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Sport Scienza e Tecnologia Redmi Note 7 presentato ufficialmente: il primo smartphone del sub-brand di Xiaomi è già un best-buy

Milano 12 gennaio 2019 – Gli smartphone Xiaomi della serie Redmi sono quelli da collocare nella fascia di mercato dei prodotti economici.

Da qualche giorno Redmi è diventato un brand autonomo che, pur facendo sempre parte del “mondo” Xiaomi, propone dispositivi senza il logo dell’azienda cinese, sostituito da quello Redmi. Il primo smartphone di questo nuovo corso è stato presentato oggi ed è il Redmi Note 7.

Questo smartphone va a collocarsi tra la fascia media o medio-bassa del mercato, per quanto riguarda le caratteristiche, mentre il prezzo a cui viene proposto è quello dei dispositivi di fascia bassa, soprattutto se consideriamo la configurazione base!

Le caratteristiche del dispositivo sono, in generale, interessanti, ma ciò che che si fa subito notare è legato all’acquisizione di immagini con la fotocamera posteriore da ben 48MP.

Questo un riassunto delle principali caratteristiche del prodotto: 
Display IPS, 6.3″ FullHD+ 
CPU Qualcomm Snapdragon 660 
GPU Adreno 512 
RAM: 3/4/6GB 
memoria interna 32 o 64GB espandibile fino a 256GB 
sistema operativo Android 9 Pie 
connettività dual SIM, dual standby, 4G LTE, VoLTE, WiFi, Bluetooth 5.0, GPS, GLONASS 
doppia fotocamera posteriore (48MP + 5MP), flash LED 
fotocamera frontale da 13MP 
batteria 4000 mAh con supporto ricarica rapida 
lettore di impronte digitali sul retro, USB di tipo C, jack audio da 3.5 mm, sensore infrarossi.

Premio alla carriera per lo stilista Vittorio Camaiani

Special award allo stilista Vittorio Camaiani nella V Edizione del Premio Donna d’Autore 2018, evento che si è tenuto il 30 novembre presso l’Shg Hotel Antonella di Pomezia. Come ogni anno l’evento, patrocinato dalla Regione Lazio, è organizzato dalla Presidente di A.I.D.E. Lazio, Anna Silvia Angelini che, affiancata da un’importante rosa di giurati scelti personalmente tra i membri più rappresentativi dell’associazione AIDE (Associazione Indipendente Donne Europee), individua le donne che si sono distinte nel corso dell’anno per talento, passione e sensibilità nel campo dell’arte, della moda e del sociale. Tema del premio di quest’anno la celebrazione della Donna in contrapposizione alla negatività della cronaca criminale quotidiana.

Tra tante donne speciali, un riconoscimento speciale è andato a Vittorio Camaiani: il “Premio per i 30 anni di Carriera”, durante i quali il fashion designer di San Benedetto del Tronto ha esaltato la bellezza di tutte le donne che hanno indossato i suoi abiti, sempre incurante delle tendenze ma fedele ai suoi percorsi estetici.

Lo stilista, infatti, geniale artigiano del Made in Italy, con la sua creatività, unica, emozionante, riconoscibile, veste una donna dalla forte personalità ma molto femminile, sognatrice ma determinata, romantica ma sensuale. Dall’abito da giorno a quello da sposa, dalla tuta all’abito da sera Vittorio Camaiani, racchiude nei suoi abiti sartoriali fascino e potenza e rende le donne eleganti, uniche, belle e senza età. Proprio come vogliono essere tutte le donne.

Le donne speciali che hanno ricevuto il premio Donna d’Autore 2018, un cuore d’argento simbolo d0’amore e tenerezza realizzato dal maestro Giovanni Pallotta, sono state Vittoriana Abate per il giornalismo; Simona Abate per il sociale; Rita Coruzzi per la letteratura; Ombretta Del Monte per l’arte; Alessandra Pizzi per la regia teatrale; Regina Scerrato per la moda; Francesca Valtorta per il cinema e Sonia Rondini per l’imprenditoria.

Premi speciali, oltre che a Vittorio Camaiani, alla modella Giulia Lupetti, al pittore umbro Mauro Poponesi e alla soprano Eleonora Croce come giovane promessa della musica italiana. Hanno condotto la serata Beppe Convertini ed Elena Parmegiani, insignita di uno dei riconoscimenti per l’organizzazione di eventi.

All’asta gli indimenticabili cappelli di Marina Ripa di Meana

S.B. – A giugno quello di Napoleone è stato venduto all’asta a 350mila euro. Era il bicorno (o feluca), il cappello che l’imperatore corso indossava nella battaglia di Waterloo nel 1815. In questo caso ad aggiudicarsi il pezzo un collezionista. Martedì prossimo, invece, i cappelli di Marina Ripa di Meana andranno all’asta ma il ricavato sarà devoluto alla Fondazione Umberto Veronesi, nata nel 2003 con lo scopo di promuovere la ricerca scientifica di eccellenza e i progetti di prevenzione, educazione alla salute e divulgazione della scienza. Domenica 21 ottobre, infatti, la Casa d’aste (e non solo) Bertolami Fine Arts, nota in tutto il mondo, nella sede romana di Palazzo Caetani Lovatelli, nell’ambito della Fashion, Luxury e Gioielli dedica una speciale sezione ai cappelli di Marina Ripa di Meana, una mostra organizzata dalla figlia Lucrezia Lante della Rovere e dal figlio adottivo Andrea. I cappelli resteranno in mostra fino a martedì quando saranno battuti all’asta. Da sempre e ad ogni latitudine il cappello è l’ornamento imprescindibile che connota la donna che lo indossa aggiungendole fascino ed eleganza. Per Marina Ripa di Meana, non più tra noi da 9 mesi ma per sempre nei nostri cuori, il cappello era l’accessorio che usava giocando, per accentuare la sua ironia, la sua eccentricità, quel suo modo di essere unica e rivoluzionaria. Oltre a modelli di Hermès, Philip Treacy e Comme des Garçon, non mancheranno in esposizione quelli disegnati per lei dallo stilista Vittorio Camaiani, legato a Marina da una profonda amicizia e suo couturier per le apparizioni televisive e i red carpet dei festival del cinema di Venezia e Roma. Per il sarto marchigiano e per tutti i suoi aficionados sarà come fare un tuffo nel passato rimirando le creazioni delle tante collezioni con la griffe “Vittorio Camaiani”. Tra i copricapo, di grande originalità e artigianalità, il cappello “Goccia” dalla collezione che Camaiani ha dedicato a Magritte, quello a spirale ispirato a Escher, il “Terzo Occhio” che fece scalpore alla Mostra del Cinema di Venezia 2015, modelli che Marina, col suo spirito libero, ha saputo indossare e valorizzare con uno stile ineguagliabile. Il cappello per Marina non era soltanto un accessorio spiritoso con cui giocare e dimostrare la sua innata ribellione verso luoghi comuni e chiché, volando in alto nei salotti romani o negli appuntamenti di grande richiamo dove catturava tanta ammirazione, ma anche qualche critica velata dai sorrisi. Il cappello per Marina, però, era un gioco che, nei periodi più difficili, si trasformava in una sorta di arma per affrontare le tante battaglie vinte. Tranne una, l’ultima contro il cancro.

La collezione di Vittorio Camaiani tra Marina e “Inside”

Sarina Biraghi – Questa volta non è seduta in prima fila, né compare a fine sfilata al braccio del suo amico stilista indossando il capo più adeguato ad esaltare il suo stile stravagante, la sua eccentricità sempre e comunque decisamente chic. Eppure il suo nome riecheggiava nella sala settecentesca della Coffee House di Palazzo Colonna a Roma perché il couturier Vittorio Camaiani ha dedicato alla sua testimonial ed amica Marina Ripa di Meana, recentemente scomparsa, una capsule collection coloratissima, estrosa e geniale proprio come era lei, poliedrica e indomabile, coraggiosa e anticonformista, elegante e provocatoria, bella e indimenticabile. E allora ecco i cerchietti per i capelli che formano un’allegra M, mini abiti e completi con intarsi contrastanti nei colori che tanto piacevano a lei: verde, viola, rosso, arancio… Per lo stilista sanbenedettese la socialitè e scrittrice è stata una musa ma anche l’amica esperta di moda con cui voleva creare una mini collezione dalla doppia firma, fatta di sartorialità, briosità e colore, con cui Vittorio e Marina, artigiani ed esteti, si fondevano in un unico stile.

La capsule “Marina” ha così aperto la presentazione della collezione Primavera Estate 2018 “Inside”, un viaggio introspettivo di Vittorio Camaiani fatto di ricordi, richiami e sogni che sono anche il filo conduttore della “storia professionale” dello stilista.  La collezione infatti si divide in quattro quadri che corrispondono alle dimensioni creative e tematiche tanto care a Vittorio.

Si comincia con le donne viaggiatrici de “La mia Africa” con la rivisitazione couture delle sahariane, color latte e beige, con le tasche di corda, gli abiti di lino con pettorine che lasciano intravedere impalpabili bluse di chiffon. Poi si passa al contrasto “rituale” di Camaiani “Maschile-Femminile” per una donna androgina rigorosa ma molto sensuale che veste gilet, bretelle e camicie dal colletto rigido anni ’20 rubate al guardaroba maschile, completi pantalone e tubini in shantung e satin nei toni blu, rosso e grigio.

Il terzo quadro di ”

Inside” è il viaggio dello stilista tra Dubai e Bali

e il ricordo è un contrasto tra metropoli e foreste, natura e progresso. Nei batik realizzati a mano su disegno di Camaiani, svettano i grattacieli da cui scendono le foglie della giungla stilizzate, con una fantasia che decora top, pantaloni e abiti a vestaglia in tonalità contrastanti che però nulla tolgono alla leggerezza: grigio perla, celeste cielo, verde acqua, azzurro oceano.
Infine, Vittorio Camaiani, a ricordare i suoi 30 anni di carriera, fa un omaggio alla “Couture” mandando in passerella il suo capo iconico, per tutte le stagioni e per ogni ora del giorno: la tuta. Splendidi i colori e i tessuti: verde, blu, rosso e grigio in cady, organza, shantung e seta a trama lino. Per la sera la couture diventa “architettonica”, con la tuta rossa con scollo a revers e l’abito con sovrastruttura balloon in organza, un “velo” quasi a protezione della bellezza e del mistero di ogni donna, espressione e sintesi dell’approccio di Vittorio Camaiani all’universo femminile.

Come sempre, completano la collezione primavera estate 2018, “Inside”, le calzature realizzate da Lella Baldi su disegno dello stilista, che ripropongono i colori della collezione tra camoscio, juta e pelle e gli originali cappelli realizzati da Jommi Demetrio.  A raccontare la sfilata Elena Parmegiani direttrice Eventi della Coffee House di Palazzo Colonna.

Gli eventi in città? Li trovi sullo scontrino

di Roberta Maresci – Lo scontrino sposa la pubblicità e nasce un caso reale di smart city al servizio dei cittadini, ma anche degli esercenti che aderiscono all’idea. Per ora il progetto EsPOSition è stato appena presentato a Milano (nonostante sia nato in occasione di Expo 2015), ma nelle intenzioni di Epson (e del Politecnico, che ha progettato la piattaforma E015) c’è quella di estendere questo progetto a varie città d‘Italia. Gli eventi di Roma, ad esempio, sarebbero interessantissimi da promuovere sugli scontrini, per conoscere le proposte nelle vicinanze del negozio dove si è appena fatto acquisti, nelle ore successive. Affinché l’informazione sia a portata di mano.

COSA E’ – ExPOSition “Events around you” è un vero e proprio progetto di geo-marketing in mobilità dedicato agli esercizi commerciali che trasforma lo scontrino in veicolo di informazione e promozione. Un’applicazione semplice, intuitiva e disponibile anche in inglese, installata nel punto cassa dei ristoranti aderenti e integrata con il portale ’ExpoinCittà’. Nella sua prima fase di sperimentazione, la soluzione ha permesso ai ristoratori aderenti di fornire informazioni geo-localizzate ai clienti e ai turisti che, in visita per Expo Milano 2015, volevano conoscere e partecipare agli eventi, spettacoli e mostre in programma in città. E grazie a ExPOSition sono stati oltre mezzo milione gli eventi in città comunicati attraverso gli scontrini dei locali che hanno implementato la soluzione Epson.

LE OPPORTUNITA’ – Visto dalla parte degli esercenti, migliora la fidelizzazione dei clienti e per rendere la loro esperienza unica, anche il settore della ristorazione sta trasformando il punto fisico in un luogo sempre più interattivo e tecnologico. Non solo smartphone e tablet in dotazione al personale di sala o affiliazioni a portali per la prenotazione online, ma anche postazioni cassa super tecnologiche e integrate. Molti, però, si sono spinti oltre e hanno compiuto passi ancora più audaci, abbracciando progetti innovativi di promozione e integrazione con il territorio.

PROSPETTIVE – “EXPOSITION è il punto di partenza per lo sviluppo di nuove applicazioni che, da un lato, permettono di promuovere le città, dall’altro arricchiscono l’esperienza dei clienti all’interno di ristoranti e punti vendita”, commenta Camillo Radaelli, Sales Manager Business System di Epson Italia. “ExPOSition si propone oggi di allargare i propri orizzonti di applicazione, un esempio reale per tutti quegli esercizi commerciali che vogliono sfruttare strumenti innovativi per offrire alla propria clientela servizi a valore aggiunto, promuovendo allo stesso tempo il territorio in cui operano. La nostra ambizione è che la positiva esperienza di ExPOSition possa essere estesa ad altre città italiane altrettanto vivaci dal punto di vista culturale. La capacità delle stampanti Epson Intelligent dei punti cassa dei vari esercizi commerciali, di “dialogare”, ad esempio, con i siti web dei Comuni permetterà agli esercenti di fornire un servizio aggiuntivo al cittadino, informandolo in tempo reale sugli eventi in programma o in corso nella propria zona”.

 

Il fascino della Scozia tra batik e lana

14716222_1428552153825138_9158371351253056361_nS.B – E’ una regina di Scozia la donna Camaiani dell’inverno 2016-2017. Lo stilista marchigiano, dopo la presentazione nei giorni di AltaRoma e una magnifica performance in Canada, propone domani sera presso l’Hotel Excelsior la sua collezione autunno-inverno “Dalla Scozia, la Maria Stuarda del 2016”, un viaggio in Scozia tra highlan e castelli. E proprio alle torri del  maniero di Glamis, residenza natale della regina madre Elisabetta I, fanno pensare gli abiti “conici” che si scostano dal corpo mentre i disegni del ferro battuto delle grate delle finestre si ritrovano nei pizzi vittoriani e nelle lavorazioni di tessuti “non finiti”. Traendo spunto dalla “pietra pitta”, il tartan, tessuto simbolo della tradizione scozzese viene ricomposto da gomitoli di lana che si appoggiano alla silhouette e si intrecciano a piccoli pied de poule. Oltre alla lana  verde come i prati, cinabro e ocra come le foglie d’autunno, grigio come la nebbia che avvolge le valli, la regina del castello è una Maria Stuarda con la camicia bianca in taffetà e la gonna in velluto per il giorno, mentre la sera indossa lunghi abiti di  seta  dipinta a mano con i rombi classici del tartan che richiamano l’arlecchino di Picasso e si  fondono al pizzo rebrodè che pare magicamente staccato dalla silhouette. Completano la collezione stivaletti con e senza punta e décolleté in tinta realizzati da Lella Baldi,i cappelli a basco con lunghe piume di fagiano realizzati da Jommi Demetrio. La regina di Scozia di Vittorio Camaiani ha avuto un bel successo in Canada, nel Museo Mccord, dove nell’ambito di una mostra sulla moda italiana, lo stilista sambenedettese è stato il testimone della manualità e operosità della sua regione.