montagne e cinghiali, in un paesino che ricorda molto Borgo Magico, si dedica a tempo pieno alla narrativa per ragazzi.

“Generi di conforto”, cibo e ricordi delle sorelle Passera

S.B. – Profumi, sapori, ricordi e famiglia che, tutti insieme fanno “Generi di conforto” come il libro (Tea pag.240 euro 22,00) delle sorelle Gigi e Marisa, note come le sorelle Passera. Questo libro lo hanno scritto con cura ma anche con tanta passione oltre che fantasia, un libro che lontano dall’essere un manuale è il “cassetto” della memoria che Gigi e Marisa aprono per consentire ai lettori di guardarci dentro per un viaggio emozionale assaporando il loro piatti del cuore. Il cibo con Gigi (la maggiore delle due, autrice televisiva e radiofonica) e Marisa (la piccola di casa, voce di Radio Deejay e conduttrice tv) diviene uno strumento per tornare indietro nei ricordi e mantenere vive le storie della loro famiglia. “Da quando abbiamo memoria, cioè dall’era delle stelline in brodo con il formaggino, il cibo è stato il nostro abecedario delle emozioni, a tutti gli effetti il modo più naturale che conosciamo per dare e ricevere cura e amore” dicono le sorelle Passera. “Abbiamo sempre cucinato l’una per l’altra in preda a dei raptus di affetto incontenibili, cercando via via la consolazione, il premio, il nutrimento e, a volte succede alle sorelle maggiori, anche l’espiazione”. Nei “Generi di conforto” infatti non ci sono solo ricette, ma piano piano spuntano personaggi, sentimenti, abitudini, modi di vivere, aneddoti, lunghe chiacchierate con gli amici. Quello delle due autrici è un cibo eccentrico e genuino, che fa sentire a casa chi legge, che racconta oltre a riempire la pancia, che delizia non solo il palato ma anche gli occhi con i suoi colori e le sue forme. E che si tratti molto di più di un manuale di cucina lo si capisce subito: bastano i titoli delle ricette a schiudere lo scrigno delle sorprese. Ogni piatto è un dono che viene dal passato, ma che è pronto a conquistarsi il suo posto nel presente, e chissà magari anche nel futuro, attraverso le nuove generazioni. Ci sono le “bruschette per anime romantiche” di Gigi, con acciughe, tartare di manzo e salmone, che non sono adatte per “cinici e perditempo” e il suo “my secret garden”, in cui a regnare sono i profumi delle erbe aromatiche, del limone e della lavanda; per Marisa invece è imperdibile il “Pasqua quando vuoi”, un trionfo di carciofi tenerissimi, o ancora il dolce e colorato “cuore viola”, un dessert semplice e povero a base di uva nera che diventa il succoso simbolo dell’autunno. Le dosi sono un po’ a caso, la stagionalità dei prodotti non è rispettata, e c’è dunque una sorta di vena anarchica che emerge. Ma cosa importa, è giusto così: le Sorelle Passera navigano a vista, promettono fantasia e divertimento, sincerità e leggerezza grazie a pietanze capaci di offrire manciate abbondanti di consolazione, gioia, affetto. E, per queste cose, la ragione non serve a molto.

 

 

“Isola di neve” due donne e un amore indimenticabile

S.B. – Un’isola che sa proteggere. Ma anche ferire. Un amore indimenticabile sepolto dal tempo. A distanza di due anni dal precedente, Valentina D’Urbano (romana e illustratrice per l’infanzia) torna in libreria con un romanzo potente, “Isola di Neve” (Longanesi, pag. 512 euro 16,90), in libreria da giovedì scorso. Sullo sfondo autunnale di un’isola al largo di Roma, l’autrice racconta una storia d’amore e di ricerca di sé, che si sviluppa su due piani temporali diversi e dà vita a due fortissime protagoniste femminili. Due donne che guardandosi dentro troveranno e terranno stretta, in un misto di timore e fierezza, la meraviglia della scoperta e la forza dell’indipendenza. È il 2004, Manuel, 28 anni, è scappato di casa e dopo aver rotto i ponti con la propria famiglia e fidanzata, è approdato sull’isola di Novembre, dove conta di ripartire da capo con la propria vita. Qui incontra una giovane tedesca, Edith, una violinista che è sull’isola per una ragione precisa: ricostruire tutto ciò che può su un misterioso violinista tedesco, Andreas von Berger, ultimo prigioniero del carcere di Santa Brigida – un isolotto a poche centinaia di metri da Novembre –, rinchiuso lì negli anni Cinquanta e morto poco dopo la scarcerazione, in circostanze mai chiarite. Di Andreas restano poche cose: un frammento della sua ultima partitura per violino e un nome di donna: Tempesta.

Cinquant’anni prima, nel 1952, Neve è una giovane pescatrice dell’isola di Novembre. In costante fuga dal padre violento, Neve si barcamena nella vita isolana del dopoguerra, fatta di stenti, miseria e arretratezza culturale e sociale. È proprio sfuggendo a una delle violente sfuriate di suo padre che, attratta dalla musica di un violino, finisce sulla piccola spiaggia bianca e isolata su cui si affaccia la cella di Andreas. Divisi dalle sbarre della prigione, Neve e Andreas cominciano a parlare, con un solo patto: Neve non gli dirà mai il suo vero nome così che sarà lui stesso a sceglierne uno: Tempesta.

Domenica prossima, 23 settembre, con la sua “Isola di neve” Valentina D’Urbano sarà ospite a “Pordenonelegge”.

 

 

 

“Grazia”, le parole non dette tra madre e figlia

S.B. – Ci sono parole che una madre e una figlia prima o poi devono dirsi, correndo qualsiasi rischio. E’ questo il mood di “Grazia” (Sem libri pag. 250 euro 17,00) di Giulia Alberico insegnante di Lettere per oltre 30 anni, nata a San Vito Chietino ma che vive a Roma. Grazia non c’è più. Una telefonata inaspettata raggiunge Teresa in un mattino come un altro, mentre è alle prese con i soliti impegni, con le cose di ogni giorno, a Roma, dove vive ormai da molti anni con il marito e la figlia, e la informa della morte di sua madre Grazia, una donna già anziana, ma sempre bella, elegante, volitiva. Tornare in Abruzzo, ritornare indietro dopo tanto tempo nell’ombra senza fondo dei ricordi, è per Teresa una fatica e un dovere. C’è da organizzare il funerale, occuparsi della casa e congedare la badante, quasi una dama di compagnia per Grazia, la sola persona capace di accettare il carattere difficile e scontroso della Signora. Teresa arriva nella città natale in un freddo e ventoso giorno di primavera e si ritrova di colpo immersa nell’atmosfera un po’ fanè della grande casa di famiglia in cui viveva da bambina. Qui, nelle stanze riccamente arredate, ogni dettaglio le parla di sua madre, della vita piena di una donna per molti aspetti indimenticabile. La realtà però non è soltanto quella che Teresa ha sotto gli occhi. Dal notaio, infatti, Teresa scopre che tutte le proprietà di famiglia sono state vendute di recente dalla madre e che non c’è più nulla, solo debiti. Com’è potuto accadere? Perché Grazia non le ha mai detto nulla? Teresa è stordita, incredula. Il suo cammino all’indietro nel passato alla ricerca della verità, tra le passioni, i tradimenti e le bugie dei protagonisti di questa storia intensa e originale, la porterà a comprendere davvero la vita di sua madre. E in fondo anche la sua personale storia di donna.

“Il sogno di un’altra scuola”, don Milani raccontato ai ragazzi

Per raccontare ai ragazzi la vita di don Lorenzo Milani, sacerdote e grande maestro, Eraldo Affinati si è fatto aiutare da sei adolescenti davvero speciali: Tao, Amina, Mohamed, Romoletto, Manuela e Sofia. Scrittore finalista del Premio Strega ed insegnante, ha pubblicato “Il Sogno di un’altra scuola” (Il Battello a vapore pag. 288 euro 15,50) per tornare a parlare di Don Milani con un romanzo dedicato ai ragazzi. Il primo libro “L’uomo del futuro” era diretto ad un pubblico adulto, in questo invece, come recita il sottotitolo, ha voluto raccontare ai giovani la figura del grande sacerdote toscano. E così lo fa con l’aiuto di 6 ragazzi e ognuno di loro scopre così il famoso priore di Barbiana, dai giorni lontani in cui era solo un bambino ricco e privilegiato, fino a quando, schierandosi dalla parte dei poveri, è diventato uno dei più importanti personaggi dei nostri tempi: araldo e messaggero di un modo assolutamente nuovo di concepire la scuola, la religione, la politica e perfino la maniera di stare insieme. I capitoli, brevi e concisi, diventano validi esempi di lezioni interattive, utilizzabili in classe, dove gli studenti, con la freschezza e l’entusiasmo che li contraddistingue, fanno domande e commenti per approfondire le varie fasi di una straordinaria avventura umana. Alla fine anche l’autore, da sempre appassionato alla dimensione pedagogica della scrittura, riconosce di aver composto il libro insieme agli scolari, un po’ come fece don Milani nella sua opera più nota: “Lettera a una professoressa”.

“La prima sfida di Nicole”

Nicole è entusiasta di partecipare al musical della scuola, anche se qualcuno teme che farà una figuraccia. Ma lei non si arrende. Grazie alla sua forza e a tanta voglia di divertirsi, supererà questa e molte altre sfide, perché avere la sindrome di Down è come correre i 100 metri controvento: ci si mette un po’ di più ma si taglia sempre il traguardo! E’ “La prima sfida di Nicole” (Il Battello a vapore – serie Azzurra – pag. 137 euro 9,50) di Nicole Orlando e Alessia Cruciani dedicato ai ragazzi. Il libro è la storia della campionessa paralimpica, nonché autrice, Nicole Orlando, amatissima dal pubblico e sui social, è stata concorrente di “Ballando con le stelle”. Alessia Cruciani, invece, è una giornalista de La Gazzetta dello Sport.

“Il Cielo dopo di noi” di Silvia Zucca

La fragilità della vita e la forza dei legami familiari, attraverso le donne di ieri e di oggi e i segni che tutti noi lasciamo nel mondo e nel cuore delle persone, quelle che ci hanno preceduto e quelle che continueranno il nostro cammino. E’ questo “Il Cielo dopo di noi” di Silvia Zucca (Editrice Nord, pag. 468 euro 18) in libreria giovedì 30 agosto. L’autrice, laureata in letteratura inglese, tradittrice e scrittrice a tempo pieno, è diventata un caso editorialegrazie al successo internazionale del suo romanzo d’esordio Guida astrologica per cuori infranti che ha venduto oltre 40 mila copie in Italia. I diritti di traduzione sono stati venduti in 18 Paesi.

Ne “Il Cielo dopo di noi” Alberto, il padre di Miranda, è scomparso. Da dodici anni lei non ha contatti con la famiglia e quella notizia è come un fulmine in un cielo che si è sempre rifiutata di guardare e che, adesso, la chiama a sé con prepotenza. Così, frugando tra le carte del padre, trova una lettera datata 18 novembre 1944: è una lettera d’amore destinata alla nonna, Gemma. Ma chi è l’uomo che promette a Gemma di tornare da lei e da Alberto? Possibile che quel mistero sia collegato all’improvvisa scomparsa del padre? C’è solo un modo per scoprirlo: andare a Sant’Egidio dei Gelsi, il paese in cui lui e Gemma si erano rifugiati durante la guerra. E, sotto il cielo idilliaco della campagna piemontese, Miranda raccoglierà i frammenti di una storia solo apparentemente dimenticata; la storia di un ragazzino senza padre, costretto a crescere troppo in fretta, e di una donna obbligata a prendere una decisione terribile, che segnerà la sua vita per sempre. Una storia che la condurrà infine da Alberto, ma che soprattutto le permetterà di alzare gli occhi e capire che il futuro – il cielo dopo di noi – si rasserena solo se si ha il coraggio di cancellare le nubi del passato e di aprirsi all’amore.

 

“Tienilo acceso”, come usare le parole in rete

Comunicare sui social. Può sembrare facile ma non lo è perché anche nella piazza virtuale la parola ha il suo peso. E allora appare di estrema utilità il manuale realizzato dalla linguista Vera Gheno che collabora con l’Accademia della Crusca dal 2000 e dal 2012 ne gestisce l’account Twitter, attraverso il quale dà il suo contributo alla diffusione della conoscenza della lingua italiana, e il filosofo della comunicazione Bruno Mastroianni, attivi da tempo con conferenze, lezioni e pubblicazioni specifiche sulla comunicazione efficace nel web. Sarà infatti giovedì in libreria Tienilo acceso (Longanesi pag. 288 euro 14,90) un manuale per imparare a usare nel modo migliore le parole in rete, senza farsi opprimere dalla comunicazione in internet, oggi sempre più presente e insidiosa. I due autori offrono la loro profonda esperienza, pronta per l’uso, in un vademecum rivolto a tutti coloro che trascorrono online parte della loro esistenza. Perché tutti possono imparare a padroneggiare la comunicazione sui social senza lasciarsene schiacciare, decifrarne i messaggi senza lasciarsene manipolare, capire e farsi capire attraverso una scelta accorta e consapevole delle parole giuste. Gheno e Mastrioianni forniscono un testo necessario in un mondo in cui i costumi sociali sono in perenne movimento, in cui i social divengono il teatro privilegiato di scontri comunicativi con conseguenze, anche pesanti, sul “mondo reale”, in cui le fake news creano dibattiti e reazioni, a volte poco razionali, tra gli utenti. Oggi più che mai si può smettere di parlare di rete contrapposta alla vita reale: la vita è contemporaneamente online e offline, e non sempre si è in grado di gestire questa complessità. Non si può tuttavia continuare a lamentarsi di un’internet ignorante, piena di odio e pericoli. Questo testo mostra come, nel suo piccolo, ogni utente possa fare la differenza, imparando come reagire e comportarsi quando si trova a confronto con gli “imbecilli” della rete e i danni che producono.

 

 

“Il cantante nella notte” la “romanza” d’amore di Olja Savičević

Una sceneggiatrice di soap opera di successo, Naranča Peović, sfreccia a bordo di una cabriolet dorata attraverso la Dalmazia, alla ricerca del suo primo amore: Slavuj Mitrović, un eccentrico artista.
Da Spalato alla Bosnia più remota, passando per le indimenticate Zagabria e Lubiana, Naranča compie un viaggio a ritroso nella memoria. Proprio mentre i suoi ricordi e le sue abilità vengono progressivamente meno a causa di un incidente stradale, la donna fissa sul nastro di un registratore il racconto della sua vita e del rapporto con Slavuj, così da mettere al sicuro la propria identità e la propria storia: la storia di una giovane che, grazie al talento per la scrittura, è diventata ricca e celebre, ma ha perso il suo amore più grande. E’ la trama de “Il cantante della notte” (Collana Omero per L’Asino d’oro Edizioni, pag. 190 euro 16) in uscita il prossimo 12 luglio, di Olja Savičević scrittrice e poetessa, autrice di diverse sillogi e dei romanzi Adio kauboju (2010) e Pjevač u noći (2016). Adio kauboju le è valso il premio T-portal per il miglior romanzo e il premio Slobodna Dalmacija per l’arte; dal romanzo ha poi tratto un adattamento teatrale. Nata nella croata Spalato, sulle coste della Dalmazia, nel 1974, dove tuttora vive e lavora, scrive rubriche su diversi giornali e siti, e per il teatro adattamenti e drammaturgie originali. I suoi romanzi sono tradotti in una decina di lingue.
“Il cantante nella notte” è un romanzo on the road, un’intensa narrazione d’amore, con una trama da giallo che procede per quadri e lettere scritte dalla penna di un artista visionario.
Una “romanza” che canta l’amore ai tempi del capitalismo e dell’oblio, e la memoria soggettiva che relativizza la realtà.
Un romanzo di ricerca, in cui la scrittura di Olja Savičević emerge potente, poetica, densa e compressa come l’universo prima del Big Bang, ricca di citazioni e prestiti da autori classici e contemporanei, pronta a essere citata a sua volta sui muri delle nostre città: “L’amore è l’unico vero spettacolo offerto, se non vi piace la guerra”.

“Le formule del cuore e del destino” di Yoav Blum

Una serie di vite che si intrecciano, apparentemente slegate una dall’altra ma invece strettamente legate da una serie di coincidenze “studiate” a tavolino non certo casuali. Questo accade in “Le formule del cuore e del destino” (Tre60 pag. 320 euro 16,40) esordio letterario di Yoav Blum, software developer che vive in Israele con la moglie e la figlia. 

Guy, Emily e Eric lavorano per un’organizzazione con uno scopo molto particolare: creare e far accadere le cosiddette “coincidenze”. In realtà, infatti, non esistono eventi casuali o scherzi del destino; al contrario, tutti gli avvenimenti della vita di ognuno di noi sono minuziosamente pianificati. Solo così si possono innescare i veri cambiamenti, quelli che danno senso all’esistenza: uno scienziato che fa una scoperta rivoluzionaria, un artista che incontra la sua musa; due persone che si ritrovano su una panchina e s’innamorano…
Toccherà all’abile, rigoroso Guy assumersi un compito di enorme responsabilità: la coincidenza più difficile e pericolosa che gli sia mai capitato di creare. Ma talvolta la strada del destino conduce lontano dalla felicità. E quando Guy capirà la profonda trasformazione che sta per subire la sua vita e quella di Eric ed Emily, sarà costretto a fermarsi e a riflettere sulla vera natura del destino, del libero arbitrio e dell’amore. E poi agire di conseguenza. Ma a quale prezzo?

Le formule del cuore e del destino grazie al passaparola, ha scalato le classifiche in Israele.

 

 

S.B. – E’ nelle librerie la nuova saga fantasy dell’autore napoletano Simone Laudiero: Gli eroi perduti.

Dopo il prequel Ronac & Raila, in cui venivano presentati i personaggi e le ambientazioni mediterranee, è arrivato dando inizio alla trilogia, “Le mura di Cartavel” (Piemme pag. 312 euro 16,00). Con gli Eroi perduti lo scrittore e sceneggiatore napoletano, racconta la nostra cultura attraverso personaggi indimenticabili, azione mozzafiato, colpi di scena e la costruzione di un mondo narrativo perfetto.

C’è un canto che risuona da millenni nei paesi affacciati sulla Croce Azzurra. È Il lamento degli Eroi Perduti, i paladini che hanno sconfitto le creature venute dal mare dalle scogliere della Liguria alle palme di Marrakech, dai fortini veneziani alle isole greche e le pinete del Salento, dando origine all’Era degli Uomini. Ora le stesse terre salvate dagli eroi sono sotto il dominio di una terribile potenza: Sarmora, che ha creato uno sterminato impero grazie all’itri, una sostanza capace di rendere invincibili in battaglia. Solo Cartavel separa Sarmora dalla conquista del grande mare di mezzo, eppure la città resiste, protetta dalle sue mura inespugnabili. Inutili sono gli assalti della flotta sarmoriana, che da due anni la cinge d’assedio e che ora ripone le ultime speranze nell’Isola di Ferro, la più spaventosa nave da guerra mai costruita. Quando il varo è alle porte, però, voci di un imminente sabotaggio minacciano la riuscita dell’impresa. Sarà la coraggiosa e ingenua Rovaine a doverlo sventare, in una missione in cui il suo destino si intreccerà a quello di altri inconsapevoli eroi: Ronac, indomita cercatrice di tesori, Sahon, saggio tutore del futuro sovrano, e il giovane Asul, che dovrà sfuggire alla morte per consegnare una lettera in grado di salvare il mondo.

“Le mura di Cartavel” di Laudiero è un nuovo fantasy dalle radici mediterranee per un pubblico new adult amante del genere, per gli amanti di Game of ThronesGli eroi perduti presentano un’ottima lettura lontana dai geli del Nord e immersi totalmente nella cultura mediterranea.

 

 

“Il libro Cuore di Valentina”


S.B. – “Angelo Petrosino ha avuto una magnifica idea a scrivere un Cuore dei giorni nostri, ricalcando la struttura del classico e scegliendo come narratrice una figura che i suoi libri ci hanno fatto conoscere molto bene: Valentina”.

Così scrive Don Luigi Ciotti nella prefazione di “Il libro Cuore di Valentina” (Piemme pag. 336 euro 16,00) ultima fatica di Angelo Petrosino, maestro oltre che scrittore. E proprio osservando quello che succedeva a scuola, oggi vive a Chivasso ma per anni ha insegnato a Torino, inventava tante storie che raccontava ai suoi alunni, e poi queste storie sono diventate dei bellissimi libri. Pro­prio come accade con ogni nuova avventura di Valentina la sua protagonista ben nota alle giovani lettrici, fin dagli 8 anni.

E’ settembre, primo giorno di scuola quando Valentina sta per en­trare nella sua classe, una prima media. Ma non sta per essere interrogata, perché l’in­segnante… è lei!

Valentina è diventata “gran­de” e ha deciso di raccontarci le sue giornate a scuola scri­vendo un diario, delle lettere e dei racconti delicati ed emo­zionanti rivolti ai suoi alunni.

Attraverso una narrazione nella narrazione, Valentina si confronterà con etnie diverse, caratteri particolari e storie personali, come quella della timida Rita, di Edoardo con i suoi problemi di dislessia, di Nafissa, la ragazzina dalla pelle scura e del ribelle Brian.

Insomma, ne “Il libro Cuore di Valentina” le atmosfere del classico di De Amicis vengono raccontate, in chiave moderna, da uno dei personaggi più amato dalle giovani lettrici.

 

 

Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia

Imola, dicembre del 1502. Asserragliato in città con le poche truppe ancora fedeli, Cesare Borgia si trova a contemplare il tramonto di quello che è stato il suo grande sogno: dominare l’Italia intera. I capitani di ventura che lo hanno accompagnato fino a adesso lo hanno ormai abbandonato e ora si apprestano a tradirlo. Cesare è in preda alla disperazione, con la mente che vaga tra i fantasmi delle sue passate vittorie. Ma come fosse un segno di benevolenza divina, proprio in quel momento le vedette annunciano il ritorno di Leonardo da Vinci, l’uomo cui il duca Valentino ha affidato il compito di ideare nuove armi e di rafforzare le fortificazioni dei nuovi domini. Un’improvvisa luce di speranza si accende nella cupa fortezza in cui si è rifugiato. E non è solo l’offerta di innovativi e terribili strumenti di distruzione a risollevare l’animo di Cesare. L’arrivo del maestro riaccende anche quella fascinazione reciproca nata nel corso del loro primo incontro a Milano, anni prima. E il dialogo si trasforma in un confronto tra due concezioni del mondo apparentemente agli antipodi, sebbene entrambe soggiogate da un desiderio spasmodico di bellezza: bellezza nell’armonia del corpo e della sua rappresentazione per l’artista, bellezza nella forma di un grande progetto politico per il condottiero. Nella lotta comune contro ogni limite, che è stata la cifra delle rispettive esistenze, Cesare e Leonardo esplorano insieme le loro affinità e differenze. Ed evocando il ricordo delle battaglie passate, insieme con squarci della difficile giovinezza di Cesare e delle sinistre premonizioni della sua fine, prende corpo l’intuizione per superare con un colpo magistrale l’attuale difficoltà: quando Leonardo gli illustra il progetto della sua Battaglia di Anghiari e la grande allegoria della crudeltà umana che ne sarà il cardine, nella mente del Borgia si forma a poco a poco un affresco altrettanto maestoso, quello che sarà il capolavoro politico del suo genio spietato…

La vita dell’uomo che ha ispirato “Il Principe” di Machiavelli raccontata in “Il principe. Il romanzo di Cesare Borgia” (Nord pag. 352 euro 16,90) da Giulio Leoni, uno degli scrittori italiani di gialli storici e di narrativa del mistero più conosciuti all’estero, grazie anche alla serie di romanzi dedicati alle avventure di Dante Alighieri, tradotta in tutti i maggiori Paesi del mondo. E questo grazie non soltanto alla precisione con cui Leoni ricostruisce il contesto storico della vicenda, ma anche per l’intreccio che riesce a creare tra personaggi reali e finzione narrativa da cui scaturisce un affascinante ed enigmatico teatro delle ombre.

 

 

La tragedia delle “Figlie del mare”

S.B. – La scrittrice americana di origini coreane, Mary Lynn Bracht, tramite la madre, a Londra è cresciuta a stretto contatto con una comunità di donne emigrate dalla Corea del Sud. Nel 2002 visita il villaggio dove è nata sua madre e lì sente parlare per la prima volta delle “Comfort Women”. Quel viaggio toccante e le successive ricerche hanno ispirato il suo romanzo d’esordio, “Figlie del mare” (Longanesi pag. 370 euro 18,60) in uscita in tutto il mondo. Il romanzo affronta per la prima volta in letteratura la vergognosa e poco nota vicenda delle cosiddette “Comfort Women”, le donne coreane rapite dai giapponesi durante la Seconda guerra mondiale e rinchiuse nelle case di piacere frequentate dai soldati nipponici. Sulla base di indagini successive, si è stimato che negli anni del conflitto mondiale oltre 300.000 donne vennero deportate in questi bordelli e della maggior parte di loro non si seppe più nulla. Mescolando il racconto di una vicenda personale e familiare alla grande Storia, “Figlie del mare riporta alla luce uno dei più gravi crimini del XX Secolo, emerso solamente nel 1991 quando la pescatrice di conchiglie Kim Hak-sun raccontò la sua esperienza di schiava sessuale e avviò un’azione legale contro il governo giapponese.

È proprio questo il destino di Hana, una delle due sorelle protagoniste del romanzo di Mary Lynn Bracht. Cresciuta in un paese occupato, costretta a dimenticare le proprie radici e divenuta una cittadina di second’ordine nella sua stessa patria, Hana è una giovane pescatrice di conchiglie. Il suo lavoro come donna del mare le permette di godere di una certa libertà e la spinge a mantenere la sua fierezza e il coraggio anche nelle situazioni più complesse. Nel 1943, Hana, sedicenne, si offre in sacrificio ai soldati giapponesi in cambio di Emiko, la sua sorellina, e viene condotta in Manciuria e rinchiusa in un bordello. A quasi settant’anni di distanza da quel giorno, nel 2011, dopo una vita di sensi di colpa e dolore, Emiko decide di non poter lasciare questo mondo senza sapere qual è stata la sorte della sorella maggiore e si reca a Seul per mettersi sulle tracce ormai labili di Hana e unirsi alle manifestazioni che si tengono ogni mercoledì davanti all’ambasciata giapponese, chiedendo giustizia per le “Comfort Women”.

La vicenda delle “Comfort Women” è stata a lungo causa di forte attrito Corea e Giappone e solo nel 2015 è stata ufficialmente rubricata come crimine di guerra, obbligando il Giappone a istituire un fondo monetario per le sopravvissute. Figlie del mare di Mary Lynn Bracht ha conquistato gli editori di tutto il mondo ed è in corso di pubblicazione in 14 paesi, tra cui Inghilterra, Stati Uniti, Francia, Germania e Spagna.

 

 

“All’ombra del Monte Antelao” di Maria Loreta Rossetti

S.B. – I sogni e le vicissitudini di una giovane donna di provincia al centro di una travagliata storia d’amore. L’incanto dell’amore platonico, l’amore impossibile, ma anche un mondo onirico per particolari sogni premonitori rivelatori dell’animo dell’autrice che pare collegata con fili invisibili ad un’”altra” dimensione perché capace di cogliere aspetti sorprendenti nella sfera dell’irrazionale. Non solo questo nel romanzo “All’ombra del Monte Antelao” (BookSprint Edizioni pag. 115 euro 15,90) di Maria Loreta Rossetti che sarà presentato presso la libreria Feltrinelli di Latina venerdì 27 aprile alle ore 18.

Alla base di quest’opera prima della Rossetti il tema dell’amore nelle varie stagioni della vita in tutte le sue sfaccettature e incongruenze e soprattutto l’amore proibito, mai deprecabile come è nella superficialità dell’intendimento collettivo ma che spesso porta inesorabilmente ad una nostalgica solitudine.

La scrittrice che racconta la sua vita romanzata dichiara di essere l’unica protagonista reale del romanzo, gli altri personaggi invece sono stati inventati, anche se qualcuno potrebbe riconoscersi nei tratti e nei fatti, come anche di fantasia è il contesto in cui si snoda il racconto suggestivo e vario, ora triste ora appassionato ma sempre profondamente “vero”.

 

I segreti de “L’altra moglie” di Kerry Fisher

S.B. – Scoprire cosa c’è dietro il matrimonio delle altre donne e cosa succede quando ci si sposa una seconda volta. Con questo spirito Kerry Fisher, autrice che vive nel Surrey con marito e due figli, ha scritto “L’altra moglie” (Nord pag. 350 euro 18) romanzo che ha stregato 250.000 lettori soltanto in Inghilterra.

Per Maggie, una madre single che non ha mai avuto una relazione stabile, il matrimonio con Nico è un sogno. Anche perché finalmente farà parte di una vera, grande famiglia. Suo marito infatti vive nella casa di fronte a quella del fratello Massimo e a pochi passi dalla madre, considerata da tutti il loro nume tutelare. Eppure è proprio lei ad accogliere Maggie con estrema freddezza. Invece di vederla come la persona che ha aiutato Nico a superare la morte della prima moglie Caitlin, la giudica un indegno rimpiazzo. Perché Caitlin era più sofisticata, più bella e certamente più adatta a Nico. Maggie se lo sente ripetere così tante volte che inizia quasi a crederci. Finché non trova un fascio di lettere nascoste in soffitta, lettere scritte a Caitlin da un uomo che non era suo marito. E allora cambierà ogni cosa…Infatti c’è anche il risvolto per Lara…  L’immagine che tutti hanno di Massimo e Lara è quella di una coppia solida e felice. Brillante professionista lui, impeccabile donna di casa lei, entrambi amorevoli genitori del figlio Sandro. Eppure dietro l’apparenza si celano ombre che Lara non ha il coraggio di condividere con nessuno. Almeno fino a quando non arriva Maggie, la nuova cognata. Potrebbe essere lei la chiave per evadere dalla prigione del suo matrimonio. Ben presto, però, Lara si renderà conto che, in una famiglia tenuta insieme da ipocrisie e segreti, rivelare la verità conduce a conseguenze devastanti.

Così scrive ai lettori la Fisher:
“Mentre macinavo idee per questo romanzo, ho letto un’infinità di articoli e forum su Internet per capire a fondo di cosa parlano le donne, quali problemi affrontano e quali sono per loro le questioni davvero importanti. Le discussioni ricadevano di continuo sulla complessità delle dinamiche familiari. A colpirmi sono stati soprattutto gli innumerevoli compromessi richiesti, in particolare alle donne, per far sì che la vita in comune proceda felicemente e il profondo senso di desolazione che le assale quando insorgono contrasti coi membri della famiglia. Poiché questo è un romanzo, e il fulcro di ogni buon romanzo è il conflitto, ho sentito l’impulso d’indagare su come le relazioni diventino ancora più complicate quando ci si sposa per la seconda volta e ci si ritrova costretti a percorrere un sentiero delicato, serpeggiando tra i meandri di una storia consolidata fatta di ex mogli (vive o no), figliastri e parenti acquisiti. Ho visto amiche piangere per la riluttanza mostrata dai nuovi congiunti nell’accoglierle e addirittura precipitare nella disperazione davanti alla fatica incontrata nel crescere i figliastri. Ma ho visto anche come una paziente perseveranza possa condurre alla creazione di una nuova famiglia, con le sue criticità ma anche con le sue tradizioni, gioie e occasioni da festeggiare. Nel mio romanzo, oltre ad analizzare la difficoltà nell’integrarsi in una famiglia segnata dalla morte della prima moglie, volevo puntare lo sguardo su un dato di fatto: non conosciamo mai la verità sul matrimonio degli altri. Continuo a vedere donne sopportare di tutto per proteggere i propri bambini e faticare a chiedere aiuto quando le cose in casa si mettono male per paura di non essere credute, di essere etichettate come melodrammatiche, di veder compiere ritorsioni sui figli.»

 

Dalla lettera di Kerry Fisher ai lettori

 

“L’Europa che conta” oggi e nel futuro

L’ultimo libro del professor Luca Filipponi  “L’Europa che Conta” (Graus Editore)  scritto e condiviso con il collega Giuseppe Catapano presidente e rettore dell’accademia Auge, sta avendo un buon successo di vendite (già esaurita la prima edizione e metà della seconda), critica e pubblico.
Il libro è nelle prime posizioni in importanti premi letterari dopo le presentazioni della Camera dei Deputati e della Commissione Europea.
Nel libro “l’Europa che Conta” vengono riportati passaggi importanti e significativi di importanti discorsi fatti nell’ambito delle istituzioni comunitarie, in primis alcuni passaggi del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani che già in precedenza aveva presenziato al libro di Luca Filipponi “L’Europa in Tasca” (Rai Eri Mondadori) che tra il 2004-2006 è stato uno dei saggi più venduti in questo segmento (ben 15.000 copie).
Molto soddisfatto l’autore Filipponi: “L’Europa che conta è una fotografia dell’Europa Contemporanea nella quale vengono inserite con largo anticipo tutte le tematiche che saranno oggetto dei prossimi dibattiti politici in Italia ed in Europa, come per esempio il cosiddetto piano Marshall per l’Africa, progetto che sta molto a cuore al Presidente Tajani”.
Attraverso questo libro si può conoscere meglio l’Europa di ieri e di oggi, ma soprattutto si potrà immaginare quella di domani attraverso gli interventi dei suoi protagonisti.

Nei prossimi mesi sono previste presentazioni-conferenza del libro a Spoleto, San Benedetto del Tronto, Maiori (Sa), Pesaro, Viterbo.

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