Category Archives: Sanità

BOCCALON: AUTISMO TERRENO FERTILE PER POTENZIALI CREATIVI

Reggio Calabria, 18 gennaio – “Mi piace associare l’importanza del tema tra l’arte e l’autismo, perche’ e’ stato ripreso anche dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del messaggio agli italiani a fine anno. Abbiamo visto tutti il disegno che aveva nel suo studio, regalatogli a Verona da un giovane artista con un disturbo dello spettro autistico. In qualche modo questo rapporto tra arte e autismo, tra creativita’ e salute come cura, e’ qualcosa di consolidato in altri ambiti della psichiatria, penso alle esperienze degli atelier in Italia”. Cosi’ il professore Roberto Boccalon, presidente nazionale dell’International art and psychology, intervenuto a Reggio Calabria, in occasione di un incontro sul tema tra ‘Arte e l’autismo’ ospitato dalla fondazione Antonino Scopelliti.  “Mi piace soffermarmi – ha specificato il professore – su alcuni esempi di buone pratiche, a volte nate da esperienze molto semplici, come le osservazioni del lavoro di una maestra insegnante di sostegno, che in sinergia con alcune mamme ha individuato dei percorsi che hanno reso possibile esplicitare dei potenziali impensabili.

Contraccettivi ormonali rischi di tromboembolia venosa per chi li utilizza

Roma, 16 gen. – L’Agenzia Italiana del Farmaco, in accordo con l’Agenzia Europea dei Medicinali, ha pubblicato sul proprio sito una nota informativa relativa ai rischi di tromboembolia venosa (Tev) nelle donne che utilizzano Contraccettivi ormonali combinati (Coc) a base di dienogest/etinilestradiolo. Alla luce di tali risultati, prosegue il comunicato, “il rischio annuale di Tev nelle donne che assumono dienogest con etinilestradiolo e’ stimato in 8-11 casi di Tev per 10.000 donne. I benefici associati all’utilizzo di un Coc superano il rischio di effetti indesiderati gravi nella maggior parte delle donne.

Sanita’: insediati nuovi commissari in aziende sanitarie in Calabria

CATANZARO, 15 GEN – L’assessore vicario Franco Rossi ha presieduto oggi una riunione nel corso della quale si sono ufficialmente insediati i commissari delle Aziende sanitarie e ospedaliere nominati ieri dalla Giunta regionale. Si tratta di Angela Caligiuri (Asp Vibo Valentia), Giuseppe Fico (Asp Catanzaro), Antonello Graziano (Asp Crotone), Raffaele Mauro (Asp Cosenza), Caterina De Filippo (Azienda ospedaliera Mater Domini di Catanzaro), Achille Gentile (Azienda ospedaliera Annunziata di Cosenza) e Vittorio Prejano’ (Azienda ospedaliera Reggio Calabria). Presenti all’iniziativa, che si e’ svolta nella sede della Cittadella regionale a Catanzaro, anche il delegato del presidente Mario Oliverio alla sanita’ Franco Pacenza, il dirigente generale del Dipartimento tutela della salute Antonio Belcastro e il capo di Gabinetto Gaetano Pignanelli. Ai commissari, e’ scritto in una nota dell’ufficio stampa della Giunta regionale, “e’ stato chiesto uno sforzo straordinario e un lavoro di squadra affinche’, coordinati dal Dipartimento alla sanita’, possano rispondere al meglio alle domande di salute dei cittadini. Sia pure in una stagione temporale abbastanza definita bisogna fare tutti gli sforzi possibili in termini di andamento finanziario del sistema sanitario calabrese ma, soprattutto, rispetto alle tante emergenze che quotidianamente si rappresentano”. “E’ questa – e’ scritto ancora nella nota – una squadra di ottimo livello con esperienze consolidate e nuove energie, un combinato che puo’ determinare una forza in piu’ all’interno del nostro sistema sanitario.

Lazio, morto di Meningite a Roma 15enne, attivate misure

Roma, 15 gen. – La macchina della profilassi e’ stata attivata immediatamente sia a cura della Asl Roma 1 che della Asl Roma 2. “Si e’ in attesa del responso analitico rispetto all’identificazione del sierotipo del meningococco inviato presso l’INMI Spallanzani e notificato presso il servizio di sorveglianza SERESMI. Il ragazzo – aggiunge la Regione – non risulta vaccinato per la meningite. I tecnici della Asl Roma 2 si sono inoltre recati presso l’istituto Alberghiero per incontrare docenti e studenti spiegando loro quali siano le corrette procedure e indicazioni antibiotiche da seguire. La situazione e’ sotto controllo e per un puro principio di precauzione, nonostante il rischio sia estremamente limitato, si sta consigliando la profilassi a tutte le persone entrate in contatto con il ragazzo. Ai famigliari e gli amici del giovane va la piena solidarieta’ e vicinanza in questo momento di grande dolore”

Muore poco dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso

BOLOGNA, 15 GEN 2019 – Una donna di 62 anni e’ morta all’ospedale Bufalini di Cesena, dopo essere stata dimessa dal pronto soccorso dove era stata sottoposta ad accertamenti per un malore accusato venerdi’ mattina. La donna, Adalgisa De Simone, si e’ svegliata nella sua casa di Gatteo Mare con un forte dolore tra petto e collo. La figlia, ha deciso di portarla in ospedale, prima al pronto soccorso di Cesenatico e poi per controlli piu’ approfonditi a Cesena. Dopo gli esami, la donna sarebbe stata dimessa, dicendo che poteva tornare a casa.
La 62enne pero’ si e’ accasciata a terra e inutili sono stati i tentativi di rianimarla. E’ stata aperta un’inchiesta e disposta l’autopsia.

SANITA’: ZINGARETTI, ‘180 PUNTI PER LIVELLI ESSENZIALI ASSISTENZA RISULTATO STORICO NEGLI ULTIMI 10 ANNI, NON VOGLIAMO FERMARCI’

Roma 11 gennaio 2019 – “Erano oltre 10 anni che la Regione Lazio non registrava un punteggio nei LEA (Livelli essenziali di assistenza) pari a quota dei 180 punti. Quando ho preso in mano questa Regione nel 2013, il Lazio era inadempiente e il punteggio nei LEA era fermo a 152, oggi siamo cresciuti di 28 punti e non vogliamo fermarci. Un risultato storico che ci pone tra le Regioni italiane che rispettano il livello di adempienza nei LEA fissato a quota 160 punti. Tra i settori che hanno fatto registrare i miglioramenti più significativi ci sono i vaccini, la prevenzione e gli esiti di cura. Dieci anni fa la Regione Lazio era un caso nazionale oggi ci avviamo all’uscita dal commissariamento grazie ad una gestione che ha tenuto sotto controllo i conti, ma senza tagliare i servizi e la qualità delle cure e il risultato straordinario nei LEA ne è la dimostrazione. Voglio ringraziare tutti gli operatori che in questi anni difficili del commissariamento sono stati in prima linea e hanno difeso il sistema sanitario regionale con passione e professionalità. A loro va il nostro ringraziamento, ora dobbiamo spingere ancora di più sull’acceleratore per cambiare la sanità del Lazio e lo stiamo già facendo. E’ una rivoluzione che stiamo portando avanti iniziando a ricostruire e creare servizi sempre più efficienti sul territorio, a investire sull’innovazione e a ridare certezze e stabilità alle professioni sanitarie”.

Lo dichiara in una nota il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

I PILOTI DELL’AERONAUTICA ‘VOLANO’ AL BAMBINO GESU’

Incontro con la presidente Enoc e con i piccoli pazienti dell’Ospedale Pediatrico nella ludoteca della sede Roma-Gianicolo. Nel 2018 trentadue bambini sono stati trasferiti a Roma con voli sanitari d’urgenza effettuati dall’Aeronautica Militare

Roma 9 Gennaio 2019 – Piloti e specialisti della 46ª Brigata Aerea dell’Aeronautica Militare sono “atterrati” questa mattina all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, sede di Roma-Gianicolo. La delegazione, composta dal Comandante, Generale di Brigata Aerea Girolamo Iadicicco, e da un equipaggio del Reparto, ha visitato l’Area Rossa (terapia intensiva) insieme al responsabile Corrado Cecchetti e all’anestesista-rianimatore Matteo Di Nardo. Il gruppo è stato poi ricevuto dalla presidente dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede, Mariella Enoc. Al termine dell’incontro, tutti in ludoteca per giocare con i bambini: un appuntamento di festa per i piccoli pazienti dell’Ospedale che hanno accolto gli “eroi dell’aria” sulle note di ‘Nel blu, dipinto di blu’.

L’equipaggio che ha visitato i piccoli ospiti del Bambino Gesù è tra quelli che nel 2018 ha effettuato uno dei numerosi trasporti di ambulanze. Proprio la frequente attività congiunta tra personale sanitario dell’Ospedale Pediatrico e dell’Aeronautica Militare, ha fatto nascere l’idea della visita, segno tangibile di una catena della solidarietà che ha come unico scopo quello di salvare vite umane, in questo caso, di piccoli pazienti.

In ludoteca, I piloti hanno distribuito doni e gadget: poster, foto e cappellini. Da parte dei bambini tanta curiosità e la promessa di realizzare il sogno di volare tra le nuvole una volta diventati grandi.

La 46ª Brigata Aerea di Pisa è uno dei reparti dell’Aeronautica Militare deputati al trasporto sanitario d’urgenza. In coordinamento con prefetture e ospedali, i velivoli della Forza Armata assicurano il trasporto su tutto il territorio nazionale (quando richiesto anche dall’estero), pronti al decollo giorno e notte, anche in condizioni meteorologiche avverse. Nel 2018 sono state trasportate 110 persone in imminente pericolo di vita65 dei quali in età pediatrica32 di questi bambini sono stati assistiti al Bambino Gesù.

La 46ª Brigata Aerea, in particolare, è l’unico reparto dell’Aeronautica Militare dotato di velivoli C130J in grado imbarcare direttamente le ambulanze con i pazienti a bordo. Questa modalità di trasporto si rende necessaria quando la persona malata ha bisogno del supporto costante di particolari apparecchiature mediche. È il caso dei voli in modalità ECMO, spesso realizzati in collaborazione con le équipe mediche specializzate dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù.

L’ECMO (Extra Corporeal Membrane Oxygenation) è una complessa tecnica di circolazione extracorporea che in casi molto gravi di insufficienza cardiaca e/o respiratoria, sostituisce temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni. Per la gestione di questi pazienti, l’Ospedale ha creato (dal 2011) un apposito team composto da anestesisti-rianimatori, cardiochirurghi, perfusionisti e infermieri.

Oggi il Bambino Gesù è l’unico centro pediatrico di riferimento per il Centro e Sud Italia abilitato al trasporto ECMO sia su gomma che aereo. Nel 2018 i voli sanitari d’urgenza dell’Aeronautica Militare con a bordo l’équipe ECMO dell’Ospedale Pediatrico della Santa Sede sono stati 3.

La neuroriabilitazione e le criticità della “legge Gelli”

Valutare correttamente la responsabilità di operatori e strutture in ambito sanitario presuppone chiarezza sui criteri di erogazione dell’assistenza e sulle Linee Guida delle Società Scientifiche, a cui i medici e gli altri operatori sanitari devono attenersi nello svolgimento delle proprie attività. Diversamente è alto il rischio che il paziente, trattato con successo nella fase acuta della patologia, rischi di proseguire il percorso terapeutico in strutture riabilitative che non sono in grado di rispondere ai suoi bisogni non per negligenza o imperizia, ma semplicemente perché non hanno i requisiti infrastrutturali, tecnologici e di personale richiesti dalla complessità del caso clinico.

Sono queste le questioni aperte più attuali e urgenti, emerse nel corso del ConvegnoLa legge Gelli: criticità nell’applicazione giurisprudenziale in neuroriabilitazione” che si è tenuto oggi alla Fondazione Santa Lucia IRCCS di Roma, presente lo stesso Federico Gelli, relatore della nuova norma entrata in vigore lo scorso anno. E mentre la mancanza delle Linee Guida previste dalla Legge Gelli-Bianco riguarda al momento ancora tutte le specialità mediche, nel settore della neuroriabilitazione si aggiunge la necessità di stabilire criteri chiari e corrispondenti alle evidenze scientifiche per quanto riguarda la possibilità per i pazienti di accedere a un percorso di cura adeguato alla loro complessità e ai potenziali di recupero che presentano. Lacune che vanno superate, se si vogliono raggiungere gli obiettivi della Legge, scritta per garantire tutela ai pazienti e allo stesso tempo un quadro efficace di riferimento sulle responsabilità per professionisti e strutture sanitarie.

Commentando l’attuale orientamento del tavolo di lavoro indetto presso il Ministero della Salute per definire i nuovi criteri di appropriatezza delle cure di riabilitazione e neuroriabilitazione erogate dal Servizio Sanitario Nazionale, il Professor Gian Luigi Gigli, Ordinario di Neurologia dell’Università degli Studi di Udine, ha evidenziato: “L’idea che le gravi cerebrolesioni da trattare appropriatamente in strutture neuroriabilitative siano solo quelle in cui si sia verificata una condizione di coma, rischia di privare molti pazienti della possibilità di accedere a standard di cura qualificati. Inoltre, rischia di penalizzare le strutture che più hanno investito, in termini di professionalità, tecnologie e ricerca, per sviluppare una neuroriabilitazione di qualità”.

L’aver vincolato al verificarsi di uno stato di alterazione della coscienza e alla durata del coma il riconoscimento di appropriatezza dell’erogazione di cure di neuroriabilitazione di alta specialità, è uno dei tanti vincoli introdotti negli ultimi anni da Stato e Regioni, rispetto alle Linee Guida per le attività di riabilitazione emanate dal Ministero della Salute nel 1998, e confermate dal Piano d’Indirizzo per la Riabilitazione del 2011, che stabiliscono il diritto di accesso a questa tipologia di cure, indipendentemente dal verificarsi o meno di un periodo di coma, a “pazienti affetti da esiti di grave cerebrolesione acquisita (di origine traumatica o di altra natura)”.

“Ci sono pazienti che escono dal coma senza deficit tali da giustificare un ricovero di neuroriabilitazione di alta specialità – spiega il Dottor Antonino Salvia, Direttore Sanitario dell’IRCCS Santa Lucia – e ci sono invece pazienti che senza aver attraversato un periodo di coma possono aver subito un grave danno cerebrale con deficit fortemente invalidanti che riguardano funzioni vitali come respirazione e deglutizione, funzioni cognitive come l’uso del linguaggio, la memoria e l’attenzione e altri ostacoli gravi al ritorno alla normale vita quotidiana come gli stati depressivi. Un esempio sono le cerebrolesioni provocate da ictus, una patologia che si stima colpiscano ogni anno circa 150.000 persone di cui un terzo con gravi danni cerebrali”.

La prospettiva di un collegamento funzionale tra ospedali per acuti e strutture di riabilitazione e neuroriabilitazione, basato su criteri di accesso a queste ultime non rispondenti alle evidenze scientifiche, oltre al rischio di privare di trattamenti adeguati un paziente con gravi deficit, apre a pericolose ripercussioni sulla responsabilità delle strutture stesse e del loro personale, chiamate a prenderlo in carico senza possedere caratteristiche idonee a trattarlo. Il tutto nel contesto di livelli di assistenza che anche in ambito riabilitativo e neuroriabilitativo risultano molto disomogenei da Regione a Regione e alimentano non solo disparità di trattamento, ma anche costose fughe in cliniche all’estero che vanno a colpire famiglie già sovraccaricate dagli oneri sociali ed economici della presa in carico del parente con gravi disabilità.

Per Federico Gelli, Dirigente dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro e Relatore della Legge: “Il Convegno pone l’attenzione su un tema tanto importante quanto delicato. È indubbio che la legge va resa effettiva nella sua ratio profonda e non solo nei suoi aspetti tecnico-burocratici. Per questo è necessario che i decreti sull’appropriatezza e sui percorsi nella rete di riabilitazione del Ministero della Salute non svuotino di significato le innovazioni introdotte a tutela dei pazienti e quindi dei professionisti della sanità dalla Legge 24 del 2017”.

 

 

 

Nelle piazze italiane la campagna “Al cuore del diabete”

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete tipo 2: rispetto a una persona sana, chi ha il diabete ha rischio di morte doppio e quadruplo di infarto o ictus. “In Italia sono quasi 750 mila le persone con diabete che vanno incontro nella loro vita ad almeno un evento cardiovascolare, delle quali oltre 350 mila hanno avuto un infarto e più di 100 mila un ictus”, dice Francesco Purrello, Presidente Società Italiana di Diabetologia (SID) che aggiunge “Sono poco meno di 15 mila le morti di persone con diabete imputabili a cardiopatia ischemica e rispettivamente 7 mila e 500 quelle per malattie cerebrovascolari ogni anno; in pratica stiamo parlando complessivamente di circa 60 decessi ogni giorno”. Per informare e sensibilizzare le persone con diabete sulla gestione della malattia per ridurre le complicanze ad essa correlate è nata la campagna nazionale “Al cuore del diabete”, realizzata con il patrocinio di SID – Società Italiana di Diabetologia e AMD – Associazione Medici Diabetologi, in connessione con il progetto internazionale Cities Changing Diabetes e il contributo non condizionato di Novo Nordisk e presentata oggi in un evento con il patrocinio di ANCI – Associazione Nazionale Comuni Italiani e dall’Intergruppo Parlamentare “Qualità di vita nelle città”.

“Nonostante le malattie cardiovascolari rappresentino la principale causa di disabilità e morte nelle persone con diabete, un’indagine dell’International Diabetes Federation (IDF), condotta a livello mondiale tra persone con diabete tipo 2 per investigare il livello di conoscenza delle malattie cardiovascolari (CVD), ha evidenziato come le persone con diabete sottovalutino i rischi; infatti, ben 1 su 4 degli intervistati si considera a basso rischio o non a rischio di incorrere in queste malattie e 1 su 4 non ha mai discusso o non si ricorda di aver parlato dei fattori di rischio cardiovascolare con il proprio medico”, spiega Domenico Mannino, Presidente Associazione Medici Diabetologi (AMD)

La campagna di sensibilizzazione su diabete e rischio cardiovascolare sarà presente nelle principali piazze italiane con un’unità mobile dove sarà possibile ricevere una valutazione diagnostica del rischio cardiovascolare. Una volta completato il percorso degli esami previsti – misurazione dei valori di emoglobina glicata e del profilo lipidico, ecocardiogramma ed ecocolordoppler carotideo – sarà possibile confrontarsi con gli specialisti – diabetologo e cardiologo. Alla fine del percorso saranno forniti tutti i risultati per la condivisione con il proprio medico. L’unità mobile partirà a marzo e farà tappa in circa cinquanta località diverse, incluse le 14 città metropolitane, dove risiede il 33 per cento della popolazione italiana. Nel mondo, attualmente 2 persone con diabete su 3 vivono in un nucleo urbano, con una stima dell’International Diabetes Federation che prevede nei prossimi 25 anni questo rapporto crescere a 3 su 4.

“Una campagna di questo tipo che coinvolge i comuni e in particolare i grandi centri urbani è di particolare importanza per i cittadini. Lo sviluppo urbano, cui il mondo ha assistito e assiste, ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione”, afferma Enzo BiancoPresidente del Consiglio Nazionale ANCI. “La configurazione attuale delle città, e più in generale il fenomeno dell’urbanizzazione, presenta per la salute pubblica e individuale tanti rischi ma anche molte opportunità. Come Sindaco avverto l’urgenza di sostenere convintamente campagne come ‘Al Cuore del Diabete’ per fare sì che i nostri cittadini siano informati e sempre più consapevoli dei fattori di rischio correlati al diabete e alle malattie non trasmissibili. La mia recente esperienza come primo parlamentare italiano invitato a intervenire alla Camera dei Comuni britannica, in occasione del Congresso interparlamentare sul Diabete, testimonia come per tutti i parlamenti europei è tempo di confrontarsi e condividere strategie da porre in essere per città più salutari ed eque.”, continua Roberto Pella, Vice Presidente Vicario ANCI e co-Presidente dell’Intergruppo Parlamentare sulla qualità della vita nelle città.

Sono molte le persone ignare del fatto che le malattie cardiovascolari rappresentino la più comune causa di morte in coloro che hanno il diabete tipo 2”, spiega Drago Vuina, Corporate Vice President Novo Nordisk. “Per questo Novo Nordisk ha voluto sostenere questa campagna in connessione con Cities Changing Diabetes®, il progetto internazionale promosso dallo University College of London (UK) e dallo Steno Diabetes Center, grazie al quale già da diversi anni i ricercatori si impegnano a individuare le aree di vulnerabilità, i bisogni insoddisfatti delle persone con diabete e identificare le politiche di prevenzione più adatte e come migliorare la rete di assistenza”.

9 minuti per una visita medica non bastano

Cosa puoi fare in 9 minuti? Forse leggere i titoli di un giornale, prendere un caffè, fare una doccia. Sicuramente, se sei un medico di famiglia, non puoi occuparti dei tuoi pazienti al meglio. Eppure, in Italia il tempo medio di una visita non supera i fatidici 9 minuti: lo rivelano i dati della Società Italiana di Medicina Interna (SIMI). Meno della metà della Svezia, che vanta 22 minuti, con la magra consolazione di fare meglio del Bangladesh dove i camici bianchi dedicano agli assistiti appena 48 secondi, come riportato da uno studio pubblicato sul British Medical Journal.

Di fatto, i medici di base italiani sono costretti alle visite lampo in quanto pochi e oberati di lavoro. Nell’arco di appena 10 anni (dal 2005 al 2015), come segnala la SIMG, il carico di lavoro dei medici di famiglia è più che raddoppiato: tra appuntamenti, telefonate e visite a domicilio, i contatti da parte dei pazienti sono passati da 4,6 a 9,7 nell’arco dei 12 mesi. Parallelamente, nei prossimi 10 anni andrà in pensione circa il 70% dei medici di base e, senza un incremento del numero di borse di studio per i corsi di Medicina Generale e un’equiparazione del trattamento economico, fiscale e assicurativo a quello previsto per chi sceglie le scuole di specializzazione mediche, il rischio estinzione per i medici di base è concreto.

Proprio per questo Consulcesi, network legale da oltre 20 anni a fianco dei camici bianchi, ha voluto lanciare la campagna social #laprovadel9 sull’importanza di tutelare i diritti dei medici di famiglia, in vista dell’azione legale prevista per oggi, 20 dicembre 2018, a cui i camici bianchi che dal ’93 subiscono un trattamento discriminatorio potranno aderire per ottenere un risarcimento a titolo forfettario fino a 50.000 euro per ogni anno di specializzazione. Una somma comprensiva della differenza retributiva tra la borsa di studio percepita e quella presa dai medici in formazione specialistica a partire dall’anno 2006/2007, tassazione IRPEF non dovuta e contributi pensionistici non percepiti.

Infatti, la disparità di trattamento tra chi frequenta corsi di Medicina Generale e chi opta per i corsi di specializzazione medica è evidente: i primi guadagnano 11mila euro all’anno (considerati fonte di reddito e quindi tassati), mentre la remunerazione dei secondi varia tra i 25mila e i 27mila euro (consistenti in borse di studio non tassate). Inoltre, i medici di Medicina Generale non godono delle tutele previste dai normali rapporti lavorativi (per esempio la gravidanza), mentre agli specializzandi spettano i contributi previdenziali e la stipula di un’assicurazione.

L’avvocato Marco Tortorella, specialista del contenzioso per Consulcesi, in una diretta Facebook sul Gruppo “Medici di Famiglia” si è messo a disposizione dei tanti intenzionati a far valere i propri diritti, rispondendo alle loro numerose domande. «Molto bene le iniziative legali come quella di Consulcesi che fanno emergere e contrastano questa vergognosa discriminazione tra i medici di famiglia in formazione e gli ospedalieri», commenta Marco Nardelli, medico di Medicina Generale trasferitosi a Londra, membro della Italian Medical Society of Great Britain e amministratore del Gruppo FB “Medici di famiglia”. Nardelli spiega che «nella maggior parte dei Paesi europei la Medicina Generale è una specializzazione e l’Italia non solo non si adegua, ma offre una borsa di studio di 800 euro al mese rendendo la vita impossibile a centinaia di giovani medici. Se non esiste la volontà politica o sindacale di mettere un punto a questa vergogna lo farà la legge e sono sicuro che sarà un successo».

Sanità, con un paziente informato si risparmia

“Quando un paziente è correttamente informato, si cura meglio e impiega al meglio le risorse sanitarie in termini di servizi e di spesa farmaceutica, innescando un processo virtuoso a vantaggio dell’intero sistema e della collettività”, sostiene Francesca Merzagora, Presidente di Onda, Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere. “Alla base di una corretta informazione del paziente però non ci sono dottor Google o i consigli dei seppur ben intenzionati amici, ma una buona comunicazione tra medico e paziente, essa stessa da considerarsi tempo dedicato alla cura”.

Per promuovere una corretta informazione del paziente, intesa al tempo stesso come diritto giuridicamente sancito e come valore individuale e sociale, Onda ha pubblicato l’opuscolo “L’informazione al paziente, tra diritto e valore”, con il contributo incondizionato di Roche, disponibile on line sul sito www.ondaosservatorio.it. La corretta informazione attraverso la comunicazione medico-paziente ha da sempre rivestito un ruolo cruciale nell’attività clinica, ma oggi, nel vasto panorama di opzioni terapeutiche disponibili, che comprende anche farmaci generici e biosimilari, è ancor più importante al fine di promuovere la continuità delle cure e l’aderenza terapeutica.

“Secondo i dati di recenti indagini condotte da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato solo la metà dei medici dichiara di accertarsi che il proprio assistito abbia compreso le indicazioni su terapie e percorso di cura e delle sue eventuali difficoltà economiche; per un terzo invece non è prioritario informare su alternative terapeutiche o sull’esistenza di farmaci equivalenti o biosimilari”, prosegue Merzagora. “I pazienti d’altro canto hanno una conoscenza scarsa riguardo al farmaco biosimilare: solo il 9% sa la differenza tra biologici e biosimilari, mentre il 41% non ha la minima idea di cosa sia un biosimilare”.

La pubblicazione di Onda offre uno spazio di approfondimento sul tema farmaci biologici e biosimilari, prendendo spunto da tre documenti pubblicati, rispettivamente, da AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), dalle Società Scientifiche (AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica, SIF – Società Italiana di Farmacologia, SIFO – Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei servizi farmaceutici delle aziende sanitarie, CIPOMO – Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) affiancate dai pazienti oncologici che fanno riferimento alla Fondazione AIOM e da Farmindustria, voce delle aziende farmaceutiche. I tre position paper condividono la necessità di affidare esclusivamente al giudizio clinico e dunque al medico prescrittore la scelta rispetto al tipo di farmaco (biologico di riferimento vs biosimilare), valorizzando il coinvolgimento attivo del paziente che deve essere sempre correttamente informato sulle motivazioni della decisione terapeutica.

 

“Tproteggo” la campagna per difendere i diritti dei neonati prematuri

Sarina Biraghi – Un cuore che batte forte e la voglia di nascere prima del tempo. Vedere la luce troppo presto e cominciare con un percorso tutto in salita sfidando la paura, la forza di gravità, la sorpresa, l’incredulità… sfidando la vita. I neonati pretermine o prematuri sono sottopeso, piccoli, fragili, con più difficoltà rispetto ai nati a termine, non avendo ancora maturato del tutto organi e apparati e non essendo ancora pronti ad adattarsi alla vita fuori dal grembo materno. Necessitano di un’assistenza tanto maggiore quanto più bassa è la loro età gestazionale, hanno bisogno di cure e attenzioni non soltanto da parte dei genitori ma anche di chi li aiuta a nascere, li assiste e li accompagna fino al raggiungimento di un peso “normale”.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, si definisce prematuro (o anche pretermine) il bambino che viene alla luce prima della 37ma settimana di gestazione: in particolare quelli più piccoli, chiamati ‘molto pretermine’ o ‘estremamente pretermine’, rispettivamente sotto le 32 o le 28 settimane di gestazione. Nel mondo 1 bambino su 10 nasce prematuro. In Italia il 7% dei neonati nasce pretermine, quasi 100 nascite al giorno, 35.000 l’anno. Il 61% dei parti gemellari o trigemellari (aumentati del 300% negli ultimi anni) è pretermine. E se oggi, il 20% dei parti riguarda mamme straniere (perlopiù immigrate) il 32% di questi parti è pretermine. Più alta è la prematurità maggiore è la probabilità di sviluppare complicanze gravi e potenzialmente letali. Il 42% dei pretermine soffre di problematiche respiratorie, mentre la percentuale di mortalità nei prematuri di peso inferiore a 1.500 grammi è passata da oltre il 70% negli anni ’60 a meno del 15% circa negli anni 2000 e quella dei neonati di peso inferiore ai 1000 grammi è diminuita da oltre il 90% a meno del 30% nello stesso periodo.

“Nascono bambini prematuri per alcuni motivi precisi: un’infe

zione non prevedibile che scatena il parto; una scelta medica, nel 2-3% dei casi, per tutelare la mamma per la quale subentrano problematiche o il bambino che non sta più bene nella pancia; la rottura anzitempo delle acque” ha spiegato il prof. Fabio Mosca presidente Sin e direttore della più grande Terapia Intensiva Neonatale d’Italia, al Mangiagalli di Milano sottolineando comunque la necessità per le donne in gravidanza, oggi di età sempre più avanzata, di avere uno stile di vita sano, eliminando il fumo ed evitando gli abusi, dall’alcol all’eccessivo sport. Un aiuto per le donne, ha aggiunto il prof. Mosca “potrebbe essere l’assunzione dell’acido folico a cominciare da un mese prima della gravidanza, pratica purtroppo ancora non usata in Italia”.

Numeri e informazioni che in pochi conoscono perché il fenomeno delle nascite pretermine in generale non è percepito (anche perché nessun ginecologo paventa l’ipotesi a una donna che decide di intraprendere una gravidanza) mentre per i genitori che vivono questa esperienza è un fulmine a ciel sereno che stravolge la loro vita e quella di tutto il nucleo familiare in attesa di un evento gioioso che invece si trasforma in una esperienza angosciante. A soffrirne di più sono le mamme travolte dal senso di colpa per non aver portato a termine la gravidanza come fanno tutte le altre donne, e, talora, da un celato rifiuto di un esserino che non corrisponde a quel bambino tanto immaginato.

In occasione della Giornata Mondiale della Prematurità, che si celebra il prossimo 17 novembre, VIVERE Onlus e la Società Italiana di Neonatologia in collaborazione con AbbVie (azienda biofarmaceutica molto impegnata in iniziative sociali) hanno presentato in un convegno a Milano la campagna T-PROTEGGO, con l’obiettivo di sollecitare l’attenzione soprattutto delle istituzioni su diritti e necessità dei nati pretermine e delle loro famiglie, che in alcune aree geografiche non sono ancora completamente soddisfatti. Basti pensare che in Italia abbiamo 241 reparti di Patologia Neonatale o Terapia Intensiva Neonatale (TIN) di cui il 54% al Nord; il 22,8% al Centro e il 32% al Sud.

“La campagna T-Proteggo nasce dalla volontà di riaccendere il dialogo tra le Istituzioni, i reparti di Neonatologia e le associazioni dei genitori per una migliore e più omogenea assistenza e gestione del neonato pretermine” ha spiegato il presidente SIN Fabio Mosca. “Strategie di prevenzione, elevata qualità assistenziale e follow-up prolungato dopo la nascita rappresentano alcuni dei punti cardine da sviluppare”.

È il momento di realizzare una vera sinergia a livello nazionale, finalizzata a migliorare la salute del bambino nato prematuro e ad assicurare un adeguato sostegno socio-sanitario alle famiglie. Un percorso che coinvolge in primo luogo i genitori, ma che deve prevedere la partecipazione attiva anche delle Istituzioni” ha detto Mauro Stronati, Past President SIN.

In Italia, per i neonati pretermine, le differenze regionali nel percorso assistenziale hanno un impatto significativo sulla vita del bambino e della sua famiglia. AbbVie è da sempre impegnata in programmi di partnership volti a individuare soluzioni concrete e sostenibili, anche attraverso campagne di sensibilizzazione, come in questo caso a supporto dei diritti del bambino e dei suoi genitori” sostiene Fabrizio Greco, Amministratore Delegato di AbbVie Italia.

Un coinvolgimento necessario delle istituzioni perché è fondamentale per i genitori la possibilità di accedere nei reparti di Terapia Intensiva Neonatale a tutte le ore, cosa impossibile in alcune strutture. Lasciare libere le mamme di stare a contatto col proprio bambino, infatti, è importante non solo per promuovere l’allattamento al seno, ma anche per favorire lo sviluppo neurologico del neonato e consolidare il rapporto madre-figlio, ad esempio attraverso la Kangaroo care.

“L’organizzazione dell’assistenza ai neonati prematuri vede punte di assoluta eccellenza nel nostro Paese. Ma c’è ancora molto da fare, anche perché la situazione regionale è tuttora molto disomogenea. È urgente e necessario garantire ai genitori l’accesso 24 ore su 24 ai reparti di Terapia Intensiva Neonatale in tutte le regioni” ha detto Martina Bruscagnin, Presidente Vivere Onlus, durante i lavori del convegno. “La presenza dei genitori, infatti, oltre ad essere importante per la relazione affettiva e di attaccamento, favorisce lo sviluppo neuro-comportamentale del neonato come scientificamente riconosciuto. Poter stare con il proprio bambino senza limiti di orario è basilare al fine di sostenere l’allattamento e ridurre o contenere il dolore. È necessario inoltre che venga garantito un attento follow-up dei neonati pretermine almeno nei primi tre anni di vita, anche attraverso la costruzione di una rete tra tutte le realtà sociosanitarie del territorio”.

Una necessità evidenziata da due ricerche presentate durante il convegno di Milano: Doxapharma ha intervistato 200 genitori che attraverso un diario digitale, hanno evidenziato sentimenti, bisogni, carenze vissute dalla nascita pretermine al rientro a casa con un neonato che praticamente “nasce” per la seconda volta. Eikon invece ha analizzato 206 storie pubblicate on line sul Portale dei Prematuri. Testimonianze sul web che diventano conversazioni e condivisioni, che creano un “rete” di protezione che offre solidarietà, rassicurazione, forza e speranza da chi sta affrontando o ha affrontato la stessa esperienza. E se le esigenze dei genitori sono uguali ad ogni latitudine, l’offerta del servizio sanitario è diversa proprio perché ogni regione ed ogni struttura ospedaliera organizza a suo modo. Di certo, per migliorare l’assistenza del neonato e tentare di uniformare le TIN oltre all’umanizzazione delle cure e alla promozione dell’allattamento materno “occorrono risorse umane e quindi assunzioni di medici, in particolare pediatri” ha detto chiaramente il prof. Mosca.

Testimonial d’eccezione della campagna T-proteggo – che ha ottenuto il patrocinio di SIP, Società Italiana di Pediatria, FIMP, Federazione Italiana Medici Pediatri, FIARPED, Federazione Italiana delle Società Scientifiche e delle Associazioni dell’Area Pediatrica – il campione del mondo Andrea Lucchetta, da sempre impegnato al fianco dei bambini. Ex pallavolista passato dalla ‘Generazione di fenomeni’ a commentatore sportivo della Rai in grado di far impazzire i social, Lucky Lucchetta ha deciso di aderire a questa iniziativa lanciando una call to action alla community. Come dice Andrea col suo stile inconfondibile: “Abituato a ‘fare muro’ contro l’indifferenza, vorrei far postare sulla rete dei social qualsiasi messaggio utile a sensibilizzare i followers sulla campagna T-proteggo. Come ‘proteggo’ un pallone in difesa o lo coccolo in palleggio, chiedo a tutti di proteggere i diritti dei neonati prematuri postando sui social foto, video o storie utilizzando l’hashtag #Tproteggo, per accendere l’attenzione sulle problematiche dei bambini nati prima del tempo”.

AbbVie fa il bis: azienda farmaceutica con la migliore “reputazione” 2018

Per il secondo anno consecutivo AbbVie è l’azienda del settore farmaceutico con la migliore reputazione in Italia. Con i suoi 1300 dipendenti, di cui 800 impegnati nello stabilimento di Campoverde di Aprilia, e una produzione esportata in 110 Paesi, AbbVie è fortemente orientata alla ricerca, che studia e sviluppa terapie innovative nel campo dell’immunologia, oncologia, virologia (epatite C) e delle neuroscienze, con l’obiettivo di rispondere a bisogni terapeutici non soddisfatti. Distinguendosi per gli elevati standard qualitativi, AbbVie risulta essere l’azienda del settore farmaceutico con la più elevata reputazione in Italia e quindi al top nella classifica di Italy Pharma RepTrak® 2018, redatta da Reputation Institute, società leader a livello internazionale nella misurazione della reputazione di oltre 7 mila aziende nel mondo.

L’azienda biofarmaceutica raggiunge uno score complessivo di 72,3, mantenendosi nella fascia reputazionale “forte”  e riporta punteggi  più elevati rispetto alla media del comparto in tutte le sette dimensioni “razionali” che concorrono alla valutazione: prodotti e servizi di qualità, innovazione, ambiente di lavoro, governance intesa in termini di correttezza e trasparenza, responsabilità sociale e ambientale, leadership, performance.
“La conferma per il secondo anno consecutivo di AbbVie quale azienda del settore farmaceutico con la migliore reputazione in Italia rappresenta per noi un risultato estremamente importante, che ci sprona a mantenere alto e rafforzare il nostro impegno prioritario nelle attività di ricerca e sviluppo, dove sono oltre 8.800 le persone dell’azienda che lavorano nel mondo, con studi in corso in più di 70 paesi. Solo nell’area oncologica sono oltre 125 gli studi clinici condotti da AbbVie che riguardano la ricerca su 42 tra nuovi farmaci e nuove indicazioni” commenta Fabrizio Greco, amministratore delegato di AbbVie Italia, che ricorda inoltre come quest’anno l’azienda sia salita al primo posto anche nella classifica delle imprese del settore farmaceutico con la migliore reputazione dal punto di vista delle associazioni pazienti, redatta in base all’indagine condotta in Italia da PatientView, resa nota a luglio 2018.

“Di pari passo prosegue l’impegno di AbbVie in termini di supporto ai pazienti, che trova conferma anche nelle recenti iniziative realizzate nell’area delle malattie immunomediate, come ad esempio “Ragazzi coraggiosi”, e a sostegno di progetti di informazione dedicati alle malattie ematologiche in campo oncologico.” sottolinea Fabrizio Greco e conclude “I trend emersi dall’indagine Italy Pharma RepTrak® denotano l’esigenza di ulteriori sforzi per favorire una più chiara comunicazione e informazione al cittadino, anche nell’ottica di un dialogo ampio e costruttivo tra i diversi attori del sistema sanitario”. Quanto ai punteggi conseguiti da AbbVie in tema di responsabilità d’impresa riportati nell’indagine di Reputation Institute, Francesco Tatangelo,direttore dello stabilimento AbbVie Italia di Campoverde di Aprilia(LT), osserva “Questi testimoniano la forte attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale, che da sempre caratterizza l’attività di AbbVie e si traduce anche in programmi sul territorio di sensibilizzazione e informazione sui temi della sostenibilità, come l’iniziativa nelle scuole “#Accendiamoilrispetto” giunta alla quarta edizione. Quest’anno peraltro – ricorda infine Tatangelo – abbiamo ricevuto un riconoscimento importante con l’assegnazione ad AbbVie del Premio Emas Italia 2018 per la Dichiarazione ambientale comunicativamente più efficace, nella categoria organizzazioni di grandi dimensioni, per aver realizzato un documento esaustivo nei testi, esempio di una comunicazione lineare e chiara nei contenuti”.

 

XXV Giornata Mondiale dell’Alzheimer, come aiutare pazienti e famiglie

S.B. – In Italia sono circa 600 mila i malati di Alzheimer, pari al 4% della popolazione over 65. E stimando che nel 2050 gli ultra 65enni saranno il 34% della popolazione, le previsioni per i prossimi anni indicano un aumento dei casi che renderà il nostro Paese uno dei più colpiti dalla patologia. Senza dimenticare che per questi pazienti spesso insorgono problemi per tutte le fasi del percorso, dalla prevenzione alla diagnosi fino alla gestione. Molte le iniziative in tutta Italia domani, 21 settembre, per la XXV Giornata Mondiale dell’Alzheimer che coinvolge non soltanto la persona con la patologia ma l’intero nucleo familiare poiché il malato di Alzheimer, specie nelle fasi avanzate, necessita di una continua assistenza. Sono circa 8 famiglie su 10 in Italia che preferiscono sostenere personalmente l’ammalato assumendosi integralmente i costi dei trattamenti e dedicandogli circa 7 ore di assistenza diretta, ossia di pura cura, e 11 ore di sorveglianza ossia di tempo trascorso con il malato. Per alleviare il loro peso la diagnosi precoce è decisiva.

In occasione della XXV Giornata Mondiale dell’Alzheimer, l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia organizzerà una serie di appuntamenti per famiglie e operatori per comunicare questa prospettiva corretta: vedere la diagnosi, oltre che come diritto del paziente, come indispensabile premessa alla costruzione di un’alleanza terapeutica tra malato, famigliari e personale sanitario. “La diagnosi precoce deve avere la finalità di accogliere malato e famigliari nel solco di programmi di cura ed assistenza che consentano loro di sentirsi meno soli di fronte alla malattia – spiega il primario del reparto Alzheimer del Centro San Giovanni Di Dio, Orazio Zanetti (nella foto)- L’enfasi sull’importanza della diagnosi è fondata anche sulla disponibilità di procedure diagnostiche che oggi sono molto affidabili e sicure. Proprio negli ultimi 10-15 anni sono stati fatti passi da gigante in questa direzione che ci consentono oggi di diagnosticare la malattia di Alzheimer alle prime avvisaglie quando ancora la persona è in possesso delle proprie facoltà, prima che la malattia sia sfociata in una demenza conclamata”.

L’Irccs Fatebenefratelli di Brescia è un punto di riferimento nazionale in questo campo. L’Alzheimer’s Association, l’Associazione non-profit che si dedica al supporto dei famigliari e alla ricerca sull’Alzheimer lo sosteneva già nel ’99 con lo slogan “’Diagnosing Dementia: See It Sooner” (diagnosticare la demenza: vederla prima). A distanza di 9 anni la diagnosi precoce diventa sempre più importante, proprio perché ancora oggi ci si rivolge ai servizi sanitari a malattia conclamata o avanzata, solo quando sono evidenti i disturbi del comportamento connessi a questa patologia, che sono agitazione, insonnia, deliri, apatia, scarsa collaborazione o aggressività fisica o verbale… La diagnosi precoce dell’Alzheimer è la frontiera su cui si concentra, con ottimi risultati, l’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, che è un centro di riferimento nazionale e internazionale in questo campo, insieme alle altre strutture dell’Ordine Ospedaliero San Giovanni di Dio, che hanno predisposto servizi ad hoc per la presa in carico dei pazienti e delle famiglie. “Abitualmente, questa forma di demenza viene diagnosticata dopo 2-4 anni di malattia – Zanetti – Sono complici di questo ritardo alcuni pregiudizi sull’invecchiamento. Si tende a confondere l’invecchiamento con la prospettiva “inevitabile” di un declino delle facoltà cognitive e in particolare della memoria: si ritiene che rientrino nella normalità, quando si è vecchi, sia la perdita di autonomia che quella della capacità di far funzionare correttamente il proprio cervello. Nulla di più errato. Infatti è vero il contrario per la maggioranza degli anziani: solo il 7% degli anziani, oltre i 65anni, ha problemi di demenza”. Anche nel mondo sanitario a volte si ritiene che l’assenza di cure efficaci e risolutive renda inutile e dispendioso effettuare indagini diagnostiche, mentre secondo i Fatebenefratelli “è importante ed eticamente/professionalmente corretto svincolare il diritto alla diagnosi dalle prospettive di cura. Quest’ ultima considerazione vale non solo per le demenze ma anche per tutte le malattie croniche che affliggono le popolazioni che hanno il privilegio di invecchiare a lungo” osserva Zanetti. In Italia esiste una rete assistenziale (i CDCD: centri per i disturbi cognitivi e le demenza e sono circa 600), ma è necessario che i malati ed i famigliari vi si affidino il più presto possibile; solo così potranno essere alleggeriti, grazie al contributo di medici, infermieri, educatori, assistenti sociali, psicologi, dal peso assistenziale e dal senso di solitudine» sottolinea il medico bresciano.

 

Presto la cefalea cronica riconosciuta come “malattia sociale”

Domani, in Commissione Affari sociali della Camera, inizierà l’esame in sede referente della proposta di legge della deputata della Lega Arianna Lazzarini sul riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale.

“Non parliamo del semplice ‘mal di testa’ passeggero – sottolinea Lazzarini, prima firmataria e relatrice del provvedimento -: la cefalea cronica è una malattia invalidante vera e propria e molto più diffusa di quanto si possa immaginare. Può limitare o compromettere gravemente la capacità di far fronte agli impegni di famiglia e di lavoro e comporta costi economici e sociali ingenti. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la cefalea cronica è al terzo posto tra le malattie invalidanti. E’ tra le prime dieci cause al mondo di disabilità. Solo in Italia colpisce 26 milioni di persone. Studi scientifici comprovano che proprio in Italia il costo totale per la sola emicrania è stato nel 2004 di tre miliardi e mezzo, costo situato ai livelli più alti tra quelli inerenti alle malattie del cervello: addirittura superiore all’ictus. Politica e istituzioni devono dunque dare una risposta concreta a un’esigenza particolarmente sentita e attesa, riconoscendola come malattia sociale da inserire nei livelli essenziali di assistenza. Auspico pertanto un rapido esame della mia proposta di legge, affinché la sua approvazione possa finalmente garantire tutela sociale e lavorativa, oltre che una nuova dignità di vita, ai pazienti che ne soffrono da almeno un anno, circostanza che devono dimostrare espressamente mediante diagnosi che attesti senza ombra di dubbio l’effetto invalidante”.

 

Sui vaccini la maggioranza ci ripensa: certificato o niente scuola

Sarina Biraghi – Più che un punto fermo un passo indietro della maggioranza sui vaccini. Sicuramente quello che voleva il ministro della sanità Giulia Grillo e una pseudo vittoria per il Pd e i virologi in odore di candidatura politica. E così, i bambini non vaccinati restano fuori da nidi e scuole materne. I due relatori del M5s (pentastellati come la Grillo), Vittoria Baldino (commissione Affari Costituzionali) e Giuseppe Buompane (Commissione Bilancio) hanno firmato un emendamento, che raccoglierebbe una serie di emendamenti presentati da diversi gruppi parlamentari, che sopprime il comma 3 dell’articolo 6 del decreto Milleproroghe, che rende non obbligatori i vaccini per i bambini di materne e asili. Previsione che avrebbe disinnescato la legge Lorenzin, cancellando per quest’anno il divieto di iscrizione ai bambini non vaccinati. La novità sbarra dunque nuovamente la porta d’ingresso di materne ed asili ai bambini non vaccinati, come del resto avevano chiesto presidenti di Regioni e presidi.Il nuovo emendamento annulla quindi quello “sull’obbligo flessibile” approvato ad agosto fra le proteste a Palazzo Madama dalla stessa maggioranza. “Lo abbiamo fatto al fine di trattare le politiche vaccinali con un provvedimento normativo ad hoc: il ddl che abbiamo già depositato al Senato e di cui si inizierà l’esame nel più breve tempo possibile. Sui vaccini il nostro Paese ha bisogno di una disciplina organica e razionale. Per questo motivo si è deciso di affrontare questo lavoro nello strumento del ddl liberando il Milleproroghe, che assolve a funzioni diverse, da questa incombenza. In questo modo potremo definitivamente superare il decreto Lorenzin, un testo di carattere emergenziale, causa dei malfunzionamenti e del caos che abbiamo dovuto affrontare fino ad oggi”, ha spiegato la grillina Vittoria Baldino. A questo punto viene così stabilito il divieto di iscrizione per i bambini da 0 a 6 anni non vaccinati e per quelli che presentano l’autocertificazione da parte delle famiglie, mezzo al quale erano pronti a ricorrere i no-vax, fino a quando l’approvazione del decreto Milleproroghe, in scadenza il 23 settembre, non avrebbe approvato la cancellazione dell’obbligo. “Sul tema dei vaccini finalmente stanno prevalendo un atteggiamento di razionalità, le ragioni della scienza e l’esigenza della massima tutela possibile della salute dei bambini”, ha commentato Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni. Esulta il Pd considerando il nuovo emendamento della maggioranza per confermare l’obbligo delle vaccinazioni per la frequenza scolastica una propria vittoria, mentre si dice felice il virologo Roberto Burioni  che su Fb ha scritto: “Ho detto che avrei giudicato il governo solo in base ai fatti. Sono felice che la ragione abbia prevalso, lo prendo come un segno di buon auspicio per tutto il resto”.

 

.

#Accendiamoilrispetto per diventare cittadini migliori

Contro il bullismo e il cyberbullismo, contro il degrado ambientale e a favore del risparmio energetico. Sono i pilastri di #Accendiamoilrispetto la campagna di sensibilizzazione nelle scuole ideata dalla AbbVie biofarmaceutica di Campoverde in partnership con la Top Volley Latina chiusa martedì dopo tre anni di “lavori”, alla presenza di autorità e “addetti ai lavori”.  In questa prima fase sono stati coinvolti 20 istituti (di cui quattro nella Capitale) con circa 8.000 studenti che si sono confrontati, in aula, con i campioni del volley parlando non soltanto di sport ma di tematiche importanti rivelando come, troppo spesso, i ragazzi siano più attenti di quello che sembra ai problemi e alle condizioni di vita della società. In questi tre anni, l’iniziativa ha avuto un notevole successo mediatico grazie agli articoli sui social e sui media nazionali, tra cui quotidiani nazionali, Rai Sport e Sky Tg24. Nella prossima edizione, la quarta, #Accendiamoilrispetto sarà stampato sulle maglie da gara dei campioni della Top Volley Latina, oltre ad aver ricevuto anche il patrocinio del Comune di Latina e la volontà da parte della Questura di Latina, che già svolge un ruolo fondamentale nelle scuole con il suo progetto, di affiancare il Club in questo percorso virtuoso. L’evento di chiusura del terzo anno del ciclo di incontri è stato presentato all’Hotel Europa di Latina davanti a 120 studenti dell’istituto comprensivo Giuseppe Giuliano. “Sono molto vicino ai ragazzi delle scuole e mi fa piacere che si continui a sollecitare gli studenti con queste campagne capaci di toccare argomenti così delicati in questo periodo storico” ha detto Damiano Coletta, sindaco di Latina, “per quanto riguarda l’ambiente, la Terra ci è stata donata e dobbiamo preservarla: lo sport è fondamentale per la crescita di una coscienza civile”. Luigia Spinelli, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Latina, ha posto l’accento della continuità: “Tre anni sono una testimonianza importante e per questo motivo ci tengo a essere presente con il mio contributo e (rivolgendosi agli studenti) sono certa che #Accendiamoilrispetto vi abbia arricchiti con questi messaggi positivi: la Top Volley Latina in questo caso è in grande esempio di continuità e perseveranza, poi il rapporto che avete stabilito con gli atleti speciali della Lucky Friends di Lamezia Terme che oggi operano e si allenano all’interno di un bene confiscato alla malavita, l’attenzione verso le persone meno fortunate è un grande indice di civiltà”. All’appuntamento non è mancato il questore Carmine Belfiore che ha portato il suo contributo toccando tematiche molto vicine ai ragazzi presenti. “Vi resterà dentro questo stupendo percorso fatto insieme e questo vi darà uno spunto importante per crescere”. Per la Top Volley Latina sono intervenuti Candido Grande, il direttore sportivo, e il nuovo coach Lorenzo Tubertini. “Tre anni sono già un traguardo importante e sono certo che sarà spettacolare anche il prossimo anno” ha chiarito Candido Grande, mentre il coach Tubertini ha aggiunto quanto sia “fondamentale il rispetto delle regole nel mondo dello sport, serve il rispetto del gruppo ma anche nella società in cui viviamo con la speranza di migliorare sempre di più”. La chiusura dell’evento è stata lasciata a Francesco Tatangelo, direttore dello stabilimento AbbVie in Italia, che ha evidenziato i grandi risultati ottenuti in questi primi 3 anni di #Accendiamoilrispetto: “AbbVie ha ricevuto il Premio EMAS Italia 2018 per la dichiarazione ambientale comunicativamente più efficace. La nostra mission è avere un impatto significativo sulla vita delle persone e lavoriamo ogni giorno per rendere disponibili farmaci innovativi con un attenzione particolare alla sostenibilità e contribuire alla crescita delle comunità in cui operiamo” ha affermato l’ingegnere “Oggi è la Giornata Mondiale dell’Ambiente che ci invita a riflettere e ad agire concretamente tutti insieme per la salvaguardia dell’ambiente” e ha concluso ringraziando la Top Volley, il sindaco di Latina, tutte le istituzioni presenti ed, in particolare, i docenti delle scuole per il loro impegno quotidiano verso gli studenti. Per la Top Volley Latina Giuseppe Baratta, ha moderato l’incontro, con la presenza dello staff comunicazione con Paola Libralato e Luigi Cardosi mentre per AbbVie Stefania Bossiner, direttore del dipartimento Public Affairs con il supporto di Antonio Aurino e Andrea Montecalvo. In conclusione sono intervenuti anche due studenti della Giuseppe Giuliano: Christian e Lucrezia hanno posto l’attenzione sul ruolo delle giovani generazioni nel futuro di questo pianeta, raccogliendo gli applausi del tavolo dei relatori.

Gli “Orti della salute” contro l’obesità e il diabete dei piccoli

Orti della salute contro l’obesità e il diabete. E’ stato firmato l’accordo di programma tra Health City Institute, ANCI, CittadinanzAttiva e Cia-Agricoltori Italiani per creare nelle maggiori città italiane gli “Orti della salute”, laboratori incentrati sulla promozione dei corretti stili di vita, principalmente a livello infantile e adolescenziale.

Il progetto Cities Changing Diabetes è un programma di partnership promosso dall’University College of London e dallo Steno Diabetes Center danese con il sostegno di Novo Nordisk ed ha l’obiettivo di creare un movimento unitario in grado di stimolare, a livello nazionale e locale, i decisori politici a considerare come prioritario il tema del diabete e delle malattie croniche non trasmissibili nelle città.

“Orti della salute è un progetto che punta a coinvolgere i cittadini, a partire dai più giovani e dalle famiglie, nelle scelte salutari, promuovendo formazione e informazione che mirino a modificare comportamenti inadeguati che contribuiscono a favorire l’insorgere di malattie di grande rilevanza come obesità e diabete che pesano sul sistema sanitario e sociale a livello nazionale, regionale e locale”, ha spiegato l’On. Roberto Pella, Vicepresidente vicario di ANCI.

“Dati Istat indicano che circa il 26 per cento dei bambini tra i 6 e i 17 anni ha un problema di eccesso di peso”, ha puntualizzato Andrea Lenzi, Coordinatore di Health City Institute, organizzazione partners del progetto Cities Changing Diabetes e Presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri. “In particolare, secondo Okkio alla Salute, il sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità nei bambini delle scuole primarie, il 21,3 per cento dei bambini è in sovrappeso mentre il 9,3 per cento risulta obeso. I chili di troppo in età infantile aprono la strada al rischio di importanti problemi di salute, che possono manifestarsi anche nel corso dell’adolescenza, nonché compromettere il benessere e la salute nell’età adulta. Vi è inoltre un’alta probabilità che i bambini in sovrappeso di oggi divengano adulti obesi un domani ed è ormai risaputo quanto l’obesità stia assumendo i caratteri di una vera e propria epidemia mondiale”.

“Per contrastare questo fenomeno è necessario promuovere politiche e progetti che rendano i cittadini consapevoli dell’importanza di praticare attività fisica, aumentare il consumo di frutta e verdura e seguire una corretta alimentazione, ridurre la concentrazione di sale, zuccheri e grassi negli alimenti, limitare la quota di alimenti altamente calorici nella dieta, oltre a scoraggiare altre cattive abitudini come il fumo di sigaretta e l’abuso di alcol”, secondo Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva.

Il progetto vuole coinvolgere le Amministrazione comunali nella creazione di “Orti della salute”, sul modello di quello promosso alla Casa Bianca da Michelle Obama, che abbiano come obiettivo quello di fornire ai bambini, agli adolescenti e alle famiglie informazioni pratiche sulla corretta alimentazione, sulla stagionalità di frutta e verdura, sui rischi connessi a stili di vita poco salutari, sull’importanza dell’attività sportiva e fisica.

“Mettere un seme nel terreno simboleggia la promessa di una nutrizione vera e di un’educazione alimentare per tutte le persone che saranno coinvolte nel progetto. Un’iniziativa che ha un importante scopo didattico, quindi, che parlerà di salute, di quanto siano buoni i cibi freschi e di come possano diventare parte di una dieta sana”, ha commentato Dino Scanavino, Presidente nazionale Cia-Agricoltori Italiani. 

Da Campoverde un aiuto alla Fondazione Operation Smile Italia

In questi giorni la Fondazione Operation Smile Italia Onlus ha avviato la campagna sms solidale “Smile House in Italia: dona una vita di sorrisi” che si protrarrà fino al 17 giugno, allo scopo di raccogliere fondi destinati al potenziamento dei servizi multispecialistici gratuiti offerti in due Centri, a Milano, presso l’Ospedale San Paolo, e da alcuni mesi in una struttura in via di completamento anche a Roma, all’interno dell’Ospedale San Filippo Neri. In queste strutture operano equipe mediche in grado di assistere i pazienti con malformazioni al volto durante l’intero percorso di diagnosi e cura. In Italia infatti si registrano ogni anno circa 800 nuovi casi di palatoschisi, labiopalatoschisi o labioschisi, comunemente nota come labbro leporino. Patologie complesse che richiedono l’intervento di diversi specialisti e comportano un lungo iter terapeutico. La Fondazione Operation Smile Italia Onlus, attiva in Italia dal 2000 nella cura di queste malattie, al fine di assicurare ai bambini nati in Italia con malformazioni al volto le cure idonee attraverso un percorso multidisciplinare in un’unica struttura, ha costituito i due centri, quello milanese e quello romano. La Fondazione, in cui lavorano oltre 121 volontari medici, infermieri ed operatori sanitari impegnati sia in missioni mediche nel mondo che in progetti di cura nazionali, fa parte dell’organizzazione medica umanitaria internazionale, Operation Smile, che fin dal 1982 garantisce cure chirurgiche gratuite a bambini nati con malformazioni al volto, come il labbro leporino, la palatoschisi e la labiopalatoschisi realizzando ogni anno decine di missioni in oltre 60 Paesi.

Consapevole dell’importanza di assicurare un’assistenza a 360 gradi ai piccoli pazienti con una malformazione che comporta serie implicazioni e richiede il coinvolgimento di diversi specialisti, AbbVie Italia,  l’azienda biofarmaceutica globale con sede a Roma e a Campoverde, in provincia di Latina, ha offerto il proprio supporto al progetto Smile House di Roma contribuendo nei mesi scorsi alle spese di allestimento della struttura presso l’Ospedale San Filippo Neri e all’acquisto di materiali per un weekend clinic chirurgico. Un sostegno, quello dell’azienda biofarmaceutica AbbVie a Operation Smile, fornito fin dal 2013 già a livello internazionale per i programmi in molti Paesi, attraverso diverse donazioni, e che si è andato via via estendendo fino alle attività della Fondazione operante in Italia. 

Nell’esprimere l’apprezzamento per quanto la Fondazione Operation Smile Italia Onlus sta realizzando, Fabrizio Greco, amministratore delegato di Abbvie Italia, spiega: “Il nostro convinto supporto nasce dalla condivisione con la Fondazione di importanti valori comuni e finalità che sono alla base anche dei progetti portati avanti nel nostro Paese. Le iniziative della Fondazione in Italia in particolare – sottolinea Greco –  assicurano un ampliamento dell’accesso alle cure per i pazienti, alti standard di qualità nei trattamenti e un approccio multidisciplinare con una presa in carico olistica della persona che presenta una patologia al volto così complessa, grazie alla fattiva collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti”.

Le iniziative della Fondazione Operation Smile Italia Onlus, secondo l’ad Greco rappresentano “un esempio virtuoso di collaborazione pubblico e privato a beneficio della qualità della cura e della sostenibilità del SSN. E’ in questa direzione che intende muoversi AbbVie nel proporsi quale partner per la realizzazione di iniziative concrete volte ottimizzare l’utilizzo delle risorse ed elevare i livelli di assistenza al paziente attraverso positive sinergie pubblico/privato”.

 

All’AbbVie il Premio Emas Italia 2018

AbbVie, azienda biofarmaceutica, ha ricevuto  il Premio Emas Italia 2018 per la Dichiarazione ambientale comunicativamente più efficace, nella categoria organizzazioni di grandi dimensioni per aver realizzato un documento esaustivo nei testi, esempio di una comunicazione lineare e chiara nei contenuti, che si caratterizza per ricchezza espositiva, design, grafica e  immagini. AbbVie, biofarmaceutica globale guidata dalla ricerca, è particolarmente  impegnata nello sviluppo di terapie innovative e all’avanguardia per alcune delle malattie più complesse e gravi nel mondo legate a quattro aree prioritarie: immunologia, oncologia, virologia e neuroscienze. AbbVie lavora in 75 Paesi tra cui l’Italia dove, tra divisione commerciale e stabilimento di produzione operano 1.300 dipendenti (800 impegnati nello stabilimento di Campoverde di Aprilia (LT) che esporta la sua produzione in  oltre 110 paesi e si contraddistingue per gli elevati standard qualitativi). “Siamo particolarmente orgogliosi di questo riconoscimento – ha commentato Francesco Tatangelo, direttore di stabilimento AbbVie Italia – Si tratta di un’attestazione del nostro sforzo  costante  per comunicare  in modo sempre efficace l’impegno dell’azienda in termini di riduzione dell’impatto ambientale attraverso un  percorso di miglioramento continuo. La forte attenzione di AbbVie a salvaguardia dell’ambiente, risparmio energetico, salute e sicurezza di tutti coloro che operano nel nostro sito produttivo  di Campoverde e che vivono nell’area dello stabilimento trova conferma negli importanti risultati riportati nella Dichiarazione ambientale”. “Nonostante un aumento della produzione – ha ricordato Tatangelo – abbiamo conseguito una riduzione di oltre il 40% del consumo di acqua di falda dal 2005 e zero rifiuti  inviati in discarica. Non meno rilevanti i risultati  in tema di efficienza energetica con un calo dei consumi dell’8% dal 2012 e un’autoproduzione che supera  il 90% del fabbisogno, grazie in gran parte a un impianto di cogenerazione ad alto rendimento”.

La cerimonia di consegna del premio, giunto alla quarta edizione, si è svolta ieri  presso Abbazia di San Michele Arcangelo, in località Badia a Passignano (FI) e rientra tra gli eventi realizzati nell’ambito della Green Week dell’Unione europea.

Con il Premio EMAS Italia 2018,  importante iniziativa a livello nazionale nell’ambito della comunicazione ambientale, il Comitato per l’Ecolabel e l’EcoauditISPRA intendono assegnare un riconoscimento alle organizzazioni italiane registrate che meglio hanno interpretato ed applicato i principi ispiratori dello schema europeo.

Eco-Management and Audit Scheme– EMAS  è il  sistema comunitario a cui possono aderire volontariamente le imprese e le organizzazioni, sia pubbliche che private,  che desiderano impegnarsi nel valutare e migliorare la propria efficienza ambientale e la Dichiarazione Ambientale rappresenta lo strumento comunicativo attraverso il quale le organizzazioni aderenti  riportano le informazioni su prestazioni e impatti ambientali generati dalla loro attività.

 

« Older Entries